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Sondaggio: Islam incompatibile

 

Il 74% dei francesi ritiene l’Islam una religione intollerante. Le Monde intervista Abdennour Bidar
A cura di Stéphanie Le Bars
traduzione a cura di www.finesettimana.org
Il filosofo Abdennour Bidar, specialista dell’islam e della laicità, reagisce al sondaggio realizzato da Ipsos per Le Monde, il Centro di ricerche politiche di Scienze Politiche (Cevipof) e la Fondazione Jean Jaurès sulle nuove fratture della società francese: sondaggio che presenta dei risultati inequivocabili sulla percezione che i francesi hanno dell’islam. Il 74% delle persone interrogate ritiene infatti che l’islam sia una religione “intollerante” e che non sia compatibile con i valori della società francese. Cifra ancora più radicale, 8 francesi su 10 ritengono che la religione musulmana cerchi “di imporre il suo modo di funzionamento agli altri”. Infine, più della metà dei francesi pensa che i musulmani siano “in maggioranza” (10%) o “in parte” (44%) “integralisti”, senza che si sappia che cosa intendono con questo aggettivo. Queste proporzioni variano certo in funzione dell’età e dell’appartenenza politica degli interrogati, ma, ed è un segno del loro radicamento nell’immaginario collettivo, esse restano ampiamente maggioritarie in tutte le categorie. Ad esempio il 65% delle persone di sinistra e il 68% di coloro che hanno meno di 35 anni condividono l’idea che l’islam non sia una religione tollerante, mentre il 61% dei primi e il 66% dei secondi pensano che non sia compatibile con i valori della società francese..
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D: Che cosa le fanno pensare i risultati del sondaggio?

R: Bisogna chiedersi che cosa resta della gravità di questi risultati una volta tolti degli elementi di contesto e una parte di irrazionalità: la crisi economica che suscita un’angoscia diffusa, che aspetta solo di trovare un tema su cui cristallizzarsi, un fondo di intolleranza o di razzismo ordinario irriducibile, la parte delle fantasie di fronte ad un “grande cattivo” di cui sembra si abbia bisogno, un peso eccessivo attribuito al religioso, un certo populismo..
Una volta ammessi tutti questi elementi, sento comunque dietro a queste risposte una preoccupazione oggettiva che non bisogna ignorare. È un avvertimento all’islam; l’idea che l’islam abbia un problema con se stesso e che faccia fatica a rigenerarsi..
È urgente che i musulmani si interroghino in maniera critica sulla loro religione e sulla loro comunicazione. Che si chiedano chiaramente: “Com’è che, anche tenendo conto di tante cose, le persone reagiscano così rispetto a ciò che siamo?”
Il riflesso di difesa di fronte a queste apprensioni così diffuse è completamente superato. Se, di fronte a queste nuove cifre, i musulmani una volta di più parlano di stigmatizzazione, ed invitano a non fare amalgami tra una certa radicalità minoritaria e l’islam moderato, si tratterà ancora una volta di una reazione di negazione e di auto-deresponsabilizzazione..

D: Su quali risorse potrebbero lavorare i musulmani?

R: I principali problemi che l’islam ha con se stesso sono quelli dell’indiscutibilità dei suoi testi e del rapporto con le donne. Si ha la sensazione che questa riflessione sia rinviata indefinitamente. Ma questa incapacità a rimettersi in discussione è pericolosa e carica di conseguenze per l’islam. I responsabili musulmani dovrebbero invitare ad una critica della ragione islamica..
Prendiamo l’esempio del velo: la linea del “è una mia scelta” mi sembra veramente insufficiente come capacità di interrogazione critica da parte delle musulmane. Anche se in una certa misura l’accetto perché può essere un modo per esprimere la propria individualità, un segno di identità (che non riguarda solo l’islam), di fronte all’atomizzazione sociale o in una Repubblica che non sa più promuovere i suoi valori fondamentali, ciò non toglie che il velo abbia una connotazione fortemente negativa rispetto alla condizione femminile. E sono convinto che se le donne si ponessero veri interrogativi critici, si renderebbero conto che questo fa problema rispetto alla propria tradizione, rispetto allo sguardo altrui, rispetto alla possibilità di stabilire dei contatti..

