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Alfano chi? Caffè del 16 gennaio

 

“Renzi Berlusconi, scontro nel Pd”, Repubblica. “Il Pd si divide su Berlusconi”, Corriere della Sera. Non c’è che fare, la notizia è questa. Poi, se leggi nelle pagine interne, non tutto si capisce bene. La Repubblica, per esempio, riporta la seguente dichiarazione. “Immagino che Renzi sarà cauto su mosse che possano  resuscitare  politicamente Berlusconi e che non incontrerà un pregiudicato nella sede del Pd.” L’autore è un certo D’Attorre, “bersaniano e dell’area Cuperlo”.  Tutto qui? In ogni caso tanto basta per far scrivere a Massimo Franco sul Corriere: “La cosa sorprendente è che il Pd sembra non accorgersi, o curarsi dell’immagine lacerata offerta dai suoi leader di partito e di governo; né del rischio di apparire una forza che scarica sull’Italia i suoi contrasti interni.”

“Il vicepremier Angelino Alfano – continua Franco – chiede di non destabilizzare l’Italia per le «competizioni interne del Pd». E intima al vertice dei Democratici di dire esplicitamente se Letta è davvero il «presidente del Consiglio riconosciuto». Soprattutto, gli avversari interni che fanno capo al presidente Gianni Cuperlo non condividono le accuse quotidiane di immobilismo contro Palazzo Chigi in arrivo dall’entourage di Renzi e da lui personalmente.”

Ecco il punto. Il segretario del Pd finisce sul banco degli imputati perché non è disposto a chiudere con Alfano un patto organico, onnicomprensivo, esaustivo con conseguente scelta di ministri, sotto segretari e compagnia cantante. Un patto che, con tutta evidenza, imporrebbe la rinuncia all’abrogazione del reato di clandestinità, a una legge sulle unioni civili e persino alla possibilità di criticare la ministra De Girolamo, perché “ se cade Nunzia cade tutto”. Scrive il Fatto.

Niente di nuovo. Mi par di ricordare che quando Napolitano e Letta avevano spiegato che bisognava governare con Berlusconi,  si era già sentito: “se cade Alfano cade tutto”,  “Cancellieri, cade tutto”,” F35 non se ne parli”,  legge contro la corruzione: nisba, conflitto di interessi: bestemmia.

Osservo che questa concezione della politica è davvero quella di Berlusconi: I partiti  servono solo per vincere le elezioni, poi c’è il governo. E i parlamentari, per grazia ricevuta, hanno il dovere di votare tutto quello che il governo gli chiede di approvare e solo quello. Una concezione che ha trovato dall’altra parte l’ossessione post stalinista che confonde potere e governo, ritiene che tutto si possa fare solo governando e che dunque tutto si possa fare per schiudere alla sinistra le porte di Palazzo Chigi. Abbiamo così avuto leggi elettorali sempre più incostituzionali, l’esproprio ogni giorno più evidente del Parlamento, la democrazia ridotta a inciucio e una sfiducia crescente dei cittadini nei confronti della politica tutta.

Ora, criticare Renzi non solo è legittimo ma anche necessario. Penso che sul piano del lavoro occorra passare dalle enunciazioni alle proposte. Che la legge elettorale sarebbe inaccettabile, qualora riconsegnasse ai partiti il potere di nomina dei parlamentari e/o consentisse ammucchiate per conquistare il premio di maggioranza. E ancora che sarà bene chiarire cosa debba fare, quali poteri debba avere, in cosa si potrà ingerire e in cosa no, un Senato composto – come vuole Renzi –  da consiglieri regionali e sindaci. Diverso è chiedergli di consegnarsi nelle mani di Alfano. Alfano, chi?

da corradinomineo.it

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