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In Israele migliaia di donne africane manifestano contro la politica di immigrazione

 

Secondo quanto apprendiamo dal portale afrik.com, migliaia di donne africane con i loro bambini, hanno manifestato  nei giorni  a Tel Aviv contro il rifiuto delle autorità israeliane di concedere loro lo status di rifugiate con i loro striscioni su cui era scritto: ” Vogliamo la libertà” e “Stop al razzismo”. I manifestanti hanno marciato verso la sede dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), e l’Ambasciata degli Stati Uniti. Nel suo intervento, AFP Zabib ” un eritreo che ha rifiutato di dare il suo nome ha dichiarato che loro non sono criminali ed ha aggiunto che i loro figli non hanno documenti d’identità e quindi non hanno diritti. Non sono supportati da nessuno e sono in una situazione di sopravvivenza. Va ricordato che già la scorsa settimana, decine di migliaia di migranti africani sono entrati illegalmente in Israele marciando verso  Tel Aviv e Gerusalemme diretti al Parlamento israeliano. Tutti denunciano il rifiuto delle autorità a prendere in considerazione le loro richieste di asilo e la detenzione di centinaia di loro, ma in quell’occasione, il

primo ministro Benjamin Netanyahu, dichiarò che le loro manifestazioni  non sarebbero serivite a nulla essendoci ben 52.000 migranti irregolari. È bene ricordare che a tal proposito secondo una legge israeliana approvata il 10 dicembre, i clandestini possono essere posizionati fino a un anno in centri di detenzione senza processo e dopo l’approvazione di questa legge, un centro di detenzione è stato aperto nel sud di Israele. Per fronteggiare l’immigrazione clandestina, le autorità israeliane hanno lanciando nel 2012 una campagna che ha portato all’espulsione di 3.920 di loro, e attualmente un recinto elettronico costruito lungo il confine di 230 km con l’Egitto ha praticamente eliminato il numero delle entrate illegali nella Penisola del Sinai. Nonostante tutte le difficoltà, i migranti che cercano di migliorare le loro condizioni di vita, non rinunciano a manifestare contro le autorità israeliane e hanno, dunque, l’intenzione di continuare la loro protesta a favore delle loro richieste. Una situazione delicata che si suppone non si risolverà nel breve termine.

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