D: Questo fenomeno di diffidenza di fronte all’islam ha altre origini?

R: C’è anche, nei risultati di questo sondaggio, una responsabilità dei media, dei politici e degli intellettuali: si è lasciato all’estrema destra, mossa da cattive intenzioni, il monopolio del “coraggio” su questi problemi. Si sarebbe dovuto avere più coraggio, in particolare di fronte all’assioma multiculturalista, che dice che non bisogna fare amalgami tra l’islam integralista, minoritario e l’islam moderato. Ma, oggi, le persone si chiedono dove sia “l’islam moderato”, quando si trovano accanto dei musulmani che vivono in una logica di rivendicazioni, che sentono come intransigente; questi comportamenti non sono certo appannaggio dell’islam, ma i musulmani li attuano massicciamente..
Ora, la sinistra e la destra repubblicana possono essere assolutamente in una posizione di equilibrio tra il rifiuto della stigmatizzazione dei musulmani e la capacità di chiedere conto all’islam in riferimento alla sua tradizione, alla tradizione repubblicana e ad imporgli un certo numero di limiti. Del resto, di fronte alla situazione geopolitica, i musulmani vivono in un certo qual senso una mondializzazione subita. Tuttavia, non si può staccare totalmente AQMI (cioè Al-Qaida nel Maghreb islamico) dall’islam. AQMI è una patologia dell’islam. I dignitari musulmani dovrebbero incessantemente dissociarsi da questi gruppi. E contrariamente a ciò che pensa Moussaoui (il presidente del Consiglio francese del culto musulmano ha chiesto che non sia più usato il termine “islamista” nel discorso pubblico per designare i terroristi che fanno riferimento all’islam in varie parti del mondo), è grottesco e sbagliato voler staccare totalmente le rivendicazioni di quella gente dalla religione musulmana…

D: Certi responsabili musulmani ritengono che il periodo attuale sia certo critico per l’islam nelle società occidentali, ma che si normalizzerà. Altri invece ritengono che stia aumentando l’islamofobia. Lei che cosa ne pensa?

R: Non c’è fatalità nel peggio. Infatti si può considerare che si debba attraversare un momento difficile; siamo in un periodo di svolta, la società è sulla via del multiculturalismo, segnata da religioni e ideologie disincantate. Per quanto riguarda l’islamofobia, ci sono cause immaginarie e cause oggettive. Possiamo infatti ritenere che la nostra società sia un po’ arcaica e abbia bisogno di nemici, di un “grande altro”. L’islam viene strumentalizzato a questo fine. Ma se questa religione è strumentalizzata, significa che è strumentalizzabile; accanendosi a mostrarne una posizione oltranzistica, si espone ad essere facilmente assunta nel ruolo di “grande cattivo”…
Allo stesso tempo, si può anche dire alle persone di uscire dalla religione, dai riti, dal sacro, ma fintanto che il mondo occidentale, in cui regna il relativismo dei valori, non avrà proposte di senso, le persone non usciranno dal loro nucleo di valori per ritrovarsi nello stesso smarrimento relativista di tutti quanti. In questo, l’Occidente è un po’ sprovvisto..

D: L’islam non produce anche delle iniziative sostenute da musulmani caratterizzati da una volontà di apertura?

R: È vero, queste iniziative sono reali. Come se, a sua insaputa, l’islam fosse molto più solubile nella modernità di quanto non creda. Così, anche tra certi musulmani si vedono delle aspirazioni tipiche della modernità. Accettano il fatto di essere “civicamente responsabili”, la cura di sé, la fraternità al di là delle differenze, l’ecumenismo, il vivere-insieme. Ma questa modernità è assunta troppo raramente.

Il mondo di Annibale

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