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Appello contro una legge “ad personam” in tema di diffamazione

 

Di seguito l’appello di un gruppo di avvocati, magistrati, docenti, giornalisti in merito al ddl relativo al reato di diffamazione in esame presso la Commissione giustizia del Senato. ” La nota che alleghiamo– scrivono- con le nostre firme, vuole solo esprimere un punto di vista comune, per suscitare – se possibile – riflessioni urgenti e approfondite su un tema molto delicato.”

Siamo un gruppo di Avvocati, Magistrati, Docenti, Giornalisti, che si conoscono
e si sono scambiati le impressioni (negative) che hanno ricevuto da quanto sta
avvenendo, in tema di diffamazione, nella Commissione giustizia del Senato,
nel più assoluto silenzio stampa. La nota che alleghiamo, con le nostre firme,
vuole solo esprimere un punto di vista comune, per suscitare – se possibile –
riflessioni urgenti e approfondite su un tema molto delicato. Non faremo una
raccolta firme, perché ci sono già troppi appelli in giro. Ci limitiamo
semplicemente a far sentire la nostra voce di cittadini, nella speranza che
prevalga il buon senso e la ragione e si tenga conto non solo degli imputati, ma
anche delle vittime, confidando che si crei una diffusa ripulsa contro l’idea –
ancora una volta – di leggi ad personam.

A proposito di un d.d.l. (Senato n. 3491, in sede deliberante ) relativo alle
sanzioni per il reato di diffamazione
Abbiamo visto con non poca preoccupazione, il disegno di legge Chiti ed altri,
(Senato, n. 3491), presentato il 28 settembre 2012, in tema di pene per la
diffamazione.
Il d.d.l., sottoscritto da rappresentanti di gruppi diversi, sta viaggiando a grande
velocità, tant’è che la Commissione ha ottenuto anche di procedere in
deliberante, che significa che non si andrà neppure in aula. Perché tutta questa
fretta? Lo ha detto esplicitamente il Presidente della Commissione giustizia del
Senato, nella sua relazione introduttiva in Commissione: “ Per evitare il carcere
a Sallusti, si deve davvero lottare contro il poco tempo a disposizione “; e più
oltre “ Saranno garantiti tempi rapidissimi di esame tali da consentire all’altro
ramo del Parlamento di approvare in via definitiva, e comunque entro e non
oltre la predetta data del 26 ottobre, una legge volta a scongiurare il carcere ad
Alessandro Sallusti e agli altri giornalisti che si trovano o si troveranno nella
sua situazione.”

L’intento dei promotori è di eliminare la reclusione per i reati di diffamazione
che, sia detto per inciso, specialmente quando c’è anche l’aggravante
dell’attribuzione di un fatto determinato, non sono reati di opinione.
Noi non siamo favorevoli alla repressione dura e non auspichiamo che si vada
in carcere per il reato di diffamazione, anche se gli interessi che dovrebbero
essere tutelati sono quanto meno più rilevanti rispetto a quelli in gioco nel reato
di furto.

Noi siamo favorevoli alla libertà di stampa, ma siamo interessati anche alla
difesa della reputazione e dell’onore, che sono pacificamente beni protetti e
garantiti dalla Costituzione.
La stampa seria non ha da temere nulla, neppure dalla legge attualmente
vigente. Chi deve preoccuparsi delle conseguenze è solo chi commette
sistematicamente diffamazioni, imbastisce campagne, crea “mostri”, interferisce
pesantemente sulla vita privata e sulla vita professionale delle persone.
Del resto, basterebbe fare un confronto tra i precedenti penali di alcuni abituali
frequentatori delle aule giudiziarie (in tema di diffamazione) con quelli dei
Direttori di alcune grandi testate nazionali. Si vedrà rapidamente la differenza e
si capirà che il problema non è solo quello della salvaguardia della libertà di
manifestazione del pensiero.

Ma ancora: molto raramente i Tribunali italiani infliggono pene detentive a
giornalisti e ancora più raramente ai Direttori. Quando si passa – in casi non
frequenti – dalla multa alla reclusione, è perché si tratta di diffamazioni davvero
scandalose oppure di casi di recidiva specifica e reiterata.
Ciò premesso, se davvero si volesse tutelare la reputazione e l’onore delle
persone, considerandoli – come è doveroso – beni fondamentali e attributi della
persona, costituzionalmente garantiti, non si dovrebbe ridurre tutto alla multa,
(che non preoccupa nessuno e non costituisce deterrente), ma si dovrebbe
pensare magari a misure alternative oppure a pene accessorie, (del resto non
ignote ai nostri Codici), che colpiscono l’attività professionale di chi,
chiaramente, abusa dei suoi poteri.

Insomma, non si può alterare un sistema, che risponde a razionalità e a
equilibrio, solo per “salvare” un Direttore al quale la reclusione è stata irrogata
anche in virtù di numerosi precedenti.
Se si vuole riordinare il sistema e renderlo davvero equilibrato, si prevedano,
quanto meno, pene accessorie, obbligatorie quando ci sono precedenti penali,
di carattere interdittivo o sospensivo da specifiche attività, professionali e non.
E lo si faccia non in deliberante, ma con una seria discussione in aula e col
tempo necessario e non commisurato alla situazione di un singolo. Il
Parlamento è affollato di provvedimenti in lista d’attesa o che stentano ad
arrivare alla conclusione. Si aggiunga anche questo, se si crede di apportare
qualche aggiustamento al sistema, ma tenendo conto davvero di tutti gli
interessi in gioco; e soprattutto ricordando che nel processo penale si deve
prestare attenzione e garanzie non solo agli imputati, ma anche alle vittime.
Oltretutto, sia detto per inciso, non è vero che all’estero non è prevista la
reclusione per la diffamazione.

Il quadro è molto variegato. Comunque, in Francia, Germania e Spagna è
prevista anche la pena detentiva;altrettanto negli Stati Uniti, dove mancano
leggi federali sul tema specifico, ma in 17 Stati è prevista anche la pena
detentiva. Che poi ovunque esistano problemi e modalità di applicazione
diversi, è tutt’altra questione.

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