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Umbria Olii. La Cassazione ristabilisca la verità

 

di Marco Bazzoni
FIRENZE – Noi c’eravamo (insieme ad altri amici che si occupano di sicurezza sul lavoro da anni), alla Fiaccolata del 19 Luglio 2008, per ricordare i 4 operai morti nella strage della Umbria Olii Di Campello sul Clitunno (PG) il 25 Novembre del 2006.

La sentenza emessa dalla Corte di Appello di Perugia 8 Novembre 2013 ci ha lasciati sconcertati, perchè oltre a ridurre la pena all’ex AD Giorgio del Papa da 7 anni e 6 mesi a 5 anni e 4 mesi, ha dato un terzo di concorso di colpa alla ditta  esterna Manili Impianti dove lavoravano titolare e 3 operai morti carbonizzati nell’esplosione. Questa sentenza lascia   l’amaro in bocca e sinceramente si fa fatica a capirla. E’ una sentenza che rischia di creare un precedente molto pericoloso se non verrà ribaltata in Cassazione. L’ex AD della Umbria Olii Giorgio Del Papa, ha fatto di tutto in questi anni per non venire processato: ha denunciato i periti del tribunale che avevano redatto una perizia a lui avversa, e l’assicurazione Unipol che av eva liquidato i quattro lavoratori morti assolvendoli da qualsiasi responsabilità, ha ricusato il Gip a otto giorni dall’udienza dell’11 Luglio 2008 (sapendo che la Procura di Spoleto l’avrebbe rinviato quasi sicuramente a giudizio).

Infine, ha fatto la cosa più vergognosa di tutte (che ha fatto indignare l’Italia intera), cioè, ha chiesto in sede civile, oltre 35 milioni di euro di danni a familiari delle vittime. Per sua sfortuna il giudice Fornaci aveva annullato la perizia su cui si basava questa richiesta di maxi risarcimento, perchè irregolare (ovviamente Del Papa ha ricusato pure lui). Scaricare una parte della colpa sulla ditta appaltatrice come è accaduto con la sentenza di appello, quindi sui 4 operai morti, lo trovo raccapricciante.

Del Papa sapeva benissimo che quei silos contenevano un gas altamente esplosivo (esano), ma dubito avesse avvertito la ditta Manili. La dittà Manili pensava di avere a che fare con semplice olio di oliva e non poteva sapere assolutamente che dentro a quei silos ci fosse invece olio di sansa e gas esano, che è una miscela esplosiva, che ha provocato la morte dei 4 operai (compreso il titolare della ditta Manili).

Se l’avessero saputo, siamo sicuri al 100% che non si sarebbero trovati a lavorare lassù! C’è da auspicare che la Cassazione ristabilisca la verità e ridia a Giuseppe Coletti, Tullio Mottini, Vladimir Todhe, Maurizio Manili, il rispetto che si meritano.  Ai loro famigliari va invece tutta la  solidarietà umana e civile.

Da dazebao.it

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