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Lasciamoci alle spalle questo ventennale populismo di destra

 

Sento  in giro,a Roma come a Torino o a Milano,la sensazione che a livello elettorale i giochi siano ormai chiari e che,comunque,vadano le cose il ciclo populista degli ultimi vent’anni che ha intorbidato le cose in Italia e accresciuto  ancora di più il dominio di Silvio Berlusconi sulla politica repubblicana sia ormai finito.  Si vuol convincere gli elettori, o almeno quelli che si immaginano come futuri elettori(e non astensionisti,come pure tanti già si definiscono),che tra i vincitori delle elezioni del prossimo e vicino febbraio non ci sarà nè il cavaliere di Arcore nè  i suoi seguaci a cominciare dal segretario nominale del PDL Angelino Alfano.

Sicché quando Berlusconi-ospitato ogni giorno, secondo i casi,  da  tv pubbliche o  private- compare sullo schermo  per attaccare Bersani o Monti( o tutti e due insieme)ormai gli spettatori televisivi o radiofonici alzano le spalle e fanno finta di niente o imprecano al fatto che il Cavaliere è ritornato dopo una breve eclissi mediatica e rischia di voler partecipare di nuovo, e in posizione centrale, alla divisione del potere tra i vincitori del 25 febbraio.  Ma,per l’esperienza che mi sono fatto in molti anni di analisi della politica italiana,a me pare che si tratti di una forte illusione. O di una impressione che non tiene conto di alcuni elementi essenziali. Il primo è che tra gli avversari del PDl siamo ancora lontani da una sufficiente unità di intenti. Le battute polemiche tra i seguaci di Monti e quelli di Bersani sono quotidiane e sempre più aspre. Il secondo è che il cavaliere dispone di risorse eccezionali e sta facendo di tutto,con un certo successo,per salvarsi dai processi in corso contro di lui. Al punto da convincere la madre di Ruby a non venire a testimoniare in Italia.

Il terzo è che, sul piano mediatico,la Rai versa in condizioni tragiche e le reti berlusconiane sfornano invece proprio in questo periodo ottimi film in grado di attrarre i telespettatori. Questione di soldi sicuramente ma anche di accorta politica di acquisti di cui non sembrano sempre capaci gli attuali dirigenti della tv pubblica. Potremmo continuare aggiungendo ancora che i programmi del centro-sinistra non sono ancora chiari su tutti gli aspetti centrali dell’Italia che dovremo ricostruire nei prossimi anni sia se saremo direttamente impegnati sia come italiani che lavorano e periodicamente scelgono i propri rappresentanti in parlamento.

In questo senso leggere il commento del collega storico Michael Stuermer,l’intellettuale tedesco più vicino alla leader del centro-destra Angela Merkel che definisce “orribile” e “repellente” il nuovo commento di Silvio Berlusconi sulle imprese di Mussolini contro gli ebrei non fa che confermare l’impressione della perdurante incapacità della destra italiana di archiviare in maniera definitiva l’eredità del fascismo e del pericolo che Berlusconi continua  a costituire rispetto al prossimo scontro elettorale. Da questo punto di vista sottovalutare ancora una volta le radici molto forti della reazione italiana che prima con il nazionalismo alla Alfredo Rocco,vero edificatore del regime mussoliniano,poi con il populismo di Berlusconi nell’ultimo ventennio ha fatto del nostro paese la vergogna dell’Europa contemporanea è il massimo errore che potremmo fare.

L’assetto attuale dei media,a cominciare dall’azienda pubblica,l’elevato grado della corruzione che caratterizza la politica nazionale e locale,l’attacco sempre più forte delle associazioni mafiose al nord come al sud sono tutti elementi che preoccupano gli osservatori italiani come quelli stranieri(oggi di nuovo i giapponesi come gli europei e gli americani hanno parlato delle parole di Berlusconi sul fascismo in tutto il mondo) e ci fanno restare cauti di fronte al voto di fine febbraio. Soprattutto se non si fa qualcosa di più  chiaro rispetto ai programmi da attuare e all’unità di chi vuole mettere alle spalle una volta per tutte i simboli e i piani del populismo di destra che per vent’anni ha dominato il paese.

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