Sei qui:  / Blog / Larghe intese, urne vuote

Larghe intese, urne vuote

 

Sandra Bonsanti

Primarie per i segretari regionali del Pd deserte; astensionismo del 48 per cento alle elezioni sarde.

Aumenta di ora in ora la lontananza fra cittadini, questa politica e questi partiti. Ecco il risultato del governo tecnico e dei governi di larghe intese. La politica negli anni di Napolitano: un presidente della Repubblica che si è auto investito della missione di fare andar d’accordo destra e sinistra. E nel nome di questa missione, che in un certo senso nasce dalla sua storia personale negli anni della prima Repubblica, ha deciso di sacrificare il primato della rappresentanza popolare e anche, con i progetti di riforme costituzionali, il ruolo del Parlamento. Quale sarà il potere della Camera, una volta dimezzata nel numero e senza la garanzia del Senato a fare da sponda? Ci avviamo sempre di più verso una Repubblica presidenziale e c’è chi teme che questo sbocco finale rappresenti il patto non scritto fra Renzi e Berlusconi e Verdini: “la seconda maggioranza” che dovrebbe intervenire a rafforzare il governo quando il 2018 sarà meno distante.

Può darsi che queste preoccupazioni siano soltanto fantasia. Certo è che in questa politica, nelle politica di questi giorni c’è molto che non convince tanti osservatori. C’è, nel “renzismo” che stiamo sperimentando, al di là delle splendide battute e dei “dammi il cinque”, qualcosa di inquietante che ci ricorda il doppio livello della politica italiana: tutto avviene apparentemente davanti agli occhi di tutti, come la direzione del Pd, ma c’è un livello che precede l’uscita sulla scena, che si svolge oltre lo streaming. È a questo livello che si prendono quelle decisioni che poi vengono imposte, calate dall’alto, si dice. Meglio sarebbe dire calate da un luogo occulto. Comunque, calate.

La politica dei “reggenti” e dei “fedelissimi”, la politica che “convince” gli oppositori a ritirarsi dalla gara (“non c’è gara” si dice). La politica che “accoltella” e lascia stupefatte le vittime. Tutto questo non si può addebitare soltanto a Matteo Renzi: è chiaro che lui può muoversi in maniera spregiudicata all’interno del Pd perché il Pd è già diventato in gran parte qualcosa di diverso da quello che conoscevamo o che credevamo di conoscere.

È questo senso di estraneità che tiene oggi lontano dalle urne. Che convince il cittadino della assoluta inutilità del suo voto, del suo opporsi alla corruzione e all’illegalità, alla politica spavalda delle larghe intese.

Da liberainformazione.it

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE