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Europa razzista: l’importanza di dar peso alle parole

 

«I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler». Quella che avete appena letto è stata, senza ombra di dubbio, una delle frasi che ha catalizzato il dibattito politico-sociale nostrano nel corso di questa settimana. A rilasciarla è stato Silvio Berlusconi. Oggi però non vogliamo entrare nel merito di quanto detto dall’ex presidente del Consiglio, se ne è già parlato abbastanza e con efficacia, ma far riflettere su quanto il problema del razzismo sia ancora presente in Europa, proprio partendo da questa dichiarazione rilasciata con estrema leggerezza.

Germania. Esattamente 24 anni fa cadeva il muro di Berlino, con quest’evento si apre un periodo nuovo nel quale, idealmente, vengono lasciati definitivamente alle spalle gli orrori dell’olocausto e della guerra a favore della democrazia e di un’Europa più unita e sana. Ad un quarto di secolo di distanza le cose sono veramente cambiate? Cerchiamo di rispondere a questa domanda con una serie di dati empirici. Da un recente sondaggio, effettuato in Italia, è emerso che il 60% degli ebrei si sente in pericolo a causa del crescente aumento di forze neo-naziste e dei loro deviati ideali.

Francia. Affidiamoci ad un altro sondaggio, quello effettuato cinque mesi fa dall’Israele Magazine secondo il quale un quarto degli ebrei francesi, dopo l’attentato ad una scuola ebraica di Tolosa (marzo 2012) sta seriamente pensando di lasciare il Paese per andare in Israele. C’è da precisare che da quell’attentato c’è stato un vero e proprio boom d’immigrazione da parte degli ebrei. In particolar modo in Francia difatti gli episodi di razzismo, non solo nei confronti degli ebrei, stanno aumentando a in maniera vertiginosa tanto che 51% dei francesi afferma che la loro nazione oggi è più razzista di quanto non lo fosse in passato. Proprio ieri i media d’oltralpe hanno fatto riflettere su come nei ristoranti di Parigi i camerieri (è stato dichiarato proprio da alcuni di questi) hanno l’ordine di mettere i clienti più belli nei posti più in vista e relegare a quelli più ‘brutti’ i tavoli meno vistosi e comodi. È sì un ‘piccolo’ fatto di costume, ma che non deve esser sottovalutato.

Anche in Italia non si scherza, episodi di razzismo, figli di un’ineluttabile decadimento culturale, sono all’ordine del giorno e sulla scia dell’Alba dorata greca dal 25 ottobre 2012 anche nel Bel Paese è stato fondato l’emulo del partito di estrema destra, definito dagli analisti internazionali di formazione neofascista e neonazista. Per questo motivo, visto il momento storico, le parole vanno ben pesate. Basta poi aggiungere una ‘n’ per renderle anche pensate ed evitare di dare in pasto all’opinione pubblica l’ennesima dichiarazione che per merito di facili ilarità crea intermittenze fra ciò su cui è giusto o meno ridere.

@FerdinandiE

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