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Brunetta, Giachetti e renziani, all’attacco di Laura Boldrini Ancora sotto tiro Pietro Grasso

 

di  Alessandro Cardulli

ROMA – Si chiama Mangiafuoco. E’ il burattinaio del “Gran Teatro dei Burattini”. Collodi lo descrive come “un omone così brutto, che metteva paura soltanto a guardarlo. Aveva una barbaccia nera come uno scarabocchio d’inchiostro, e tanto lunga che gli scendeva dal mento fino a terra: basta dire che, quando camminava, se la pestava coi piedi.

La sua bocca era larga come un forno, i suoi occhi parevano due lanterne di vetro rosso, col lume acceso di dietro, e con le mani faceva schioccare una grossa frusta, fatta di serpenti e di code di volpe attorcigliate insieme.”.
Il capo gruppo del Pdl alla Camera sembra mangiafuoco

Quando guardiamo RenatoBrunetta, in una delle sue comparsate, ci viene a mente Mangiafoco. Salvo che il burattinaio, alla fine, era un buono. Il Brunetta invece quando  apre bocca vomita ingiurie, è cattivo, bilioso. Sembra ce l’abbia con il mondo intero. E forse è così, e forse ha anche ragione da questo punto di vista. Ormai, lui non se ne accorge, è diventato una macchietta. I cronisti ogni giorno attendono la sua dichiarazione giornaliera, Brunetta ti da sempre la possibilità di un titolo ad effetto. Nell’ultima sua uscita, a meno che mentre scriviamo  non abbia preso di mira qualche altro, spara ad alzo zero contro i due Presidenti, dello  Senato e quella della Camera. In realtà l’attacco a Grasso  è un bis. Aveva già provveduto il Brunetta quando il Presidente del Senato in una intervista aveva detto alcune cose che gli erano andate di  traverso, Lui, il Brunetta, non ammette che uno dica ciò che pensa. Solo nel caso sia d’accordo con le sue elucubrazioni passa oltre. Altrimenti fuoco e fiamme. L’obiettivo questa volta era Laura Boldrini con il suo gran rifiuto all’invito di Marchionne a far visita a una fabbrica Fiat inb Val di Sangro.
I due Presidenti “ lavorano per disegni di minoranze estremiste”
Ed ecco il  j’accuse del capo gruppo alla Camera del Pdl: “ Rischiano- dice- di vanificare il cammino difficile ma produttivo che la grande coalizione di Lette e Alfano sta intraprendendo.” Dimentica il nostro che qualche giorno prima aveva parlato di un governo di “incapaci, minacciando rovinose cadute, crisi  precipitose. Ma tutto fa brodo ed ecco l’anatema: “ Non abbiamo certo bisogno di massimi rappresentanti delle istituzioni che lavorino per disegni organici a minoranze estremiste”. E poi con aria di superiorità:  “ In fondo capiamo Boldrini e Grasso, sono esiti di un momento politico temerario, allorché Bersani coltivava sogni di maggioranze strampalate. Ma quella stagione è finita, ed è bene che la strana coppia recuperi nil senso delle istituzioni e la finisca di coltivare velleità non in linea con il proprio compito di rappresentanza democratica.” Questo è  Brunetta. Ma che al coro contro Grasso e Boldrini si unisca anche qualcuno del Pd, qualche renziano, personaggi come Giachetti e Gozi ci sembra davvero molto grave. In particolare la cosa riguarda il rifiuto del presidente della Camera.  In fondo, ripensandoci, dai renziani non c’era da aspettarsi qualcosa di diverso. Proprio Matteo Renzi mentre Marchionne portava il suoi attacco ai lavoratori della Fiat, imponeva accordi capestro, il sindaco di Firenze non ebbe dubbi a schierarsi con l’ ad del Lingotto.

Il vicepresidente ( Pd) della Camera: da Marchionne vado io

Ancora più grave l’atteggiamento di Giochetti, Pd, vicepresidente della Camera. Costui rispondendo a d un gruppetto di Pd  renziani e  di Lista Civica che chiedevano a lui e all’altra vicepresidente  della Camera e del Pd,  Marina Sereni, di accettare l’invito di Marchionne non ha posto tempo in mezzo ed ha accolto subito la proposta.Sereni non ha risposto.Giachetti forse non è bene a conoscenza della materia. L’invito di Marchionne è partito venerdì dopo che Laura Boldrini aveva ricevuto una delegazione della Fiom durante la manifestazione che le tute blu avevano tenuto a Roma,. L’invito era non solo una provocazione ma una offesa al Presidente della Camera, accusata di aver incontrato esponenti di un sindacato scarsamente rappresentativo che non aveva firmato il contratto, quello scritto di pugno dell’ad del Lingotto. Ci mancava che Marchionne chiedesse a Boldrini  di cospargersi il capo di cenere e chiedere perdono recandosi in Val di Sangro a rendergli iomaggio.. Forse, è il caso di dirlo a Giachetti e ai renziani, un po’ di dignità non farebbe male. Per quanto ci riguarda stiamo con Laura Boldrini e con Pietro Grasso.

da dazebao.it

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