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Ustica, giustizia è fatta

 

Giustizia è fatta. Sono passati quasi 33 anni dal giorno in cui un missile ha colpito il Dc-9 dell’Itavia partito da Bologna per Palermo causando la morte delle 81 persone che erano a bordo. La Cassazione ha accolto definitivamente la tesi della Corte di Appello di Palermo con una sentenza storica: “L’aereo fu abbattuto in seguito ad uno scontro tra caccia militari”. I nostri radar non erano in grado di eseguire un adeguato controllo sui cieli italiani. I ministeri della Difesa e dei Trasporti dovranno risarcire le famiglie delle vittime perché non hanno garantito, pur avendone l’obbligo, la sicurezza dei voli.

Il 27 giugno alle 20,59 all’altezza di Ustica l’aereo scomparve dai radar. Si disse che era stato colpito da un meteorite, poi si parlò di collisione, infine di un missile vagante. Il fatto era avvolto dal più profondo mistero. Questo “incidente” anticipò di poco un’altra strage quella della Stazione di Bologna del 2 agosto.

Erano gli “anni di piombo” e il 1980 aveva visto una lunga scia di sangue che era iniziata fin da gennaio con l’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, un delitto di stampo mafioso anche se gli inquirenti non escludevano il movente politico: Mattarella era l’uomo del dialogo tra Dc e Pci. A Milano le Brigate Rosse avevano massacrato tre poliziotti della Digos, mentre a Genova Prima Linea in un agguato aveva freddato il tenente colonnello dei carabinieri Emanuele Tuttobene e l’agente Antonio Cosu. La violenza delle Br era inarrestabile prima uccisero a Roma il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Vittorio Bachelet, poi di nuovo a Milano Walter Tobagi giornalista del Corriere della Sera, mentre i Nar colpirono a morte il sostituto procuratore della Repubblica Mario Amato che stava indagando sull’eversione nera. Il clima nel Paese era di terrore ma nonostante tutto si intuiva che qualche cosa stava cambiando: il Parlamento aveva varato la legge sul “pentitismo”, era stato arrestato Patrizio Peci, capo militare delle Br, che di fronte al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa cominciò a parlare ed erano stati arrestati brigatisti importanti come Roberto Sandalo e Marco Donat Cattin, il figlio di Carlo vicesegretario della Dc. L’Italia era in piena recessione con una svalutazione al 22%

Le stragi arrivarono nel momento giusto, il Paese entrò ancora di più in un clima di paura che non aiutò il lavoro dei magistrati, anzi consentì ai servizi segreti di muoversi nell’ombra per depistare le indagini. Dodici furono tra i militari le morti sospette, alcuni di loro, nella notte del 27 giugno, erano in servizio ed erano sospettati di sapere.

Su Ustica giustizia è fatta. Solo quando si saprà chi ha lanciato il missile che ha abbattuto l’aereo dell’Itavia si potrà scrivere la parola fine. Compito del futuro presidente del Consiglio chiedere al presidente francese Hollande la verità su quello che accadde in quella notte di guerra nei cieli italiani. Per il giornalista Andrea Purgatori è “il segreto di Pulcinella”. Il missile, che uccise le 81 persone, proveniva da un aereo militare Transalpino.

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