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Giornata di riflessione e scenari di Governo. In attesa del discorso di Giorgio Napolitano

 

Tutti in attesa del discorso di Napolitano in cui verranno meglio circostanziate le condizioni con le quali ha accettato un secondo mandato. E, in quelle condizioni, brevemente da lui accennate all’atto di nomina, ci sono senza dubbio garanzie sul governo. Garanzie sul governo chieste proprio ai partiti che lo hanno voluto rieleggere. “Lunedì dinnanzi alle Camere – ha fatto sapere – avrò modo di dire quali sono i termini entro i quali ho ritenuto di poter accogliere in assoluta limpidezza, l’appello rivoltomi ad accettare l’incarico, e come intendo attenermi rigorosamente all’esercizio delle mie funzioni istituzionali”.
“Auspico fortemente – ha detto ancora  il presidente Napolitano – che tutti sappiano onorare i propri doveri concorrendo al rafforzamento delle istituzioni repubblicane: Dobbiamo guardare tutti, come io ho cercato di fare in queste ore, alla situazione difficile del paese, ai problemi dell’Italia e degli italiani, al ruolo internazionale del nostro Paese”.

Sarà un governissimo? L’ipotesi resta la più forte anche se io cinque stelle, Sel e fratelli d’Italia, in quel caso, saranno all’opposizione. Scelta Civica e Pdl sono d’accordo. Il Pd, sull’ipotesi, si spacca. I gruppi parlamentari democratici sono divisi sull’ipotesi di un governo di larghe intese con Silvio Berlusconi. Si cerca di far passare l’ipotesi che si tratti solo di un governo di scopo ma i no di Orfini, Civati e Bindi sono chiari. Il totonomine comincia. Giuliano Amato resta la candidatura principale, quella che piace di più anche a Napolitano che lo avrebbe voluto al colle. Ma nei suoi confronti c’è anche il veto della Lega.

L’unico metodo per dare solidità ad un esecutivo guidato dal dr. Sottile è cercare responsabilità di governo nei dirigenti di primo piano di Pdl e Pd, quindi vicepremier Enrico Letta e Angelino Alfano. Ma anche in questo caso il Pd non trova unità. E non la trova nemmeno se a Enrico Letta venisse data la guida ell’esecutivo. Si pensa allora anche ad un governo istituzionale, guidato da Pietro Grasso che consoliderebbe l’intesa cedendo la guida del senato al Pdl. Ultima ipotesi è l’incarico ad Anna Maria Cancellieri, sempre con i rappresentanti di Pdl e Pd a far da vicepremier. Durata? Non sarà brevissima. L’esigenza è quella di un governo che regga almeno un paio d’anni visto che si dovrà fare presto una manovra economica di una certa entità e non potrà fermarsi prima che alcune riforme non più rinviabili siano realizzate.

Intanto il giorno dopo l’elezione di Napolitano, continua la discussione interna al Pd. Rosy Bindi boccia l’ipotesi di un governo di larghe intese. Afferma che la necessità di rinnovamento nel partito c’era e c’è ma contesta il metodo della scelta dei nuovi parlamentari operata da Bersani. “abbiamo portato in Parlamento, con le primarie, alcune persone che hanno dimostrato di non avere consapevolezza del proprio compito, in un momento in cui va rilanciato il ruolo del Parlamento”, dice la Bindi. Luigi Zanda e Guglielmo Epifani chiedono a Bersani di rimanere alla guida del partito. Forse già martedì ci sarà una direzione per convocare il congresso, che altrimenti sarebbe previsto solo a ottobre. E interviene anche Civati sul suo blog. “Avremmo potuto partire da Prodi e Rodotà e invece siamo partiti da Marini o Amato o qualcun altro che parlasse a Berlusconi. E non ci siamo fermati quando abbiamo capito che su Marini non avremmo retto. No, abbiamo deciso di andare in aula così”.  E proprio Franco Marini, ospite di Lucia Annunziata, parla di malattia del partito ed afferma che il vero trauma del Pd è stata la mancata elezione di Prodi. 

Infine il Movimento Cinque Stelle. Oggi conferenza stampa di Beppe Grillo. “Quello di ieri, la rielezione di Napolitano è stato un golpetto di furbetti”. Ma lui continua ad affermare che i 163 eletti saranno lì a vigilare. E chissà se ai cinque stelle piace l’ipotesi di Orfini che dice: “Hanno detto no ad un governo con noi perchè c’era Bersani. Ora Bersani si è dimesso quindi ci possiamo provare”. Chissà. E’ l’ultimo degli scenari, quello più difficile da raggiungere. E c’è chi pensa ad una pacificazione generale che potrebbe passare per un incarico di governo proprio a Stefano Rodotà.

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