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Morti sul lavoro, un’altra vergogna italiana

 

Oggi assistiamo all’ennesima vergogna tutta italiana, Bruno Cavicchi, padre di Nicola Cavicchi, 35 anni, morto al lavoro sotto le macerie dello stabilimento della Ceramica Sant’Agostino, nel Ferrarese, si è visto consegnare dall’Inail, un assegno una tantum di 1936,80 euro, come rimborso spese funerarie

L’Inail si difende dicendo di aver applicato la legge, e dice aver chiesto più volte che fosse modificato il TU 1124/65, che regola i risarcimenti Inail per gli infortuni e le morti sul lavoro. Una legge vecchia di ben 47 anni (è del 30 Giugno 1965), che in questi anni non è stata cambiata neanche di una virgola. L’articolo 85 del Testo unico 1124/1965, che regola il risarcimento per gli infortuni e le morti sul lavoro, prevede infatti che hanno diritto alla rendita a superstite, in caso di infortuni mortali, coniugi e figli e, se assenti, gli ascendenti viventi e a carico del defunto, che contribuiva quindi al loro mantenimento. Tradotto, non hanno diritto alla rendita, ad esempio quei genitori delle vittime del lavoro che non risulti ricevessero contributi al mantenimento, dal loro caro ammazzato dall’insicurezza nei luoghi di lavoro. Nessun risarcimento per chi ad esempio ha visto il proprio figlio sfiancarsi per mantenere il proprio posto di lavoro precario, umiliarsi con il proprio “padrone” per non rischiare di perdere il lavoro, ed infine essere ucciso da quello stesso lavoro che non voleva o non poteva permettersi di lasciarsi sfuggire. Si tratta di una vergogna che non può continuare ad esistere. Sembrerà assurdo, ma nonostante l’Inail dica di aver richiesto più volte che questa legge fosse cambiata, io non sono riuscito a trovare comunicati stampa in cui l’Inail chiedesse esplicitamente al Parlamento e al Governo che questa legge venga cambiata quanto prima. Anzi, faccio una proposta, visto che l’Inail dice di aver richiesto più volte che Il TU 1124/65 venga modificato, perchè non lo chiede anche al Governo Monti e in particolar modo al Ministro del Lavoro Elsa Fornero??? Io a differenza dell’Inail c’ho messo la faccia, perchè è troppo facile, dire come fa l’Inail, di aver applicato la legge, e ho fatto una petizione, perchè il Parlamento modifichi quanto prima il TU 1124/65. Questa petizione ha raccolto oltre 3000 firme online, e chi vuol aderire lo può fare a questo link: http://firmiamo.it/non-derubate-i-morti

e altre 400 adesioni tramite email, quindi siamo ad oltre 3400 adesioni alla Petizione. La petizione è stata inviata anche a tutti i gruppi parlamentari, invitandoli a modificare il TU 1124/65 alla svelta. A parte qualche risposta individuale di qualche deputato, che mi ha scritto dicendomi che avrebbe fatto qualcosa per modificare questa legge, nulla, zero!!! Io voglio esprimere tutta la mia solidarietà alla famiglia Cavicchi, che prima si è vista privare di un figlio, morto sul lavoro, per il sisma del 20 Maggio 2012 , e adesso gli arriva la beffà dell’Inail, con un assegno di soli 1936,80 euro per la morte del figlio. E’ vero, non è un risarcimento, ma un rimborso spese funerarie, ma io continuo a domandarmelo, ma possibile che la vita di un operaio morto sul lavoro venga valutata, in modo vergognoso, solo 1936,80 euro e NESSUNO, ripeto, NESSUNO, faccia qualcosa per cambiare tutto ciò??? Ci fosse stato un mezzo d’informazione che ha dato spazio a questa petizione:

Dopo la morte di Andrea Gagliardoni la cui famiglia ha ricevuto dall’Inail 1600 euro, dopo la morte di Roberto Scavo, la cui famiglia ha ricevuto dall’Inail 1700 euro, dopo la morte di Matteo Armellini, la cui famiglia ha ricevuto dall’Inail 1936,80 euro, dopo la morte di Nicola Cavicchi, la cui famiglia ha ricevuto dall’Inail, 1936,80 euro, quante altre famiglie di morti sul lavoro, devono ricevere ancora questo assegno una tantum beffa di rimborso spese funerarie, perchè il Parlamento e il Governo si diano una mossa a modificare il Testo Unico 1124/65? E badate bene, questi sono i casi che sono venuti sulla stampa, chissà quanti altri familiari di morti sul lavoro hanno ricevuto un assegno beffa di rimborso spese funerarie dall’Inail, ma non hanno trovato la forza o il coraggio di denunciare questa ingiustizia sui mezzi d’informazione.

* Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Email: bazzoni_m@tin.it

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