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In nome del popolo insultato

 

di Nadia Redoglia

Da un lato abbiamo quelli del Pdl che sabato 23 porteranno nelle piazze romane il popolo tutto unito contro la magistratura che processa e condanna gli onesti, cioè loro. Perciò, portandosi anche avanti con la prossima campagna elettorale, hanno promosso quel sabato bestiale (…sabato ti porterò in piazza, vedrai sarà più dolce dirci ti amo…). Dal lato opposto troviamo quegli altri creati da un binomio che, nonostante siano oggi  parlamentari eletti di fresco da un 25% circa, proseguono a insultare e/o deridere pubblicamente le istituzioni, agendo villanamente nei confronti di qualsiasi dialogo civile, e coprendo di liquami l’informazione del Paese.  S’arrogano, raccontando non verità e qualche volta balle vere e proprie, d’essere in grado di salvare il mondo. E’ promessa che si può fare senza sprofondare per la vergogna, perché, in effetti, dopo 20 anni che gli italiani hanno creduto a un unto del Signore, è facile far credere che come minimo il Signore sia giunto. E poi dato l’assunto “uno vale uno” è anche facile sovrapporlo all’antico uno e trino, ma  pure bino, fa uguale. Immaginiamo la felicità dei molti tra i loro seguaci al pensiero di disfarsi delle scie chimiche, microchip sotto cute umana, signoraggio bancario ecc. ecc. Ovviamente perché tutto ciò sia possibile è necessario che il garante dell’unità nazionale (tra gli insultati) affidi loro immediatamente il potere (ché tanto in pochi mesi avranno il 100% dei voti) così, magari, ingannano l’attesa sbattendo nel cessola Costituzione che impiccia il loro governare?

Non avremmo mai immaginato, dopo essere stati “solo” soprannominati coglioni, che un folto gruppo di parlamentari avrebbe lavorato (a loro dire seriamente) per dimostrare che lo siamo veramente…

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