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Berlusconi tra noia e disperazione

 

Spiace doverlo ammettere ma, in merito alla tragicomica vicenda politica e giudiziaria di Berlusconi, il rischio è proprio quello descritto magistralmente da un lettore de “la Repubblica” che venerdì scorso, rivolgendosi ad Augias, ha scritto: “Caro Augias, mi permetto di avanzare un’ipotesi sul salvacondotto del Cavaliere. Diamoglielo. Non è possibile continuare così. Che ci costa? Dopo tutto quello che è successo non perderemo l’onore per questo. Al punto in cui siamo non abbiamo niente da perdere e tutto da guadagnare. Salvacondotto contro espatrio e silenzio. Personalmente gli concederei anche un contributo economico per le spese legali che ha sostenuto. Io personalmente sono disposto a tassarmi, dico sul serio”. E ha aggiunto: “Esistono pure le tasse di scopo, no? Finalmente aria nuova. Notiziari dimezzati. Massimo impegno di tutte le istituzioni per affrontare e risolvere i problemi del lavoro, del fisco, della legge elettorale, dei costi della politica… ma soprattutto l’immediata scomparsa degli insopportabili “falchi”, le grinte, gli urli, gli argomenti tirati (strappati) per i capelli. Film di qualità al posto dei talk show. Niente più attacchi d’ansia, ipertensione, disturbi epatici. Basta! Non sarebbe un altro mondo? Una legge, una sola, l’ultima”.

Ora, al di là dell’ingenuità e del fine e apprezzabile senso dell’umorismo di questo lettore, sfido chiunque a sostenere di non aver provato mai, nemmeno una volta, gli stessi sentimenti. Non a caso, anche Augias ha ammesso di essere stato, alle volte tentato, di dar ragione al suddetto lettore, “costi quel che costi”, compreso lo smantellamento di fatto dell’articolo 3 della Costituzione, secondo cui “tutti gli uomini sono eguali davanti alla legge, e dei concetti stessi di civiltà giuridica e stato di diritto.

Sbaglia, tuttavia, chi pensa che questo comportamento snervante, questo tirarla per le lunghe fino alla sfinimento sia casuale: per comprendere fino in fondo la personalità e i comportamenti di Berlusconi, bisogna entrare nell’ordine di idee che non siamo affatto di fronte a un personaggio impulsivo (se così fosse, la sua esperienza politica non sarebbe durata vent’anni, di cui dieci trascorsi a Palazzo Chigi) bensì a un freddo calcolatore, lucido, razionale, a tratti cinico, capace di valutare i pro e i contro di ogni singola mossa. Uno scacchista, insomma, non certo un appassionato di sport estremi; un politico e un comunicatore che conosce a meraviglia il popolo italiano, i suoi pregi, i suoi difetti e, soprattutto, i suoi punti deboli e sa benissimo che la prima cosa da fare, per ravvivare le esigue speranze di uscire indenne anche da questa vicenda, non è dar retta ai falchi modello Verdini o Santanchè ma, al contrario, indurre più gente possibile, compresi i lettori di “Repubblica”, a ragionare come quel signore che, giustamente esasperato da questo clima da guerra civile perenne, ha ceduto all’umano e comprensibile desiderio di lasciarsi definitivamente alle spalle questo maledetto ventennio.

Per questo, essendo tra i pochi che hanno scelto di rimanere in trincea fino alla fine, sfidando l’impopolarità e la noia anche dei nostri lettori, alla vigilia del voto decisivo nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato, abbiamo sentito ancora una volta Stefania Pezzopane, ex presidentessa della provincia dell’Aquila, attualmente senatrice del Partito Democratico.

In attesa del celebre video-messaggio del Cavaliere, quello in cui dovrebbe annunciare la rinascita di Forza Italia e chissà cos’altro, abbiamo chiesto alla Pezzopane che aria si respirasse in Giunta e siamo rimasti sorpresi nell’apprendere che almeno lì, rispetto ai giorni scorsi, la tensione sembra essersi un po’ allentata.

“Le voci oggi – ci ha spiegato – erano contraddittorie: qualcuno anche in ambiente PDL parlava di possibili dimissioni, staremo a vedere. L’importante è non dipendere sempre dai gesti e dai proclami di Berlusconi. Oggi (Ieri per chi legge, n.d.r.) abbiamo terminato il dibattito all’interno della Giunta delle elezioni: è stato un confronto civile, tranne qualche momento più polemico e comiziante da parte di Giovanardi e qualche altro esponente del PDL. Domani mattina (oggi per chi legge, n.d.r.) si conclude la discussione generale e poi si vota in merito alla relazione di Augello: una relazione che, stando alle dichiarazioni rilasciate dai senatori in questi tre giorni, dovrebbe essere bocciata; a quel punto, immediatamente, il presidente Stefàno nominerà un nuovo relatore e inizierà l’istruttoria per la decadenza. In base al regolamento, il senatore contestato ha dieci giorni di tempo per presentare le proprie controdeduzioni, mandare memorie o addirittura essere ascoltato in udienza pubblica. Terminata questa fase, la Giunta delle elezioni si riunisce di nuovo in Camera di consiglio e, attraverso il voto, si esprime per la conclusione del procedimento”.

