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Un buon giorno per la democrazia italiana

 
Da tutti quelli che hanno a cuore la Costituzione e la democrazia italiana, il 16 Marzo 2013 sarà ricordato come il giorno della speranza. E’ iniziato tutto la mattina presto, lungo le mura della Fortezza da Basso, a Firenze.  Prima a piccoli gruppi, poi in veri e propri spezzoni di corteo, sono arrivati in tanti, da tutta Italia: ragazzi delle scuole con i loro insegnanti, giovani lavoratori e universitari, tante persone di tutte le età, anche molto anziani. Tutti decisi a esserci per la diciottesima Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti delle mafie. Un appuntamento che Libera in questi anni ha trasformato in un’occasione comune alle diverse anime della società responsabile per ricordare, certo, quanti hanno pagato con la vita il rifiuto di lasciare libera la strada alle criminalità organizzate, ma insieme per riaffermare l’impegno a costruire un’Italia e un mondo diverso, fatto di giustizia, legalità, diritti. Memoria e impegno uniti in modo indissolubile, ricorda don Luigi Ciotti, parlando a una folla coloratissima, oltre 150.000 dicono gli organizzatori, una stima assolutamente veritiera per chi li poteva vedere dal palco. Memoria e impegno, perché, dice ancora Luigi, come vuole essere semplicemente chiamato, la memoria puramente celebrativa contribuisce a uccidere una seconda volta quelle oltre 900 vittime i cui nomi, uno ad uno, sono stati appena letti.Un successo non scontato quello dell’appuntamento di Firenze, in un momento così difficile per l’Italia. Una crisi che lascia alla maggior parte di noi pochi spazi per azioni diverse dalla sopravvivenza, e ancora meno risorse, umane ed economiche, da dedicare ad altro, senza speranze in un cambiamento che dovrebbe ricevere impulso da una politica in apparenza paralizzata da veti incrociati. Eppure eravamo tantissimi, più delle attese, e determinati a chiedere, costruire un’altra Italia.

Ma anche da quella politica arriva, a metà mattina, un segnale di risveglio. Pierluigi Bersani, spiazzando tutti, propone, a sorpresa, due nomi di indiscutibile valore per le presidenze di Camera e Senato: Laura Boldrini e Pietro Grasso. Una notizia presa con entusiasmo e insieme con cautela, a Firenze:  troppe volte la speranza in buoni provvedimenti si è spenta contro risultati deludenti frutto di mediazioni al ribasso.

Ma questa volta, questo 16 marzo 2013, non sarà così. Laura Boldrini, per molti anni portavoce in Italia dell’Agenzia Onu per i rifugiati, candidata nelle liste di SEL, in tarda mattinata, viene eletta a grande maggioranza presidente della Camera dei Deputati. E parla, e dice cose forti, inequivocabili, sui diritti dei più deboli, lavoratori, imprese in crisi, giovani, donne, naturalmente immigrati. E richiama la giornata di Libera.  E dice: “siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto.”

Un riconoscimento non scontato che, in serata, viene ribadito dal neo eletto Presidente del Senato. Pietro Grasso, magistrato da sempre impegnato nelle inchieste sulla criminalità organizzata, negli ultimi anni Procuratore Antimafia, battendo il presidente uscente, Antonio Schifani, già avvocato difensore di imputati in odore di mafia, diviene la Seconda Carica dello Stato, dopo il Presidente della Repubblica. Un risultato che ha anche aperto una breccia in quei veti incrociati tra i gruppi parlamentari: i numeri lo dimostrano, qualcuno tra i Cinque Stelle e/o tra le file di Scelta Civica, ha di certo votato per un nome indiscutibile tra quanti vogliono davvero un cambiamento per un paese in preda a conflitti d’interesse e poteri mafiosi.

E Pietro Grasso non lascia dubbi in proposito: con un discorso che vale un programma di governo, ricorda tutti i debiti della Politica nei confronti del Paese reale: dai cassaintegrati agli esodati, dai giovani senza prospettive, agli stranieri che cercano di ricostruirsi una vita, ai carcerati che vivono in condizioni disumane. E anche lui cita la Giornata di Firenze: “mi è molto dispiaciuto non poter essere con loro come ogni anno”, dice Grasso ricordando le 900 vittime di mafia. “Il loro impegno, il loro sacrificio, il loro esempio dovrà essere il nostro faro” prosegue il Presidente del Senato, “Ho sempre cercato Verità e Giustizia e continuerò a cercarle da questo scranno” auspicando una nuova Commissione d’Inchiesta su tutte le stragi irrisolte del nostro Paese.

Non sono parole di occasione, nessuno si aspettava tanto, da nessuno dei due neo presidenti. Se riusciranno nell’impresa di rendere le Camere “case di vetro” , imponendo trasparenza e rigore, da quei palazzi ripartirà davvero una politica che sia una speranza, un servizio, una passione. Per realizzare quel sogno, che era il sogno dei Padri Costituenti, i nostri parlamentari, quelli che davvero credono nei valori democratici contenuti nella Carta negati da due decenni di predominio del progetto piduista di annullamento di quei valori, dovranno, però seguire faticosamente l’incitamento dell’indimenticato Antonino Caponnetto:  “Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena dritta e testa alta e segui sempre e soltanto la voce della tua coscienza”.

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