Sei qui:  / Opinioni / C’è un assedio a Bersani, sì ma dall’informazione e dai “maitre a penser”

C’è un assedio a Bersani, sì ma dall’informazione e dai “maitre a penser”

 

Sant’Andrea delle Fratte, la via dove ha sede la direzione del Pd, è presidiata da un forte manipoli di militari, C’è lo stato d0assedio, una vera e propria guerra, uno scontro acceso, sempre molto più acceso, in attesa della Direzione dei Democratici che si annuncia tempestosa. Molti dissentono dalle prese di posizione di Bersani che si trova in grande difficoltà .Cinquanta parlamentari renziani sarebbero sul piede di guerra sul piede di guerra. .E’ questo il clima che si sta vivendo dentro il Pd stante ai servizi dei media, dei grandi giornali, delle radio e delle televisioni. I molti chi sono? Non si dice. Si fanno solo due o tre nomi. Certo ci sono alcune interviste di D’Alema e di Veltroni che pur confermando il no secco di Bersani ad alleanze Pd-Pdl, avanzano proposte per quanto riguarda le presidenze di Camera e Senato e diverse soluzioni per il governo nel caso in cui non arrivi la fiducia al segretario da parte dei grillini. D’Alema, poi si è spiegato con Bersani: non intendeva proporre “ inciuci”. Veltroni parla di un governo del Presidente , una proposta alquanto generica, ma subito ripresa dai media come un netto dissenso con il segretario. Sullo sfondo, ma ,ovviamente, protagonista assoluto è Napolitano. Sarà lui, dopo aver consultato le forze politiche, ad affidare il mandato per la formazione del governo.

Orfini( Pd) . Grande maggioranza sulle proposte di Bersani
In una situazione normale non c’è dubbio che sia il candidato della coalizione che ha riportato il maggior numero di voti, cioè Bersani , segretario del Pd, il Partito che, sia alla Camera sia al Senato è risultato il primo partito anche per numero di voti. Ma questo fatto continua ad essere ignorato da cronisti, dagli editorialista, dai tanti “maitre a penser” che danno consigli, a volte sproloquiano proprio quando non ignorano per esempio la stessa Costituzione cui si richiamano. Questo clima da stato d’assedio viene seccamente smentito,” neppure da prendere in considerazione, tale da non meritare che poche parole di commento- dice Matteo Orfini, della Segreteria nazionale, responsabile della cultura e della informazione del Pd- siamo in presenza di una discussione come è giusto fare in un grande partito che, pure in una situazione molto difficile vuole assicurare un governo al Paese, per fare le cose più urgenti, avviare un processo di cambiamento”. “ Penso -continua- che la nostra direzione si concluderà con una approvazione pressoché unanime io comunque a stragrande a maggioranza sulla relazione che terrà Bersani.”. Ci tiene sottolineare che è stato giusto il richiamo fatto dal nostro giornale al risultato finale delle elezioni che vede il Pd primo partito al Senato e anche alla Camera . “ Certo -conclude- non cambia la valutazione che abbiamo fatto del risultato elettorale. Ma ristabilisce una verità comunque significativa”.

Per Grillo i gruppi parlamentari come in una caserma
Mentre editorialisti, retroscenisti dissertano, indicano soluzioni, governo del presidente, governo di scopo, governo di programma, governo a tempo, prosecuzione di Monti, si riuniscono in un hotel romano gli eletti grillino. In gran segreto, ma i giornalisti scoprono il luogo. Loro però sono “in silenzio stampa”. Senza Grillo e Casaleggio che arriveranno lunedì non parlano. Grillo intento attacca la Costituzione, l’articolo 67, quellio che prevde che i parlamentari non hanno vincoli di mandato rispondono cioè ai cittadini che li hanno eletti. A Grillo non va bene, lui evidentemente pensa ad un gruppo parlamentare come fosse un manipoli di militari e il gruppo una caserma. Non è un caso che uno dei capitoli del “ decalogo” preveda che i parlamentari “cittadini” si vogliono chiamare non devon rilaqsciatre interviste, non possono partecipare a programmi televisivi. Tutto quello che riguarda la stampa, la comunicazione verrà deciso da Grillo e Casaleggio, dallo “staff”, dicono i grillino che lo comunicherà loro. Un altro vulnus alla Costituzione che all’articolo 21 garantisce la libertà dell’informazione.

I “ consigli “ di Fo,padre e figlio, Veronesi e Settis
I “ maitre a penser” che danno consigli a Bersani e al Pd,a partire da Fo, padre e figlio, qualche consiglio potrebbero darlo a Grillo e Casaleggio. Non solo loro. Dispiace per esempio che un professore come Umberto Veronesi che è stato anche ministro ignori la differenza fra democrazia partecipativa e democrazia diretta. Scrive infatti che fra Bersani e Grillo ci sono due diverse visioni della democrazia. Il , leader del Pd è per la democrazia rappresentativa, grillo per la democrazia partecipativa, E anche lui si iscrive a quest’ultima formula.. La raltà basta leggere la Costituzione che la democrazia rappresentativa richiede la partecipazione dei cittadini. Si rilegga il professore l’articolo 1 della nostra Carta che recita: “ L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” Una Carta fra le più avanzate del mondo in termini di democrazia. Forze sociali, movimenti, associazioni, fino ai comitati di quartiere sono solo alcuni momenti della democrazia partecipativa. Il problema è di far funzionare questi strumenti che operano a diversi livelli, a partire dal territorio. Un altro professore illustre , Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte, già direttore della Scuola Normale di Pisa, propone la sua ricetta. Semplice: i punti di intesa possibili fra Bersani e Grillo sono nella Costituzione. Basta prendere quelli e l’accordo è fatto. Già, ma sentite cosa scrive uno degli “estimatori “, dei “teorici” grilliani. Il movimento 5 Stelle, il professor Becchi: afferma che questo movimento “ è e resterà una forza antiparlamentare, ora entrato in Parlamento per metterla in scacco dall’interno”.

Bobbio nel 1984. La democrazia diretta può uccidere la democrazia
Lasciamo il commento ad un grande Maestro di democrazia che si chiama Norberto Bobbio che nel 1984 scriveva che” l’ipotesi che la futura computer-crazia consenta l’esercizio della democrazia diretta, cioè dia ad ogni cittadino la possibilità di trasmettere il proprio voto a un cervello elettronico è puerile”. Prosegue: a giudicare dalla leggi che vengono emanate ogni anno in Italia il buon cittadino dovrebbe essere chiamato ad esprimere il proprio voto perlomeno una volta al giorno” E concludeva: “ Nulla rischia di uccidere la democrazia più che l’eccesso di democrazia”.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE