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Storie di ‘uomini contro’, in un recente libro di Enzo Natta

 

Eccentrico ma non arbitrario (nel suo azzardo di accostamenti epici,biografici, saggistico-narrativi),”Ombre su sole” di Enzo Natta muove da un semplice, ineludibile interrogativo:   cosa possono avere in comune persone tanto diverse come Giuseppe Bottai, Frédéric Rossif e Folco Lulli? Quale denominatore salda fra loro queste tre “vite parallele” (il riferimento a Plutarco non è casuale) collegando  episodi pressoché sconosciuti che hanno trasformato le loro esistenze in esperienze avventurose (sulle quali hanno sempre mantenuto un ostinato, indecifrabile riserbo)?

Giuseppe Bottai fu ministro delle corporazioni ai tempi del fascismo, elaborò la Carta del lavoro, base dell’ordinamento corporativo, e in seguito, come ministro dell’Educazione Nazionale, si fece promotore di una riforma scolastica che prevedeva fra l’altro l’insegnamento del cinema nelle scuole di ogni ordione e grado.

Frédéric Rossif, documentarista e regista francese, ha realizzato film di montaggio su momenti e nodi decisivi della storia contemporanea come Vincitori alla sbarra, Morire a Madrid e La rivoluzione d’ottobre. In televisione ha firmato serie di successo come Gli animali e L’opera selvaggia. Di origine montenegrina, era il nipote della regina Elena, moglie di Vittorio Emanuele III, e nel 1940, allora diciottenne, si trovava a Roma, dove frequentava la facoltà di matematica. Quando le truppe dell’Asse invasero la Jugoslavia, fuggì dall’Italia, raggiunse in modo avventuroso la Siria, dove le forze francesi erano rimaste fedeli al  governo del generale De Gaulle, e si arruolò nella Legione Straniera. Aggregato al corpo di spedizione francese in Italia, alla fine del maggio 1944 prese parte a un audace colpo di mano che permise agli Alleati di liberare Roma, scongiurando nello stesso tempo il rapimento di Pio XII da parte dei nazisti.

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Folco Lulli, debuttò come attore nel film Il bandito (1946) di Alberto Lattuada rivelandosi subito interprete dotato di intensa capacità comunicativa e di rilevante efficacia drammatica. Dopo aver preso parte alla campagna d’Etiopia era stato richiamato e nel settembre del 1943 si trovava ricoverato all’Ospedale militare di Torino per cause di servizio. E’ in quell’ambiente che incontrò alcuni militanti di “Giustizia e Libertà”, una frequentazione che contribuì ad accrescere in lui la crisi nutrita nei confronti del fascismo, dell’alleanza con la Germania, della guerra. Sorpreso dall’armistizio, era riuscito a raggiungere il Basso Piemonte, dove si era aggregato alle formazioni partigiane di Martini Mauri, operative nella zona delle Alpi Marittime.

Le loro sono  “storie rubate”, mai raccontate perché ritenute scomode e quindi da tenere  sottochiave. Accomunate però dall’indice del silenzio con cui ciascuno dei protagonisti ha  protetto il personale  ‘vissuto’ negli anni della Seconda guerra mondiale, il passaggio sotto altre bandiere (Bottai e Rossif militarono nella Legione Straniera) e l’adozione di una diversa identità (tutti e tre cambiarono nome, Lulli assunse il nome di battaglia di Farfalla e, mazziniano convinto, mutò momentaneamente casacca aggregandosi a una banda partigiana monarchica). Di qui, il trauma che li spinse a chiudere alle loro spalle la porta di un passato che, se da una parte avrebbe potuto dispensar loro encomi a privilegi, dall’altro evocava lutti e orrori.  E che dunque era preferibile seppellire, senza per questo nulla rinnegare

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Enzo Natta, che è critico cinematografico di limpida , esaustiva lucidità; saggista e ricercatore dai mille interessi e dalla feconda vena pubblicistica (oltre che narrativa, come dimostra il suo più recente romanzo “Il graffio della regina”, noir avvincente e di gran classe puzzle- compositiva) concepisce le sue “Ombre sul sole” (ed. Tabula Fati,pag.122.E.11,00) quali  ‘mitizzabili’ eroi  di epici poemi giapponesi (si pensi a Mishma, a Kurosawa), ‘macchie luminose’   che  hanno emulato la ‘chanson de geste’  dei  cosiddetti  ronin , ovvero samurai disillusi e senza padroni che hanno scontato gli errori altrui riscattando colpe collettive e sacrificandosi nell’anonimato di un ignorato eroismo, senza peraltro reclamare mercede alcuna. Uomini ‘contro’  riscattati da  una tardiva ma catartica  presa di coscienza   (anche degli inganni subiti e degli  altrui tradimenti) . Memorie perdute di uomini esiliati dalla (e nella) Storia: per  calcolo politico o  per scelta, ponderata o  impulsiva. Né Bottai, né Rossif, né Lulli divenne però un imboscato per viltà,  nessuno di loro tardò a rimettersi in gioco, sottraendosi  al  redde rationem  (la ‘cuenta’  delle conseguenze) che la vita in quanto tale prima o poi esige.     Essendo    questo il senso profondo che sembra riservare (al piacere della scoperta, della lettura) l’intensa e imprevedibile indagine di Natta.

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