Sei qui:  / Articoli / Interni / Omofobia, il tono rispettoso dei media non basta piú

Omofobia, il tono rispettoso dei media non basta piú

 

I morti per omofobia ormai non si contano più. L’ultimo è un povero ragazzo di 14 anni sopraffatto dalle insolenze e dalle ingiurie dei bulli di quartiere e dall’incapacità dei coetanei di accettarlo nella cerchia degli amici. L’adolescenza è la fase più delicata della vita di una persona omosessuale perché è più forte la solitudine e la difficoltà di comunicazione. Il tasso di suicidio tra i giovani omosessuali è 10 volte superiore rispetto al resto della popolazione proprio perché insulti, omofobia e solitudine hanno effetti devastanti sugli adolescenti Lgbt.
Come intervenire? Il primo decisivo passo è la legge di contrasto a quella che è una vera e propria patologia sociale che però è bloccata alla Camera per il veto isterico della lobby trasversale dei parlamentari cattolici che sbandierano addirittura il pericolo per la “libertà di opinione” in una norma che introduca nella legge Mancino-Reale le parole omofobia e transfobia (in 26 hanno scritto all’Avvenire per rivendicare il loro ruolo di killer della legge sull’omofobia; tra di loro Fioroni, Binetti, Buttiglione, Bindi,  Patriarca, ecc).
Com’era giusto che fosse i media se ne sono occupati ampiamente, suscitando persino le ire di chi non vede in questa battaglia di civiltà quella priorità che avrebe potuto salvare la vita del ragazzo romano.
I servizi dei tg sono stati tutto sommato rispettosi e a volte persino simpatetici con la causa dei diritti civili della comunità Lgbt. Tuttavia la domanda che mi sono sentito rivolgere da molti colleghi giornalisti che mi hanno interpellato è stata quasi sempre la stessa: cosa si può fare realmente se una legge da sola non basta? La verità è che omofobia e misoginia hanno le stesse radici nel brutale e criminale maschilismo che continua a dominare nel nostro paese senza che ci sia una effettiva battaglia culturale capace di contrastarlo adeguatamente. Se un giovanissimo viene isolato dal “branco” dei suoi coetanei e ne viene persino escluso perché non corrisponde a quei modelli brutali tipici della competizione maschilista, la tragedia è dietro l’angolo.
il tono rispettoso ed anche sinceramente solidale dei media non basta più. Occorre chiarire a ben altri e piu’ diffusi livelli la portata culturale del pregiudizio omofobo, ma  anche chiarire la responsabilità’ morale di un gruppo clericale minorItario, più qualche moralista alla Ostellino al seguito, che è riuscito finora ad impedire che una buona legge di contrasto all’omotransfobia sia varata in tempi adeguati dal Parlamento.
i contorni di questa vicenda continuano ad essere fumosi e scarsamente comprensibili al grande pubblico. C’è chi, come Ostellino, scrive articoli isterici su di un tanto presunto quanto inesistente pericolo per la “libertà di opinione” senza spiegarci come mai se ne accorge solo ora, dopo 38 anni di esistenza della legge Reale (da cui proviene la Mancino che è del 1993). Si limita la libertà di opinione perché in una legge che combatte il razzismo motivato da questioni etniche, nazionali, razziali, religiose e linguistiche vi si aggiunge anche le parole “omofobia e transfobia”? E in che cosa consiste questa libertà di opinione? Ce lo spiega sempre Ostellino: poter dire che l’omosessualità è un “vizio” e che è “contronatura” , il che è esattamente quello che dicevano i bulli di quartiere al ragazzo suicida.
È interessante notare che mentre 26 deputati cattolici chiedono nei fatti un “salvacondotto” che vanifichi la legge contro l’omofobia consentendo loro una “modica quantità” di odio omofobo da esibire magari dagli altari, ne’ il Corriere nè altre testate hanno finora ospitato “opinioni” diverse dagli Ostellino o dai Galli della Loggia di turno. Il risultato è che da un lato si informa lacrimosamente il pubblico dei suicidi e degli effetti devastanti dell’omofobia, mentre dall’altro si pubblicano articolesse firmate da pseudo-intellettuali che rivendicano il diritto di insolentire gli omosessuali senza pagare dazio.
Infine vale la pena citare l’Avvenire e il suo direttore Tarquini: ospita ogni giorno articoli su articoli contro il tremendo pericolo per la libertà di opinione che sarebbe violata dalla legge sull’omofobia, ma non riesce mai ad essere onesto sul nocciolo vero della questione. Dice il nostro: se passa questa legge diventerà reato parlar male dei matrimoni gay e delle adozioni da parte delle coppie omosessuali (Fioroni dice che se diventasse reato lui adirittura prenderebbe l’ergastolo…). Ovviamente si tratta di una bugia sesquipedale. il vero obiettivo, come ci spiega bene Ostellino sul Corriere, è quello del lasciapassare per continuare a dire che l’omosessualità è una malattia, che è contronatura, che è un vizio e una devianza che si può curare e da cui si può guarire, per esempio con la cristologia praticata dai gruppi religiosi che propagandano le terapie riparative.
I media quindi con una mano danno ma con l’altra tolgono. E pochissimi, poi, si spingono a toccare il vero tabu’ di questo paese: quel maschilismo criminale che non fa differenza tra omofobia e misoginia, che uccide donne e gay, che isola e perseguita i diversi proprio perche’ sono diversi. Bisognerebbe invece che se ne parlasse molto. Anzi: moltissimo. Forse avremmo qualche verità in più e molti morti in meno.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE