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Renzi senza Barca. Caffè del 18 febbraio

 

I Sardi non dimenticano. Le speranze di Cappellacci, la boria degli “inutili idioti” – definizione di Alfano – che circondano Berlusconi, le speranze di un rinnovato feeling della destra con l’elettorato, si sono infrante nell’isola che diede già i natali a Gramsci e Berlinguer. Pigliaru ha ottenuto il 42,20 per cento dei voti. Più di Cappellacci, 39,84. Mentre le tre liste che appoggiavano Michela Murgia, con il 10,36 per cento, restano fuori dal Consiglio Regionale.

Dunque, un sardo su 4 ha votato per il candidato della sinistra, ma un altro sardo su 4  non ha votato, moltiplicando per due quel 25 per cento di astensione che può considerarsi fisiologica. E’ lui, quel sardo scoraggiato e incazzato, che Pigliaru dovrà coinvolgere, trascinare, convincere. Cominciando col chiedere a Renzi di far cadere il decreto “Destinazione Italia”, attualmente all’esame del Senato, decreto che invece di destinare risorse strutturali per proteggere le coste e le colline della Sardegna, regala, all’isola nientemeno che una centrale a carbone.

Frastornato dai consiglieri, circondato dai clienti, con il Gatto, Alfano, e la Volpe, Berlusconi, che promettono di moltiplicargli le monete se le consegna a una delle Destre o, meglio, a tutte e due, Matteo Renzi fa quasi tenerezza. Ripeteva “noi”, ieri, dopo aver ricevuto l’incarico. Noi chi? Sui giornali sono stati fatti circolare, come ministri in pectore, i nomi di Lucrezia Reichlin e Fabrizio Barca. Entrambi meno giovani di Renzi, tutti e due figli di dirigenti del PCI. La prima, oggi, molto apprezzata da banchieri centrali di mezza Europa, Il secondo, risorsa straordinaria per chi volesse far funzionare la burocrazia statale e connettere domanda dei territori e disponibilità di spesa.

Ma dopo il colpo gobbo – non fatemelo passare per giornalismo, vi prego!-  della Zanzara e la telefonata a Barca del finto Vendola, ecco che si scopre come Barca fosse stato chiamato soltanto da Delrio e poi da Lucia Annunziata (non si sa se in conto proprio, o di Renzi, o dell’editore di Repubblica, il quale, ovviamente, smentisce). Eh no, Matteo! Non puoi cavartela con un Reichlin o Lorenzin o Pinotti per me pari sono. Quella con Barca o è essenziale operazione politica o non è niente. E l’essenziale delle scelte e dei colloqui – come ci insegna Papa Francesco – non si delega a collaboratori fidati né a giornalisti amici.

“Renzi finisce in Barca”, “L’incaricato in Barca”. Il Fatto si diverte. Mentre il Giornale è prodigo di consigli. “Pressioni sporche su Renzi. E Berlusconi avvisa: Matteo stai attento ai traditori”.  Sporche sarebbero le pressioni di De Benedetti, traditore è l’ex delfino Alfano. Il quale, strapazzato dal suo vecchio mentore, oggi vede Renzi per chiedergli di abbassare le soglie di sbarramento per prendere i deputati con l’Italicum, in modo da aver un’arma di ricatto quando dovrà tornare in coalizione con B. E infatti Toti dice a Repubblica “sia chiaro che l’Italico non si tocca”.

Se fosse per me, direi ad Angelico: va bene, abbassiamo la soglia di sbarramento al 4 per cento, ma alziamo, al 40, quella per strappare il premio al primo turno. Tanto per mettere Alfano contro Silvio, e questa è tattica. Ma anche per evitare che si costruiscano le armate Brancaleone, che conquistano il premio e si lacerano il giorno dopo.

“Le tre riforme chiave di Renzi” titola il Corriere. “Lavoro, burocrazia, fisco”. Bene, ma ne manca una. Ed è quella che rende credibili le altre: un giro di vite contro la corruzione. Stampa e Sole24Ore riprendono, oggi, le dichiarazioni del procuratore Greco il quale propone l’abolizione della Cirielli, in particolare l’arresto dei termini di prescrizione dopo una condanna di primo grado, la reintroduzione del falso in bilancio e norme contro l’auto riciclaggio. Ecco una delle cose che Renzi non potrà mai fare se si impiccherà alla trattativa con Alfano, ma che potrebbe proporsi se sapesse ascoltare le suggestioni della minoranza civatiana.

Infine i 5 Stelle. Lì c’è un problema che può diventar grave per la nostra democrazia. Cosparso il capo di cenere il senatore Roberto Cotti ha dovuto fare ammenda per aver partecipato a una puntata di Ballarò. “Grillo, perdono. Ero lì ma non mi rendevo conto di esserci. A mia insaputa”. Una cosa da Corea del Nord. E non è solo questo. Casaleggio non consente che si scelga mai fra destra e sinistra. Tutti ugualmente morti, dice Grillo, padroni del vapore e difensori dei diritti di chi lavora. Così non resta che sfogarsi contro il parlamentare o il dipendente pubblico, “che scialano con i soldi nostri”. O scrivere la lista dei buoni e dei cattivi, sognando lo stato etico o stalinista.

La sinistra dovrebbe sfidarli questi grillini. Combattere duramente populismo e tendenze totalitarie, con una forte iniziativa politica e culturale. Ma dovrebbe anche coinvolgerli, votare con loro le cose giuste che anche loro dicono di volere. Lasciarli friggere nel loro brodo, mentre la maggioranza si chiude in riti bizantini con Alfano e Berlusconi, è invece pericoloso. Per la democrazia.

Da corradinomineo.it

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