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Sicurezza sul lavoro: Interrogazione al parlamento europeo di Sonia Alfano

 

Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione 
Articolo 117 del regolamento
Sonia Alfano (ALDE) 

* Oggetto:  Parere motivato relativo alla procedura d’infrazione n. 2010/4227 e deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione europea

Il 21 novembre 2012 la Commissione europea, nell’ambito della procedura d’infrazione n. 2010/4227, aperta grazie alla denuncia del signor. Marco Bazzoni, ha trasmesso al governo italiano le sue osservazioni circa il non corretto recepimento della direttiva 89/391/CEE. Il parere motivato è un documento nel quale si espone chiaramente e a titolo definitivo i motivi per i quali si ritiene che vi sia stata violazione del diritto dell’Unione e con cui si ingiunge allo Stato membro di conformarsi al diritto europeo entro un dato termine, in genere entro due mesi.

Nella risposta all’interrogazione parlamentare E-001789/2013, la Commissione comunicava che le autorità italiane avevano risposto al parere motivato in data 24 Gennaio 2013 e che la risposta era all’analisi dei servizi competenti. Nella lettera Ares(2013)1013528 del 6 maggio 2013 inviata al signor Bazzoni, i servizi della Commissione europea contemplavano l’opportunità di proporre al Collegio della Commissione, che la questione relativa al differimento dell’obbligo di presentare un documento di valutazione del rischio nel caso di imprese nuove o di cambiamenti sostanziali per le imprese esistenti vada deferita alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE).

Per l’esonero del datore di lavoro in caso di delega e subdelega, i servizi della Commissione, sulla base della risposta italiana al parere motivato, comunicavano di non disporre di esempi concreti di casi in cui questo sistema di delega e subdelega di funzioni abbia portato a una violazione della legislazione dell’UE, rivelando così l’inadeguatezza del sistema, e chiedevano al signor. Bazzoni tutte le informazioni, in particolare le decisioni dei tribunali italiani, atte ad aiutare i servizi nella valutazione della questione, invitandolo a rispondergli entro 4 settimane con nuove informazioni, tali da fargli cambiare parere. In caso contrario, questo punto della denuncia sarebbe stato chiuso.

1. Può la Commissione dire, come mai l’Italia, nonostante avesse avuto due mesi di tempo per adeguarsi al parere motivato, non l’ha fatto, ma ha inviato un’ulteriore risposta, in cui ribadiva le questioni poste con la risposta del 8 Dicembre 2011, con l’intento di fare archiviare la procedura d’infrazione?

2. Può la Commissione fornire una risposta dettagliata sul perché, nonostante il parere motivato, nonostante l’Italia non si fosse adeguata a tale parere entro 2 mesi, non ha deferito subito l’Italia alla CGUE?

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