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Beni confiscati e potere popolare

 

Dal IV raduno nazionale dei giovani di Libera/ Il potere dei segni contro i segni del potere. Oggi alla terza giornata di formazione e dibatti a Marsala, all’interno di Villa Genna, i giovani del raduno nazionale di Libera hanno ragionato sulla situazione in cui versano i beni confiscati alle mafie. A 21 anni dalla morte della giovane di Partanna (Tp), Rita Atria – suicida a soli 17 anni perchè rimasta sola a lottare contro la mafia –  sui terreni un tempo dei boss della provincia di Trapani, sta per nascere una cooperativa sociale intitolata a lei. “Non possiamo nascondere – dichiara Gianluca Faraone, presidente di Libera Terra Mediterraneo – di ricevere pressioni, minacce, condizionamenti. La mafia si rende conto che quello che esercitiamo sui terreni sottratti ai boss e restituiti alla collettività’ è un potere, quello del noi.  Tanti anni dopo le prime esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati, si sta costituendo la decima cooperativa in Italia.

“Il mercato deve essere il luogo dell’opportunità – dichiara Umberto Di Maggio di Libera Sicilia. Questo il pensiero che muove tutta la filiera cooperativa sui beni confiscati. Dall’altra parte si fa un uso poco consapevole di questi beni. Non c’e’ amministratore comunale che non utilizzi la parola “bene confiscati” come jolly per risolvere ogni sorta di problema. Si tratta di una battaglia comunicativa, di alfabetizzazione, con le istituzioni che è ancora in corso. Noi, diciamo: risolviamo i problemi come l’emergenza abitativa  a monte, se serve anche attraverso i beni confiscati, non come annunci ma come scelta di politiche sociali”. ”Il potere mafioso agisce su di noi, ci condiziona, crea simboli, dai quali bisogna liberarsi per progettare strategie e simboli di reazione – spiega il professor Salvatore Costantino dell’Università  di Palermo. Occorrerà   un lungo lavoro di formazione. Ci sono tanti processi in corso positivi ma siamo ancora in cammino”.

Un percorso che passa anche attraverso lo sport. A parlarne, Lucilla Andreucci, del corpo forestale dello Stato. “Il potere del noi ha un valore profondo anche nello sport. Dentro i beni confiscati abbiamo portato lo sport, la corsa, espressione di Libertà – spiega la Andreucci. Lo sport mi ha insegnato a dare valore al sacrificio e il potere di credere in se stessi. In gara siamo tutti sulla stessa linea di partenza, con la stessa maglia: questo e’ un momento di democrazia praticata.

“Il potere – spiega Franco La Torre – non è un sostantivo plurale: anche voi siete un potere, quello popolare. Anche se non facciamo parte della letteratura, siamo un potere portatore di interessi generali. La prima volta che i poteri reazionari si sono opposti al cambiamento è stato proprio all’alba della nascita della nostra Repubblica e così è stato in avanti: dagli anni ’70 sino al biennio stragista”. La strage di Portella della Ginestra, la strategia della tensione, Tangentopoli, gli attentati di Capaci e via D’Amelio. La Torre contestualizza in un asse storico sociale il continuo confronto, spesso violento, fra forze reazionarie e forze riformiste. “Oggi – aggiunge La Torre – ci troviamo a mio parere in una situazione simile a vent’anni fa, siamo nel pieno di altro confronto fra queste due forze in campo, questi due poteri che si misurano. E allora, come oggi, ci troviamo in una stessa fase. Una parte di società chiede di uscire da questa crisi con cambiamento, rinnovamento. Saremo solo noi a poter fare la differenza questa volta: il potere popolare.

da liberainformazione.org

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