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“Nessuno fa pena più di me”. Il caffè del 3 agosto

 

Corriere della Sera: “Voto e piazza, la rivolta del PDL”. La Stampa: “Berlusconi minaccia la crisi”. Repubblica: “La grazia o si va al voto”. Invece Libero: “Ci vuole in po’ di grazia” e l’Unità: “Grazia o sfascio tutto”. “Il delinquente ricatta il Colle per avere la grazia”, è la traduzione secondo Il Fatto Quotidiano. Mentre Sallusti rimette in moto la macchina del fango: “Così infangava Berlusconi il giudice che l’ha condannato”.

Semplicemente, mi chiedo dove si vadano a nascondere, oggi, tutti quelli che pontificavano, ieri, come fosse il Pd l’anello debole, scontando una risposta “moderata” e da “statista” del Berlusconi condannato. Il Pd ha tante colpe, ma l’anomalia italiana è il PDL. Il partito del Dux, unico e irripetibile, al massimo duplicabile, qualora scendesse “in campo” la Figlia Eletta Marina, per consentire alla nuova Forza Italia di riproporre come la vecchia il grido di guerra: “per Berlusconi Presidente”. È questa l’anomalia. A destra siamo angariati da una monarchia ereditaria. Come sanno i confratelli (giornalisti) del mondo intero.

Ferruccio De Bortoli. “La pretesa di ottenere la grazia assomiglia a un moto irrituale e scomposto, a una pressione indebita, inutile nella sostanza, pericolosa nella forma”. Gli risponde Altan su Repubblica: “Lei mi fa un po’ di pena”. E sì, agli arresti domiciliari, con Francesca Pascale sempre fra i piedi e tutti i clienti che sanno dove trovarlo. Poveretto! Ma il Cavalier Banana non si dà per vinto:  “Nessuno riesce a far pena più di me in Italia”.

Vediamo i fatti, intrecciando i vangeli ( le liete novelle) riportate dai testimoni. Il Caimano si è presentato ieri pomeriggio alla Camera, dove l’attendevano quasi tutti i suoi nominati. (Per carità, è solo una constatazione, anch’io nominato. Dalla ditta concorrente). Applausi a scena aperta. Alfano consegna la spada ai suoi piedi del duce: pronti a lasciare i ministeri. Non fiori ma opere di bene: Schifani annuncia che chiederà la grazia a Napolitano. Non la chiama Grazia, suona male per l’unto del Signore. No Napolitano lo deve “risarcire”, ridandogli la libertà e la piena agibilità politica che gli sono stati  abusivamente sottratti da un potere golpista (il sistema delle leggi vigenti e l’insieme dei soggetti,detti magistrati, addetti al controllo di legalità). Benigno il Dux prende la parola. Chiede il giudizio di Dio su chi l’ha sfidato: riforma della giustizia, immagino con decapitazione pubblica di chi l’ha giudicato o vorrebbe farlo. “Poi al voto”, “oppure al voto”: qui le fonti divergono a seconda se l’evangelista si senta di somigliare più a un falco o a una colomba.

Interpretiamo questi fatti, leggiamone il copione, che ha una sua coerenza. Bisogna far dimenticare che il Caimano è un condannato per frode fiscale e impedire che gli piovano sulla testa altre tre o quattro condanne. Ecco pronta una manovra a tenaglia: “le colombe” (La Russa, non io, li ha chiamati “piccioni viaggiatori”, perché tornano sempre al nido) chiedono a Napolitano la Grazia. “I falchi” (“ammaestrati”, sempre La Russa) minacciano di spianare l’intero sistema giudiziario. Berlusconi (a piede libero fino a metà ottobre, poi dagli arresti di Arcore o di Palazzo Grazioli) a prepara le elezioni, che si dovranno tenere prima che il Pd si riorganizzi, prima che si possa chiudere tra Pd, M5S e Scelta Civica un accordo per cambiare la legge elettorale. Intanto Fedele (Confalonieri) e Gianni (Letta) analizzeranno l’andamento dei titoli azionari di proprietà della famiglia. Analisi da cui dipenderà la scelta di Marina, pronta a buttarsi in politica se conviene alla borsa.

E qui, per onestà, devo dire due cose. La prima. Non mi aspettavo una risposta (alla condanna) così eversiva. Pensavo e penso che a Berlusconi, alla sua amata famiglia, ai Senatori e ai Deputati che lo circondino, non convenga nemmeno. Andranno tutti a fondo -credo- dopo aver cercato per l’ultima volta ad affondare al paese. Ma mi sono sbagliato. Ho sottovalutato il karma che Silvio si è imposto : quello di credere alle più incredibili delle sue menzogne. E non ho capito che l’uomo pensa di poter fare del Paese proprio tutto quel che vuole. Non vorrei che lo conosca (il Paese) meglio di me. La cosa da dire è che l’unica risposta “politica” è venuta finora dal Movimento 5 Stelle e da Beppe Grillo. Nessuna riforma della giustizia con Berlusconi, avverte Grillo sul blog. Mentre un suo capo gruppo apre al governo con il PD per cambiare  legge elettorale e  andare al voto. Parole sante. Per ora solo parole, ma è doveroso sottolinearle.

“Sarebbe un delitto non continuare con il governo”, dice Enrico Letta. Qualche soldo alle imprese lo sta restituendo e , ora, con un nuovo decreto, vuole dare una boccata d’ossigeno alle fondazioni liriche, una soprintendenza speciale a Pompei e l’incarico, a 500 giovani, di digitalizzare il patrimonio storico archeologico. Meglio di niente. Ma se Letta non vuole vivacchiare o farsi logorare (“non resterò al governo a ogni costo”) dovrebbe almeno chiamarsi Alfano e dirgli: “fratello, ti ho appena salvato dopo il pasticcio kazako, ora o molli  il Caimano (certo con delicatezza, persino con un po’ di ipocrisia democristiana e agrigentina), o cadiamo insieme. Sarà un delitto ma è la politica”. E Il Pd? Dà gli ultimatum a guerra  iniziata: non fatelo che “siamo pronti” a batterci. Ma lo stanno già facendo! Epifani, Bersani, lo stanno già facendo, stanno cercando di trascinarvi nell’abisso della vergogna. MUoia sansone con tutti i Filistei. Un’innocente chiede a Bobo: “Adesso come fate a stare al governo con il partito di Berlusconi?” Bobo (Staino) risponde: “Perché, pensi che avessimo bisogno della condanna per sapere chi era?”.

Berlusconi oscura il resto. Ma ieri Laura Boldrini è andata a Bologna,33 anni dopo la bomba alla stazione. “Come si fa a innamorarsi delle istituzioni – ha detto- se ancora non conosciamo i mandanti delle stragi?”. Per la prima volta da anni, un responsabile delle istituzioni non è stato contestato a Bologna.  È possibile, basta pensare e parlare come un cittadino normale. Oggi Ignazio Marino sarà l’ultimo a passare in auto (pare possieda una Panda rossa) sulla strada che sventra i Fori Imperiali. Nessun rimpianto per quell’obbrobrio. Ma il traffico a Roma, signor sindaco? E le auto in doppia fila? E il numero spropositato di permessi a finti portatori di handicap? E i vigili che fanno cassa e chiudono tutti gli occhi con gli esercizi commerciali che invadono marciapiedi e strada rotabile? Marino è il mio sindaco. Ci faccia vedere una Roma diversa. Capitale corrotta, nazione infetta. Il cambiamento parte da qui.

da corradinomineo.it

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