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Giornata della memoria, non esiste solo il fascismo violento delle squadracce

 

Sono passati 68 anni da quando i cancelli di Auschwitz furono abbattuti e sono 68 anni che simbolicamente ricordiamo la fine di quegli anni terribili. Quest’anno, però, la Giornata della Memoria è stata preceduta – solo di qualche giorno – da un episodio che definire grave è ben poca cosa
. Sono stati arrestati a Napoli alcuni esponenti di Casapound che pianificavano progetti così terribili da farci piombare indietro nel tempo a più di settant’anni fa, dritti nel cuore del fascismo.

Tra i propositi dei fascisti del terzo millennio, come loro amano definirsi, c’erano infatti quello di incendiare una gioielleria gestita da un ebreo o quello di picchiare e stuprare una studentessa anch’essa colpevole di essere ebrea. Sono senza ombra di dubbio fatti allarmanti e purtroppo nemmeno così rari, che anzi stanno pericolosamente crescendo sia in Italia sia nel resto d’Europa. Complice è senza dubbio la crisi, ma non solo quella economica. Quel che emerge da questi fatti è che la prima e vera grave crisi è anzitutto quella culturale, quella che sottovaluta episodi così preoccupanti, che li riduce a problemi isolati e di mero ordine pubblico. Dalle indagini che si sono sviluppate a Napoli è invece chiara la matrice razzista, antisemita, violenta e machista: fascista, in una parola.

In queste sedi si fa proselitismo ed indottrinamento, si legge il “Mein kampf” di Hitler e si educa all’odio. La risposta democratica del nostro paese non può solo essere quella della pubblica sicurezza, ma quella dello sviluppo dell’antifascismo e della cultura dei valori e dei princìpi costituzionali, a partire dalla scuola. I veri responsabili di queste derive sono gli indifferenti, coloro che non sono capaci di mettere l’antifascismo a valor comune di tutti i cittadini italiani, a prescindere dallo schieramento politico a cui si sentono più vicini.

Quel che preoccupa e amareggia è allora più d’un elemento. Il primo è il dover constatare, ancora una volta, che l’Italia non è ancora riuscita fino in fondo a fare i conti con la propria storia. Il secondo è il trovarsi di fronte all’assenza della politica, che troppo raramente inserisce nella propria agenda l’antifascismo ed i suoi valori; che sembra non volersene fare carico, trascurandone la più che cogente attualità. Essere antifascisti è oggi indispensabile come lo era settanta anni fa, è la realtà che ci circonda a chiedercelo. E’ la nostra Costituzione a chiedercelo.

Non esiste solo il fascismo violento delle squadracce, ma ce n’è uno che per certi aspetti è forse più pericoloso: quello strisciante, il quale riduce la donna a corpo, a strumento del virilismo dell’uomo che la vuole sottomessa. Anche questo inquieta degli episodi di Napoli: il voler punire la donna con lo stupro, come a rivendicare la forza della propria autorità di maschio. E così oggi come all’ora la donna è ridotta all’ambito domestico, lontana dalla vita pubblica, oppure a mero ornamento, devota ad esaudire i desideri maschili. A ben vedere certi elementi riemergono frequentemente nella storia del nostro Paese, a volte addirittura sono una costante, arrivando a toccare anche insospettabili fette della popolazione. Inutile stare qui a ricordare la presenza (o forse sarebbe meglio dire l’assenza) delle donne nelle Istituzioni o anche solo la quantità di donne che, divenute mamme, sono letteralmente espulse dal mondo del lavoro.

Simili propositi non possono che quindi essere lo specchio dell’imbarbarimento della nostra società, che è arrivata a creare un neologismo – il femminicidio –  per gli omicidi che vedono come vittime delle donne colpevoli solamente di esserlo. E’ per queste ragioni che l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia non vuole trascurare neppure quella che oramai potrebbe essere definita come “questione femminile”, su cui sta organizzando un convegno nazionale a Milano, per il prossimo 16 marzo.

Sarà un’occasione per confrontarsi sul coraggio delle donne, anche nel periodo fascista, attraverso quello che per l’Associazione è il metodo prioritario: il confronto tra generazioni. Ci saranno numerosi ed autorevoli contributi di docenti, ma anche di donne partigiane, per stimolare nei cittadini di oggi una riflessione che sia consapevole e sappia anche fare tesoro dell’esperienza di chi quegli anni li ha vissuti in prima persona.

L’antifascismo, oggi come ieri, è l’anticorpo naturale ed indispensabile per difendere la nostrademocrazia. E’ necessario presidiare i diritti e le libertà conquistate, poiché la storia tristemente ci insegna quanto facile sia tornare indietro su questo terreno.

Chi non conosce la storia è condannato a riviverla ed è per questa ragione che l’antifascismo compete ad ogni cittadino, il 27 gennaio ed ogni altro giorno dell’anno.

 

* Anpi

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