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Il compromesso storico, tutt’altra storia dal governissimo

 

di Alessandro Cardulli
da http://www.dazebaonews.it/

ROMA – Il giornalismo italiano è ormai talmente abituato ai retroscena inventati di sana pianta che quando deve raccontare  retroscena veri, narrare la storia del nostro Paese, si mostra del tutto incapace. O meglio racconta le vicende storiche come se fossero retroscena.

Avviene così che  sul “compromesso storico” tornato all’onore delle cronache per il discorso di Giorgio Napolitano tenuto nel ventennale della morte di Gerardo Chiaromonte,   si scriva di tutto e di più. O meglio non si descrivono  parole e fatti che seguirono a due importanti articoli pubblicati da Rinascita, uno splendido settimanale del Pci, in cui Berlinguer all’indomani del colpo di Stato di Pinochet in Cile con l’uccisione di  Allende mentre in Italia si facevano sempre più pesanti minacce di avventure reazionarie e, su un altro versante,  prendeva forza il terrorismo rosso Il segretario del più grande partito comunista dell’Occidente indicava in modo molto chiaro “la
prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari d’ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica”.  I due articoli escono  il 28 settembre e il 12 ottobre del 1973 e segneranno per cinque anni la stagione del “ compromesso storico “, stagione di cui con Berlinguer fra i protagonisti principali furono proprio  Giorgio Napolitano  e Gerardo Chiaromonte, un fine intellettuale di scuola napoletana, suo carissimo amico insieme al quale ha combattuto tante battaglie politiche  e culturali all’interno del Pci da un versante che poi prenderà il nome di migliorista, l’ala destra del partito anche se questo è termine  improprio.

Così ho vissuto  gli anni della svolta del Pci
Chi ha vissuto quel periodo, sa bene quanto Berlinguer fosse rimasto  fortemente colpito dagli avvenimenti cileni con il governo del socialista Allende rovesciato da un colpo di Stato. Scriveva: “Sappiamo, come mostra ancora una volta la tragica esperienza cilena, che questa reazione antidemocratica tende a farsi più violenta e feroce quando le forze popolari cominciano a conquistare le leve fondamentali del potere nello Stato e nella s, un vento che fischiava forte  si contrappose la strategia della tensione, la mobilitazione dell’estrema destra, il deterioramento della situazione economica. Le forze reazionarie stavano cercando anche in Italia di creare “un clima di esasperata tensione” , come scrisse il segretario del Pci, tentando di aprire la strada  ad un governo autoritario  segnando una svolta durevole a destra. Il terrorimo rosso,  quella immagine  delle mani alzate a rappresentare un pistola, la P 38, impugnata contro il movimento operaio, i comunisti in particolare, le forze democratiche, rappresentava anche visivamente la possibilità di “ spaccare in due paese”. Questo l’antefatto. Gli articoli di Berlinguer  vennero letti be commentato in tutto l mondo. Fra  i militanto comunisti italiani, nel Pci, non si contano i dibattiti,le discussioni nelle sezioni gremite. La svolta  annunciata in modo inusuale, attraverso due articoli e non in una sede istituzionale del partito,  diventerà ben presto un avvenimento epocale, una svolta nella vita politica e istituzionale del nostro Paese. Editorialisti, retroscenisti , politologi  invece di commentare alla luce di questi avvenimenti il discorso di Napolitano , di inquadrarlo nei cinque anni, che seguirono fino ad arrivare  al rapimento di Aldo Moro., lo leggano con gli occhi dell’oggi. Paragonano le “ larghe intese” al  “ compromesso storico”.  Una operazione scorretta, antistorica.  Si dirà che  talune frasi pronunciate da Napolitano, il richiamo al coraggio  di Dc e Pci, l’attacco a “ moralizzatori fanatici e distruttivi di cui si può facilmente individuare nome e cognome, , la “ politica come responsabilità”, richiamano all’oggi, a questa fase tormentata della vita del nostro Paese. E’ vero.

