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L’Egitto e le classi sociali

 

Se non è bella cosa parlare di sè parlando degli altri, è bene per parlare davvero degli altri capire che non possiamo parlarne come fossero “noi”.
Dunque è bene premettere che facendomi un onesto esame di coscienza devo dire che se oggi fossi un egiziano sarei più vicino al governo in carica che ai suoi oppositori. Perchè? Perchè non mi sarebbe stato facile seguire quanti ieri si radunavano alla moschea del Cairo mentre la loro emittente diceva “in moschea è arrivato anche l’Arcangelo Gabriele! Correte a unirvi a lui!”. Nè apprezzo le ghinee, frutto dei proventi illeciti dell’oscuro miliardario leader dei Fratelli Musulmani, che venivano date a dose di duecento a testa, per mandare i disperati del Cairo al macello nel nome della “fratellanza”.

So bene di aver sempre detestato anche i militari, i loro regimi, i loro metodi indegni, i loro massacri, e le loro “perquisizioni corporali”, e molto altro. Da sempre. Ma se fossi stato egiziano e fossi stato obbligato a buttarmi in un fuoco non avrei scelto la pentola degli islamisti. Ma io non sono egiziano. E se non devo pretendere di essere meglio di loro non posso neanche negargli il conforto di un punto di vista “esterno”.

E il mio punto è questo: nella vostra storia il bivio tra generali e ulema reazionari va superato, e non cancellando i “fratelli”: ma la storia mi ha insegnato anche che le rivoluzioni sono sofferte e non lineari, solo nel vostro caso si distinguee in base alla fede. Le categorie economiche non esistono più: vengono cancellate, come se le vostre società fossero altro. E invece elites, ceti medi, proletariato e sottoproletariato esistono anche da voi! Ora è chiaro che la Fratellanza fa perno con la sua politica, e con i suoi mezzi, sul sottoproletariato, sugli “straccioni” si diceva un tempo. E uno con i miei (lontani) trascorsi non può apprezzarlo. Ma non può ignorare che senza una reale politica di emancipazione del lumpenproletariat, emancipazione sociale ed economica, non ci sarà progresso. E questa politica è assente da sempre anche dai programmi dei generali.

Per questo credo che le elites non dovrebbero asserragliarsi intorno ai generali, quelli che dal fronte opposto agli ulema reazionari hanno costruito un nazionalismo straccione uguale e contrario e che da mezzo secolo arricchisce solo loro stessi.

I vostri fratelli siriani, nonostante struementalizzazioni e usi orrendi della fede anche lì, hanno seguito un percorso più “classista”, parola che oggi pochi apprezzano ma che indica una imprescindibile realtà sociale, soprattuto in paesi economicamente prostrati e abusati come il vostro.
Per questo, dandovi il mio punto di vista direi “siate più classisti”. L’oscuro miliardario-trafficante che guida i Fratelli e l’oscuro generale che guida gli immortali e brutali generalissimi hanno entrambi uno status socio economico ben diverso dal vostro.
E siccome la vostra è una società comunitariamente complessa nella quale la religione viene usata abusata e strumentalizzata, raccomanderei ai cristiani di non essere “sissiani”, ma veri honest broker in una società complessa dove loro sono cittadini estranei alla fitna (gli sciiti ci sono anche in Egitto) e alle contrapposte parrocchie del Golfo. La violenza va denunciata, ma non bisogna consegnare tramite l’esaltazione della piazza tuto l’universo dei “fratelli” agli estremisti. Un conributo illuminante in tal senso lo dà, assai meglio di me, il professor Andrea Riccardi sul Corriere della Sera di oggi.

da “Il Mondo di Annibale”

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