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IndigneRai: lettera al dg Rai Gubitosi

 

Egregio direttore
i primi giorni del nuovo anno, come tradizione, si caratterizzano per i buoni propositi. Anche noi dipendenti Rai proviamo a tratteggiare progetti di futuro aziendale tra sogni e dura realtà. Abbiamo accolto con curiosità e grandi aspettative la Sua nomina e quella delle dottoressa Tarantola alla guida di una Rai macchiata dal buio periodo costituito da fallimentari piani industriali, zeppi di conflitti di interesse e deprimenti per le casse dell’azienda pubblica.  Le Vostre dichiarazioni indirizzate a noi dipendenti e agli organi di stampa ci hanno fatto credere per un momento in un futuro equo e illuminato dal ruolo di servizio pubblico che la Rai dovrebbe svolgere, ma e’ durato il tempo di un punto e di una virgola su di un comunicato stampa. Alle promesse di tagli di costi esterni e sprechi abbiamo visto nominare dei direttori di rete che nulla hanno di diverso rispetto alle vecchie nomine che puzzano di partito. Oltre i tagli ad inutili strutture e di pochi uomini dalle dubbie capacità non abbiamo percepito in seguito il coraggio delle grandi svolte che annunciano intraprendenti mosse future.  I costosi cachet dei registi e collaboratori esterni sono presenti più che mai, ne è un esempio il rinnovo contrattuale ad un regista esterno settantenne che, spesso assente, lascia fare la regia agli aiuto-regista. La sua produzione, che si e’ invecchiata con lui, è simbolo eccellente dello spreco e dell’ uso privato della televisione pubblica. Il suddetto rinnovo contrattuale pone la continuità nei confronti di tutti quei costosissimi contratti esterni che tanto pesano alle casse aziendali senza apportare ormai significativi risultati in termini pubblicitari (chiedere alla Sipra che una ne fa e dieci ne sbaglia).   Nella sua comunicazione di fine 2012 in un cruciale momento di bilanci, e sommersi tra gli auguri di buone feste, ci troviamo l’invito a stringere la metaforica cinghia. Bene, dopo esserci stretti in un profondo afflato di auguri, ci guardiamo intorno e vediamo che gli unici con la cinta stretta sono i dipendenti che hanno la disgrazia di non essere giornalisti o dirigenti né tanto meno vip, registi o autori. Gli unici che devono risparmiare e fare sacrifici nel nome della buona sorte aziendale, pagando colpe di una cattiva gestione figlia di una pessima e asfissiante politica sono sempre i poveri dipendenti. Soldi pubblici per spese private da pagare in comode rate sulle spalle del semplice dipendente che, umiliato, porta nelle case degli Italiani il prodotto marchiato Rai con sacrificio e dedizione. Lo dimostra lo sforzo che tutti i reparti tecnici e ingegneristici stanno facendo per garantire il perfetto funzionamento del sistema digitale News partito senza probleni il 31 dicembre 2012.  Nella lettera natalizia che Lei molto cordialmente ci ha inviato leggiamo le seguenti parole: “Spero, anzi sono sicuro, che la Rai farà la sua parte con equilibrio, imparzialità e professionalità nel gestire questo complesso periodo. Si dice spesso che la Rai è lo specchio del Paese, che ne riflette i vizi e le virtù. Io spero che la Rai diventi un esempio virtuoso, un traino verso una nuova fase di crescita sia economica che culturale.nSono felice di questi primi cinque mesi in Rai e di avere il privilegio di lavorare con Voi a questo obiettivo”.  Per dare conseguenza alle meravigliose intenzioni ci auspichiamo da subito delle serie regole di partecipazione dei politici in Rai che non può ridursi ad essere il megafono e l’ennesimo predellino per i politici con le mani nell’azienda. Non possiamo pagare con i soldi del contribuente la campagna elettorale dei soliti noti. Il nostro compito è informare il cittadino e dobbiamo farlo con serietà ed equità.  Anche noi auspichiamo che la Rai diventi un esempio virtuoso anziché lo specchio del paese al punto da ospitare condannati in primo grado tra i vicedirettori generali. Antonio Marano sta disonorando e sporcando l’immagine della Rai, il codice etico, articolo 2.3 al punto b afferma: “Ciascun Esponente Aziendale o Collaboratore deve agire in modo da tutelare il prestigio e la reputazione della Società”. Come Lei sicuramente saprà, il vice direttore Marano è stato condannato in primo grado a 1 anno e 6 mesi per la falsa testimonianza che, a suo tempo, Marano avrebbe fornito ai giudici sulle ragioni della espulsione del giornalista Massimo Fini dalla Rai con relativa soppressione, ancora prima della partenza, del suo programma “Cyrano”. Crediamo sia bello cominciare il 2013 allontanando chi si è prestato al conflitto di interessi.  Caro Direttore, l’abbiamo chiamata speranza ma ci rendiamo conto, alla luce delle miserie del rinnovo contrattuale che l’azienda si prepara ad offrire, che si è trattato di un’illusione. Ci siamo illusi che con il suo canale mail potesse davvero ascoltare e prendere atto delle singole voci dei dipendenti ma ci siamo accorti che non è così. Un bel sogno calpestato dalle fredde relazioni sindacali.  Il nuovo anno ha fretta di arrivare e la chiusura contrattuale pure, i soldi per non intaccare la dignità di chi lavora con amore per la Rai ci sono, sono nascosti tra i rovi di una modalità gestionale vecchia e sprecona che sappiamo essere distante da Lei. Noi non scriveremo la lettera a Babbo Natale, perché abbiamo smesso di crederci, purtroppo. Crediamo invece nella sua volontà di dare una svolta decisa all’azienda di servizio pubblico cercando di distribuire le risorse nel modo più equo possibile valorizzando le risorse interne come lei ha più volte pubblicamente manifestato. Dia seguito con coraggio alle sue intenzioni.

Movimento lavoratrici e lavoratori Rai indigneRai

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