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Una società smarrita

 

Le statistiche non sono infallibili e a volte fanno addirittura a pugni con osservazioni empiriche che ciascuno di noi può fare ma chi ha letto nei giorni scorsi quello che è emerso dai panorami emersi sull’anno appena trascorso e che riguardano la nostra comunità nazionale appaiono particolarmente convincenti,malgrado le sensazioni negative che ne derivano. Quando sentiamo che la reciproca fiducia tra gli italiani tende fortemente a calare;che ciascuno sempre più si richiude a coltivare i propri interessi particolari e non si occupa dei problemi del gruppo o partito o comunità  di cui fa parte;che ottenere la partecipazione individuale per qualsiasi obbiettivo che non abbia un compenso immediato; o infine che la fiducia in tutte le istituzioni declina pericolosamente,le preoccupazioni crescono in chiunque non voglia occuparsi soltanto di sè stesso.  E chi scrive fa purtroppo parte da tempo di questa più o meno esigua comunità.

Ma la diagnosi viene da istituti di ricerca che non hanno collegamenti tra loro nè che condividono criteri metodologici di ricerca, ancora prima che di interpretazione della realtà.  E dunque non si può pensare nè che i ricercatori si influenzino tra loro o addirittura che abbiano scopi nascosti e comuni. La verità è che gli elementi centrali delle statistiche richiamati all’inizio del testo emergono allo stesso modo andando in giro,spostandosi da una città o da un ambiente all’altro e non c’è bisogno di accumulare i dati quantitativi che hanno messo insieme le società statistiche a cui ho accennato per arrivare a conclusioni molto simili. La crisi economica che ha investito l’Europa e l’Occidente nel 2007 o poco prima si è sempre più sviluppata come una crisi allo stesso modo politica,sociale e morale di cui noi in Italia sentiamo particolarmente il peso perchè non siamo riusciti, più ancora degli altri paesi vicini,a compiere le riforme necessarie per quanto riguarda l’organizzazione amministrativa dello Stato come dei partiti e dei sindacati, dei mezzi di comunicazione come del governo delle imprese e di ogni altra forma organizzativa.

Di qui una serie di inconvenienti sempre più chiari a livello delle istituzioni fondamentali a cominciare dai rapporti tra presidenza della repubblica,parlamento e governo,e a proseguire,dal diffondersi sempre più esteso nei partiti politici come nell’industria della corruzione individuale,nell’attacco sempre più forte delle associazioni mafiose,in Italia come altrove,alla legalità e all’autorità pubblica e potremmo continuare per molte pagine ancora. Ma se le cose stanno come dicono le statistiche accumulate dalle società specializzate e come emergono sia pure solo in parte dai principali mezzi di comunicazione,c’è da chiedersi davvero come intervenire per superare la crisi. Non esiste,mi pare,leggendo i giornali e ascoltando i telegiornali,una risposta condivisa dalle istituzioni pubbliche nè dai partiti politici ma a noi sembra che  è arrivato il tempo  per affrontare i problemi con la partecipazione e la buona volontà di chi ha il coraggio di impegnarsi per il bene comune.

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