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L’Associazione Napoletana della Stampa sul viale del tramonto

 

Sta per morire l’Associazione Napoletana della Stampa. Seppellita sotto un debito, all’incirca tre milioni e mezzo di euro, contratto per fitti non pagati al Comune di Napoli proprietario della prestigiosa sede in cui era ospitato il Circolo della Stampa. Assostampa e il Circolo sul lungomare: una vita, un destino, una decadenza in comune. Ancor prima di una qualsiasi forma di tutela sindacale, l’Assostampa per un giornalista era innanzitutto il dischetto da apporre sul parabrezza, che nobilitava anche la più improbabile delle utilitarie. Un circoletto adesivo con lo sfondo rosso e giallo, i colori del gonfalone di Napoli, e la scritta: Associazione Napoletana della Stampa – Giornalista professionista. L’ambìto contrassegno, che quanto e più del tesserino rosso garantiva l’esercizio più veloce della professione in una città perennemente ingolfata dal traffico, ce lo consegnavano pochi giorni dopo l’esame, proprio nelle stanze al primo piano del Circolo della Stampa.

Oggi non esistono il Circolo né il contrassegno rossogiallo né l’Assostampa.
Ai tribunali, contabili e non, il compito di rintracciare e rendere certe e solvibili le responsabilità per una morte annunciata. Ai giornalisti campani il compito di far rivivere, da subito, una rappresentatività sindacale nella regione e nella FNSI. Fin troppe le sfide che il nuovo sindacato dovrà affrontare in Campania per guadagnarsi autorevolezza e capacità di rappresentare al meglio la professione giornalistica nei complessi e diversi scenari entro cui si svolge.

La fotografia della decadenza editoriale nella regione è data dal numero di comitati di redazione sopravvissuti, che ormai si contano sulle dita di una mano. E ad ogni stato di crisi le fila dei contrattualizzati nei giornali e nell’emittenza locale, le cui prerogative vanno difese con le unghie e con i denti, diventano sempre più sottili. Di contro, aumenta esponenzialmente l’esercito dei precari che sbarca il lunario tra collaborazioniin rete o cartacee ed uffici stampa. Tra stati di crisi dei principali quotidiani e cronici ricorsi alla cassa integrazione dell’emittenza locale, l’unico bacino che potrebbe svuotare l’enorme serbatoio del precariato e l’applicazione della legge 150 negli enti pubblici. Qualche timido passo avanti in tal senso è stato fatto di recente. Passo che ha visto soprattutto l’Ordine regionale farsi alfiere nella tutela delle decine e decine di colleghi che lavorano in uffici stampa pubblici. Istanze complesse, soprattutto in questa fase di spending review, ma che possono sicuramente guadagnare in capacità di ascolto e quindi di recepimento, se avanzate insieme con un sindacato forte ed autorevole.

Uffici stampa pubblici, ma anche privati. E’ di qualche giorno fa una proposta per rendere “rintracciabile”, e quindi pagabile secondo i parametri della dignità del lavoro, l’attività di quei giornalisti che scrivono e promuovono comunicati. Altro mare magnum dove navigano i pirati del non ti pago è la rete.

L’attenzione di un nuovo sindacato verso la tutela dei giornalisti deve comunque procedere facendo sempre comunque attenzione che esiste una sostanziale differenza tra chi scrive Article marketing  per indicizzare siti e prodotti e chi invece scrive comunicati stampa poi pubblicati da agenzie, siti e giornali. Più che un’analisi della situazione “sindacale”, questo contributo vuole rappresentare un memorandum, aperto alle idee di tutti, per riavviare sotto forme nuove e sicuramente più partecipate la tutela dei giornalisti in Campania.
L’Assostampa napoletana è in procinto di chiudere. Si apre un nuova fase per la categoria e si ricomincia da zero, anzi, come si dice dalle nostre parti, si ricomincia da tre…parole: Sindacato Giornalisti Campania.

* consigliere nazionale della Fnsi 

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