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Mille euro a persona il ticket per i migranti dalla Libia in Italia

 

di Piero Innocenti

La preoccupante e perdurante incontrollabilità territoriale in Libia da parte delle autorità sta determinando un altrettanto preoccupante aumento della pressione migratoria verso il nostro paese. Alla data del 23 febbraio 2014, sul totale di 4.546 stranieri approdati ( e soccorsi in mare) sulle coste italiane, 4.470 avevano interessato la Sicilia e di questi ben 4.256 erano partiti dalla Libia a bordo di imbarcazioni più grandi (“navi madre”) e,poi, trasferiti su gommoni. Nello stesso periodo del 2013, il totale degli “sbarcati” fu di 417 e nessuno proveniva dalla Libia. A Lampedusa, sino ad oggi, vi è stato un solo sbarco di quattro persone. In generale le persone soccorse in mare dalle navi della nostra Marina Militare vengono accompagnate in alcuni porti della Sicilia (Catania, Ragusa, Siracusa). I tentativi di entrare illegalmente nel territorio dell’UE sono molti e quotidiani. Ma il grande flusso è nel Mediterraneo e ci riguarda direttamente. Il quadro fornito da Eurosur, relativo alla sola giornata del 21 febbraio u.s., rileva, per esempio, due episodi di respingimenti di stranieri in Bulgaria, dieci episodi in Finlandia, uno in Lettonia, nove in Lituania, quattro in Polonia, otto in Ungheria. Uno scenario, peraltro, in continua evoluzione oraria. Non sono certamente rassicuranti i dati (reali?) forniti dalle autorità libiche secondo cui nello scorcio del 2014 sarebbero stato 1.145 gli stranieri riaccompagnati nei paesi di origine e 207 quelli intercettati prima della loro partenza in mare. Ignota anche la loro successiva destinazione.

Le coste libiche sono, in realtà, nelle mani delle organizzazioni di trafficanti che godono di protezione (pagata) da parte di poliziotti e militari. E’ quanto emerge da indagini esperite, alcune ancora in corso, avviate anche sulla scorta di testimonianze dettagliate rese dai migranti soccorsi – 8.529 dal 22 ottobre 2013 al 21 febbraio 2014 – dal dispositivo della Marina Militare impegnato nella nota operazione Mare Nostrum. Per avere un’idea, sia pure approssimativa, del volume degli affari che si ricava da questo turpe lavoro, si provi a moltiplicare il costo del “biglietto” pagato da ciascun migrante che è di circa mille euro per il totale delle persone “trafficate”. Tolte le spese per i gommoni ( a perdere), satellitari e cellulari (a perdere anche questi), quelle per la vigilanza armata sui migranti in case o edifici sulle coste libiche, le “mazzette” a poliziotti, militari e a qualche politico locale, ai procacciatori di migranti e agli scafisti, il guadagno netto è, comunque, dell’ordine di milioni di dollari. C’è chi sostiene che l’aumentato flusso migratorio che ci sta riguardando sia dovuto anche alla ormai nota presenza delle nostre navi militari che in qualche modo rappresenterebbero una sorta di “garanzia” per gli stessi trafficanti di persone sicuri di poter garantire, nella traversata marina, soccorso e approdo certi.. A questo si aggiungono altri problemi ancora piuttosto complessi e che riguardano l’attività di polizia in mare e l’esercizio della giurisdizione penale in acque internazionali. Problemi affrontati in diverse circostanze da alcune Procure Distrettuali ( in particolare di Catania e di Reggio Calabria), e sui quali, di recente, è intervenuta la stessa Direzione Nazionale Antimafia (DNA) con un articolato documento contenente la “proposta” di linee operative da seguire in presenza di navigli usati nel trasporto di migranti in acque internazionali e che possono configurare l’ipotesi delittuosa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E’ evidente che l’azione di contrasto e l’esercizio di poteri coercitivi (reali e personali), presuppongono la verifica della sussistenza della nostra giurisdizione in relazione alle diverse condotte illecite che vengono tenute in acque internazionali, a bordo della c.d. “”nave madre” e sulle imbarcazioni più piccole al traino. Situazioni rese ancor più complicate quando le imbarcazioni sono senza bandiera o con bandiera di comodo o con bandiera di altro Stato. Il documento di analisi della DNA, redatto anche con la collaborazione di esperti del settore immigrazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, della Marina Militare, delle Capitanerie di Porto, della Guardia di Finanza, dopo aver richiamato fonti normative del diritto interno, sovranazionale e internazionale, indica le “linee operative” che possono seguirsi trovandosi nelle situazioni descritte nello stesso documento di interventi in mare su natanti che trasportano “clandestini”. E’, senza dubbio, un fondamentale contributo (meglio tardi che mai) quello offerto dalla DNA in una lotta contro una criminalità spadroneggiante nel Mediterraneo che continua grazie anche alle tante complicità e indifferenze di cui continua a godere.

Da liberainformazione.org

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