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Cie, cosa si aspetta a chiuderli?

 

Con molta  probabilità mentre leggerete queste righe, un ragazzo marocchino di 24 anni si troverà ancora in coma all’ospedale di Trieste. Dopo più di un mese e mezzo da una caduta fatale dal CIE di Gradisca d’Isonzo. Un suo connazionale di 31 anni è invece morto di “cause naturali improvvise”, il referto stabilisce in una cardiopatia congenita la causa del decesso, mentre si trovava al CIE di Crotone. Un ragazzo all’apparenza sano, che non aveva mai avuto problemi di salute.

Bilancio tragico, e quanto mai parziale, di un’altra estate segnata più del solito dagli sbarchi di profughi siriani e libici, ma soprattutto delle rivolte e proteste nei centri di identificazione ed espulsione italiani. Luoghi di detenzione amministrativa, dove oltre ai cosiddetti migranti irregolari vengono rinchiusi e detenuti quei diritti umani, civili, sociali e politici che dovrebbero invece essere garantiti ad ogni essere umano. Con molti giornalisti, avvocati, parlamentari e soprattutto le tante associazioni presenti e attive sui territori, la campagna LasciateCIEntrare ha seguito quanto avvenuto, soprattutto quanto da molti di noi anche abbondantemente preannunciato.

“I CIE sono polveriere pronte ad esplodere” questa non è più stata la frase di rito degli attivisti e di chi da anni si occupa della materia denunciando il sistema CIE,  bensi quella di organi istituzionali e sindacati di polizia, che non riescono più a negare un’evidenza ed una realtà che è andata peggiorando, anche grazie all’introduzione in questi anni del cosiddetto pacchetto sicurezza (la legge Bossi-Fini) e l’aumento del periodo di trattenimento in un CIE da 12 a 18 mesi, introdotto dall’ex Ministro dell’Interno Maroni nel 2011.

Dei 13 CIE ora ne sono operativi 6 sul territorio nazionale. Crotone chiuso per rivolta, il CIE di Via Corelli a Milano sgomberato appena due settimane fa, Bologna e Modena chiusi per mala gestione, mentre a Gradisca un’indagine ha rinviato a giudizio 13 persone, compreso il viceprefetto e l’amministratore delegato dell’ente gestore. Nello stesso CIE sempre in agosto una serie di rivolte si sono succedute, portando a momenti di tensione altissima anche con il personale interno, che per sedare le rivolte dentro le cosiddette “gabbie” ha usato addirittura i lacrimogeni. A febbraio di quest’anno ricordiamo la rivolta al CIE di Ponte Galeria, che avevamo visitato appena qualche settimana prima con una delegazione della campagna.

Ci continuiamo a chiedere cosa si aspetta a chiudere questi centri?
E’ evidente a tutti che il sistema è fallito, imploso, inutile ed inefficace. Oltre che costoso. Il Ministero continua a stanziare milioni d euro per strutture che oramai funzionano a scartamento ridotto. La spending review ha abbassato ancora i pur allettanti contratti di appalto, a discapito esclusivo dei servizi prestati ai migranti trattenuti.

Ed in questo scenario indicibile si muove un uomo da poco nominato Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato. L’On Manconi visita con i “suoi” senatori i centri, incontra Prefetti, tiene audizioni in commissione, dando così seguito ad un importante lavoro della Commissione presieduta dall’On. Marcenaro, suo predecessore, che nel marzo del 2012 presentò una relazione sulle carceri ed i CIE in Italia, approvata all’unanimità. Anche in quella relazione veniva esplicitamente evidenziato quanto il sistema fosse “disumano” e quanto urgente fosse la revisione completa della normativa. Su questo tema la politica dell’esecutivo delle “larghe intese” è completamente silente. La campagna continua a denunciare, mentre nei CIE continuano ad essere violentati e negati i diritti umani, la dignità delle persone, cittadini migranti che scontano una pena detentiva per un reato di tipo amministrativo, reato e pene inique che devono essere riviste e modificate al più presto.

Di questo e di quello che possiamo ancora fare insieme si parlerà all’Assemblea della campagna LasciateCIEntrare che si terrà il prossimo 5 ottobre, a Roma. Grazie alla cortese ospitalità del CESV ci incontreremo in Via Liberiana, 17, a partire dalle ore 10.00. Vi aspettiamo !

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