Per turbare un po’ la sua tranquillità, le facciamo notare che il Movimento 5 Stelle è sul piede di guerra, pronto a chiedere la revisione del regolamento che, per decisioni così delicate, prevede il voto segreto e a scatenare il finimondo nel caso in cui l’esito della vicenda di Berlusconi dovesse essere lo stesso di Craxi nella primavera del 1993, con la Camera che all’epoca respinse la richiesta di autorizzazione a procedere a suo carico ponendo in pratica fine alla Prima Repubblica.

“Personalmente – asserisce – sono assolutamente disponibile a votare palesemente. Tuttavia, la proposta di cambiare il regolamento, alla vigilia di questo voto, rischia di prolungare questa telenovela per un bel po’ di tempo perché è chiaro che un modifica del regolamento non si vara con decreto dittatoriale ma attraverso una discussione in Parlamento: a quel punto, non tutti saranno d’accordo, ci sarà la discussione, gli emendamenti perché – ripeto – occorre una legge per cambiare il regolamento ed è giusto che sia così perché si tratta di un percorso che ha delle sue regole e dei suoi tempi. A mio giudizio, invece, la vicenda della decadenza dev’essere chiusa perché il Paese non può rimanere appeso a questa vicenda che sembra essere il problema principale quando sarebbe dovuto essere l’ultimo dei problemi se Berlusconi avesse reagito da uomo di Stato, magari con le immediate dimissioni. Il mio auspicio è che nessuno chieda il voto segreto perché una modifica del regolamento non può far altro che allungare i tempi e, magari concedere a Berlusconi la possibilità di organizzare o fare cose che in questo momento ancora non riesce a fare”.

Tralasciando per un attimo le polemiche, spesso strumentali, degli esponenti grillini, passiamo poi ad occuparci di un argomento che costituisce una delle ragioni fondanti di Articolo 21, ossia l’irrisolta questione del conflitto d’interessi e le drammatiche conseguenze che esso causa soprattutto nei passaggi più delicati della nostra vita politica.

“L’opinione pubblica – esordisce, ricollegandosi alle nostre considerazioni iniziali circa l’“effetto noia” provocato ad arte dal Cavaliere – è strattonata da oltre un mese, dal giorno della sentenza della Cassazione, lo scorso 1° agosto, siamo a metà settembre e tutti i giorni si ripete questo tormentone. Naturalmente, un esponente politico di qualunque altra parte del mondo, sicuramente d’Europa, all’indomani di una sentenza di condanna di terzo grado si sarebbe dimesso. Io sono una garantista, ritengo che gli allarmi e i processi al primo avviso di garanzia siano ingiusti e che sia giusto, prima di stilare commenti o altro, aspettare il grado finale di giudizio; tuttavia, una volta arrivata la sentenza della Cassazione, specie alla luce della legge Severino, avrebbe dovuto liberare il campo. Non lo ha fatto e non lo fa perché sicuramente ha ragionato sul fatto che i giorni, le settimane, ormai i mesi in cui sta in campo, aiutato dai suoi giornali e dalle sue televisioni che lo fanno passare per vittima, può alimentare un senso di stanchezza collettiva intorno a questa vicenda. Ecco perché il tema del conflitto di interessi si ripropone anche in questa vicenda: un contesto in cui, clamorosamente, un condannato in terzo grado per un reato gravissimo come la frode fiscale al Paese che ha guidato per ben quattro volte nelle vesti di Presidente del Consiglio viene fatto passare – come dicevo – per vittima, con tutto quello che ne consegue nell’opinione pubblica. Dico, pertanto, al Movimento 5 Stelle: condivido la necessità di avere trasparenza in questo voto ma allungare il brodo significa contribuire a questo spaesamento, a questo clima che, grazie al suo strapotere mediatico, finisce sempre col fare il suo gioco”.

Infine, ci soffermiamo sui futuri assetti del complesso quadro politico italiano perché, se è vero che Berlusconi è un combattente nato, per nulla disposto ad arrendersi e pronto a tutto pur di uscire dall’angolo in cui l’ha confinato la sentenza della Cassazione, è altrettanto vero che la sua parabola politica e istituzionale volge oramai all’epilogo, causando i primi riposizionamenti anche all’interno del centrodestra e dello stesso PDL.

“La vicenda di Berlusconi – conferma la Pezzopane – al netto dei suoi capricci e delle reazioni allucinanti dei suoi soldati e delle sue soldatesse, è giunta senz’altro alla conclusione. È chiaro che Berlusconi dovrà cedere la guida del campo conservatore, il ruolo che ha ricoperto negli ultimi vent’anni, ed è altrettanto chiaro che a questo punto per un rimescolamento delle carte, per la creazione di situazioni nuove e diverse. Personalmente me lo auguro, non perché Berlusconi sia stato battuto attraverso la magistratura o la Giunta delle elezioni ma perché, di fatto, questa vicenda rende evidente come il Paese abbia vissuto una sorta di incubo, purtroppo causato anche dagli errori della sinistra che, quando ha governato, non ha mai affrontato la questione cruciale del conflitto d’interessi”.

L’importante, al termine di questa vicenda, è che anche il centrosinistra trovi il coraggio di compiere un autentico rinnovamento al proprio interno, “rottamando” non tanto i nomi o i volti quanto, più che mai, le idee e i comportamenti di chi ha scelto deliberatamente di non porre rimedio a un’anomalia che ci è costata quattro lustri di continuo e inarrestabile declino.

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