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Eni vs Gabanelli: la stampa delle allergie da polline

 

di Alessandra Filice
da www.mxpress.eu/

Stefano Corradino, giornalista e direttore di Articolo 21, pone una domanda legittima prima di diffondere sul web una petizione a tutela del programma Report e dei suoi collaboratori. L’interrogativo è, a quanto pare, meno scontato di quello che si è portati a credere ed è il seguente:”Come si fa ad impedire ad un giornalista di indagare e permettere ai cittadini di conoscere la verità?”.

Si tratta di un dubbio che sorge e che si trasforma intema caldo qualora ad un addetto ai lavori, nel caso di specie Milena Gabanelli,  è chiesto un risarcimento di 25 milioni di euro per aver cercato di far chiarezza sulle zone d’ombra di una multinazionale. La controparte in questione che si dichiara parte lesa del suo diritto di immagine è l‘Eni, sesto gruppo petrolifero mondiale per giro d’affari, in merito ad un’inchiesta sollevata dalla giornalista nel corso del mese di dicembre 2012.

La Gabanelli insieme a Paolo Mondani infatti aveva rilevato molteplici criticità della multinazionale in questione. In primis la sua accusa di corruzione per aver pagato 197 milioni di tangenti  in Algeria. Un capo di imputazione che coinvolge Saipem e la controllante Eni in qualità di persone giuridiche come sancito dalla legge 231.
Ma non solo. Report aveva infatti cercato di evidenziare quanto già accaduto nel 2012 con la Sec e il dipartimento della giustizia americana, quando l’azienda aveva già patteggiato, sempre per corruzione, 365 milioni. Del resto la scelta di mettere sotto accusa l’amministrazione Scaroni non è frutto di una posizione arbitraria di accanimento mediatico ad personam. Scaroni-come dichiarato anche dalla stessa Gabanelli- è al suo terzo mandato e già nel suo backgroundannoverava un patteggiamento ad un anno e quattro mesi, per tangenti Enel.

Si tratta quindi di scelte degne di essere classificate sotto la voce di giornalismo di inchiesta a tutti gli effetti, pagate dalla giornalista con un atto di citazione di 145 pagine dove ci si premura di contestare il tutto e per tutto. Persino che il maggior costo del gas, dovuto all’utilizzo dei contratti take or pay con la Russia, non contribuisca al costo maggiorato attestato nelle bollette.

La questione principale che sorge a seguito della cifra sproposita richiesta da Eni e ribadita a chiare lettere anche da Corradino, riveste un’importanza fondamentale. E’ infatti giusto nonché ammissibile che chi si senta diffamato goda del diritto di tutelarsi ma nel caso del servizio in questione, la problematica è un’altra. Sotto la veste della rivendicazione di un diritto, per quanto sacrosanto esso sia, in realtà si sbarra completamente la strada ad un giornalista con l’intenzione di dissuaderlo completamente nel proseguire il suo filone d’inchiesta e in un’ottica più ampia si  disincentivano tutti gli altri cronisti ad occuparsi di quello stesso tema che diviene automaticamente dogmatabù.

Si pone così l’urgenza, nel Paese che è al 61° posto nel mondo per quanto riguarda la libertà di informazione, di
impedire lo strumento delle querele intimidatorie. Un problema noto sul quale si stava impegnando il Parlamento nella passata legislatura e che ora sarà conservato in qualche cassetto di Montecitorio.

A tal proposito, il direttore di Articolo 21, si fa promotore di una petizione affinché il nuovo Parlamento revisioni la materia nella sua globalità e preveda delle penalità per chi strumentalmente utilizzi gli strumenti diffamatori. Penalità che possano subentrare qualora, nel caso di sconfitta in sede giudiziaria, il querelante si trovi a pagare lo stesso importo che richiede al querelato. Nel caso dell’ inchiesta trattata, Eni se perdesse la causa, dovrebbe risarcire la Gabanelli di 25 milioni.

La petizione rinvenibile all’indirizzo https://www.change.org/it/petizioni/salviamo-report-e-il-diritto-di-informare?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=21975&alert_id=JSHYeqhGgr_gVDJSwFGph ha già raggiunto la quota necessaria di 100 mila firme e sarà presentata in conferenza stampa mercoledì 17 aprile alle ore 12 presso la Fnsi in corso Vittorio Emanuele a Roma.
Affinché sia sempre vivo il desiderio che i giornalisti italiani non si occupino, nel corso della loro attività, di allergie da polline.

http://www.mxpress.eu/?p=21186

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