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Canne al vento

 

Nella lotteria Italia, non del 6 gennaio ma degli altri 364 giorni, migliaia di cittadini muniti di speranza migrano come pulviscoli per tutto lo stivale alla conquista di qualche decina di posti di lavoro messi a disposizione da un concorso pubblico. Esempio a caso: ci servono urgentemente quasi 30mila insegnanti di sostegno, ma il concorso n’estrarrà giusto qualche decina e così via andare per tutto lo scibile del pubblico lavoro, vitale per il benessere comune.

Letta e Renzi si sono incontrati per discutere sulla legge elettorale, il lavoro, la tasi e unioni civili e nel frattempo Alfano ha già buttato là che di fronte a matrimoni/adozioni gay, liberalizzazione cannabis (e migranti) lui e i suoi se ne vanno nell’attimo che precederà le votazioni. Viviamo (che per troppi fa già “sopravviviamo”) il tempo in cui se proprio s’ha da parlar di canne, priorità deve essere data ai disperati che s’attaccano a quelle del gas, metaforicamente ma purtroppo anche no. Proliferano coppie (chi se ne frega della loro sessualità) che vivono secondo diritti e doveri familiari che lo Stato però disconosce. La canna (bis, ter, quater ecc.) dilaga tra chi normalmente la contrabbanda al pari delle stecche di tabacco (tornate assai in voga dati i prezzi applicati dal Monopolio) salvo qualche retata che va poi a intasare le nostre galere e da qui i disumani sovraffollamenti.
E mentre quelli si dedicano alla raccolta dei rispettivi vanti, noi si prosegue a fare i fuscelli in balia dei venti che soffiano.

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