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Grillo e il fato turchino

 

Qualcuno potrà pur pensare che quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e in tal senso plaude al ripetitivo mantra del Grillo nazionale: tutti a casa, sono ladri e corrotti, vaffa3! Peccato che ciò che il popolo italiano sta duramente subendo non è un gioco, ma un ricatto, che le litanie non sono commestibili, ma anzi ci si può rincoglionire e che a fare i duri in quel modo lì sono già capaci gli scolari diversamente bulli delle elementari. Molti tra i suoi che siedono in Parlamento hanno imparato che lì, vivendoci, si può fare sana politica nell’interesse del bene comune. Ci sono arrivati osservando, sperimentando, riflettendo in proprio e dunque esprimendo le proprie opinioni. Perciò stanno aumentando gli spazientiti e/o stufati dei fasulli sillogismi (chi dissente è scilipotizzato, i grillini non dissentono dunque i grillini non sono scilipotizzati: tutti gli altri fuori!) e d’autentiche supercazzole con scappellamento a destra o a sinistra a seconda del (grillo) bisogno. Avvertono seriamente quali e quante responsabilità gravano sulle loro spalle. La logica delle cose ha loro insegnato che in ogni sistema, per quanto sgradevole a tratti ripugnante, è indispensabile entrarci e movimentarlo (appunto, no?) per modificarlo, mica limitarsi a spiare dalla finestra. Il sistema attuale sta in piedi da due decenni. Sarà ben logicamente spontaneo dunque, quale prima modifica, contribuire a cacciarne il ventennale sgradevole “fato turchino” e immediatamente dopo modificare la sua ripugnante legge elettorale?

Scilipotizzato è semmai chi si fa convincere direttamente o indirettamente a lasciare le cose esattamente come stanno all’insegna del tanto peggio, tanto meglio…(per chi, perché?)

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