Impensabile che il Capo dello Stato  accosti gli anni settanta all’oggi
 Pensiamo che il Capo dello Stato abbia voluto rivolgere un richiamo alle forze politiche attuali ad assumersi le proprie responsabilità. Ma è impensabile che un uomo politico che ha  vissuto da protagonista tutte le più importanti tappe della storia del nostro Paese, dal dopoguerra ad oggi possa trasportare il “ compromesso storico” nel governissimo, nelle larghe intese berlusconiane.  La proposta di Berlinguer, sa bene il President3e della Repubblica, riportava in campo la grande alleanza fra le forze antifasciste, gli anni che vanno dal 1943 al1947, il rientro di Togliatti in Italia, la svolta di Salerno, il rapporto con De Gasperi. Non solo nel Paese reale cresceva un clima unitario, i rapporti fra Cgil, Cisl, Uil spingevano verso l’unità organica, la coesione sociale si contrapponeva da una parte al terrorismo nero, alle forze reazionarie, dall’altra alle brigate rosse.  Queste unità crescente, nel pensioero di Berlinguer, poteva e doveva portare ad un nuovo e diverso rapporto,  ecco la questione del 51% che non basta  per governare in una fase in cui on pericolo è la democrazia, la reazione è, come si diceva, in agguato. Ecco il Cile, la caduta di Allende. Ed ecco il richiamo alle forze popolari, di ispirazione, comunista, socialista a collaborare con le forze popolari di ispirazione cattilica”. E’ bene notare quel “ ispirazione cattolica” ancor prima di pronunciare il nome Dc.   Una operazione quella berlingueriana che porta il Pci al centro della vita politica italiana, europea, internazionale e, qualora qualcuno ne avesse intenzione,di fatto isola la D e i ceti medi che rapprsentava mettendo il Paese al riparo da tentazioni autoritarie. In rapida sintesi sul oiano istituzionale si deve segnalare la nascita del “ governo dell’astensione”, il terzo gabinetto presieduto da Andreotti. E’ il Pci che si astiene.  Si sviluppa in questo periodo il rapporto fra Moro, “le convergenze parallele”, e Berlinguer. Pci e Dc non sono nemici,  avversari sì. E lo scontro fra i due  partiti è stato durissimo, scontro sulle politiche, molto<più duro di quello che ha contrapposto i Ds, poi il Pds, l’Ulivo, il Pd a Forza Italia e poi al Pdl. Ma i due partiti nella storia di questo dopoguerra, fino a quando sono esistititi si sono riconosciuti. Berlusconi non ha mai riconosciuto  gli avversari politici, tutti comunisti e gioiva quando  le sue piazze saltellavano gridando “ chi non salta comunista è”. Ed ora, un giorno sì e un altro pure individua nei comunisti ,che non ci sono più, i nemici che occupano tutto, dirigono tutto, si trovano ad ogni angoo di strada. Salvo  però , certo Napolitano non lo ignora,proporre “larghe intese” a tutela dei propri interessi , a partire dalla messa in sicurezza dei processi che lo coinvolgon.

Sequestro di Moro, sgomento alla Camera. Il colloquio fra Berlinguer e Natta
La storia, come si dice, è maestra di vita. Ripercorriamo  le strade del compromesso storico fino al suo tramonto definitivo.  Quel 16 marzo del 1978 Andreotti avrebbe dovuto prsentare alla Camera il suo quarto governo con il Pci che sarebbe passato dalla astensione  alla partecipazione diretta nella maggioranza, non nel governo però. Ma nella notte in una delle tante conventicole democristiane cambia la composizione del governo. Entrano personalità non “potabili” per i comunisti. Salta l’accordo. Berlinguer incontra il presidente del gruppo comunista alla Camera, Alessandro Natta. A discussione ancora non conclusa arriva a Montecitorio la notizia del sequestro di Moro e della uccisione della sua scorta.  Fuori dal Palazzo le radio mobili delle moto della polizia  raccontavano l’accaduto. Dentro il Palazzo, lo sgomento. Così ricordo quella tremenda giornata  vissuta in prima persona.  Doveva essere l’inizio di un nuovo corso. Non fu così. Il Pci votò  comunque la fiducia al governo, un esecutivo di emergenza che durò solo un anno. Finì così il cammino del “compromesso storico”. Resta di quegli anni, così diversi da quelli attuali, una sola cosa . il senso di responsabilità, allora, dei comunisti. Non è un caso che anche oggi il senso di responsabilità sia la stella polare del centrosinistra. E questo lo sa bene anche Napolitano.

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