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ANNA SCALFATI: “Che ci dobbiamo aspettare da una società dove sono stati spenti i riflettori sui sogni?”

 

Il 7 settembre su Raitre, torna “Percorsi”, il programma ispirato al documentario di Pierpaolo Pasolini, “Comizi d’amore”, nato nell’estate del 2003 per descrivere i grandi o piccoli cambiamenti di costume del nostro paese. A condurlo è Anna Scalfati, giornalista, conduttrice tv e da sempre impegnata in importanti battaglie civili. “Abbiamo bisogno di giornalisti liberi e non ricattabili – afferma la Scalfati intervistata da Articolo21 – per difendere la verita’ e la democrazia”.

Quando nove anni fa è andata in onda la prima puntata di “Percorsi” avete evocato Pier Paolo Pasolini e la sua esperienza dei “Comizi d’amore”. Cosa volevate portare nella vostra trasmissione dello spirito delle sue denunce?
Volevamo raccontare un Paese profondamente modificato, cosi’ diverso da quello da cui venivamo, da stupire noi stessi. Un abbattimento verticale e netto dei valori dei nostri padri. Un cambiamento da registrare, raccontare ma sul quale non c’era giudizio. Il suggerimento a vedere Comizi d’Amore di Pasolini – che non conoscevo – mi venne da Michele Santoro. E’ una cosa che non posso dimenticare. Michele mi ha insegnato tantissime cose della televisione e gliene sono profondamente grata ma e’ stato anche in grado di indirizzare e influenzare il mio personale percorso di professionista. Il fatto che questo programma sia andato avanti per tanti anni e che adesso venga in qualche modo “resuscitato” e’ la prova che si tratta di qualcosa che ha funzionato. Vedremo con gli ascolti, tra qualche giorno, se puo’ ancora andare bene al pubblico.

Un giovane di Libera, Beppe Pagano, uno di Legambiente, Marco Omizzolo,  e poi un transessuale… Sono i protagonisti delle interviste (una per puntata) che realizzi in studio e che fanno da canovaccio alle inchieste. Personaggi per nulla o solo parzialmente noti ai telespettatori. Perché? Cosa rappresentano?
Quando lavoravo con Minoli, ormai moltissimi anni fa, feci un programma con filmati realizzati su storie vere e ricordo che diedi come titolo a quel format “Film Vero”. Per la verità anche Minoli e’ stato importante perché mi ha lasciata libera, dopo tanti anni di telegiornale, di esprimere quel che avevo voglia di dire. Uno di questi concetti che avevo dentro era che la realtà e’ di molto superiore e più efficace della finzione. I personaggi veri, non pagati, spontanei che partecipano a “Percorsi” hanno una forza espressiva evidente. E la finzione non e’ solo il film o la fiction ma tutte quelle cose che ci riguardano e che vengono costruite a tavolino.
In questo senso i protagonisti di questa edizione di “Percorsi” sono dirompenti nella forza delle loro istanze. Io ho cercato di adeguarmi a loro, di scendere da quella specie di assurdo piedistallo che spesso pone chi lavora in tv in una posizione di privilegio.

Cosa c’è di diverso rispetto ai programmi che tradizionalmente si occupano di questi temi?
Ho cercato di fare una tv nuova, nel senso di ritornare a quello spirito solido che aveva la tv in bianco e nero. Da quel video devono passare idee, contenuti, proposte: non puo’ essere una costruzione ansiogena che ha come unico obiettivo lo share, a qualunque costo.

Illegalità, negazione dei diritti, violenza, droga. Tanti i temi dei nuovi “Percorsi” nei quali riproponete il meglio del repertorio precedente con degli innesti legati all’attualità. Con quali risultati? Qual è il rapporto tra l’Italia di quasi dieci anni fa e quella di oggi?
Una intervista recente a Marco Rossi Doria che e’ sottosegretario alla Pubblica Istruzione ma e’ anche un “maestro di strada” a Napoli, descrive bene quel che e’ accaduto in questi anni partendo da un allarme, quello dell’abbandono scolastico in Italia. Ora, a prescindere dalle polemiche politiche che a me proprio non interessano, e’ un dato di fatto che il sogno post bellico di una Italia leader nel campo dell’istruzione sta via via scemando. Questa e’ una cosa che mi fa una rabbia da non credere ed e’ anche al ruolo della televisione che io addebito questa sconfitta. E’ nata una sorta di organizzazione trasversale che in nome di interessi diversi da quelli della collettivita’ ha deciso che si poteva anche sacrificare la “testa” dei nostri ragazzi .

Fino a trasformarli in meri consumatori…
Che ci dobbiamo aspettare da una societa’ dove sono stati spenti i riflettori sui sogni? Eccolo il grande cambiamento. In nessun Paese che ho visitato, anche del terzo o del quarto mondo, sono riusciti ad azzerare la capacita’ di sognare come qui da noi. E’ la disperazione pura. Tutto cio’ che vediamo discende direttamente da qui. I giovani disperati e senza sogni sono a disposizione di tutta l’economia criminale a partire da quella che prospera con le droghe ma ha a che fare anche con l’alcool, il gioco d’azzardo e via dicendo.

“Fino a quando non è stata divulgata la notizia che l’amianto provocava il mesotelioma non se ne sapeva niente”. Così uno dei familiari delle vittime dell’eternit di Casale Monferrato in uno dei servizi che manderai in onda. Così parlano oggi anche i familiari delle vittime dell’Ilva di Taranto. La storia si ripete? E con essa il ricatto lavoro-salute? E quanto conta una informazione corretta e libera nel trattare queste vicende?
Abbiamo bisogno di giornalisti liberi e non ricattabili per difendere la verita’ e la democrazia. Per troppi anni chi parlava rischiava di fare una brutta fine, in vario modo. In questo internet e’ prodigioso. Anche se ogni tanto va fatta una verifica di quel che si legge sul web, certo e’ che tenere segreto qualcosa e’ piu’ difficile. Le donne poi con la loro capacita’ di condividere e comunicare sono come un’onda che si gonfia. Che poi si mascheri il fallimento di una politica industriale demenziale che ha comportato la distruzione delle aree di maggior prestigio del centro sud con il ricatto occupazionale, questo dimostra che siamo veramente ad un livello di pazzia.

La colpa e’ di chi ci ha amministrato fino ad oggi?
Sì ma non totalmente. Il problema è quello di un sistema economico che non ha come obiettivo ultimo l’allargamento del reddito e dell’occupazione e la conservazione dei parametri di salute e di sicurezza; questo è un capitalismo che va a vantaggio di pochi e a scapito di moltissimi. E’ facile fare un albergo a cinque stelle dentro al Colosseo (voglio essere paradossale), e dire che l’albergo va bene. E’ facile consumare il territorio per dare lavoro lasciando dietro di se’ il deserto. Adesso i nodi vengono al pettine. Da quello politico a quello ambientale a quello sanitario. Alla base di tutto c’e’ la necessita’ di rifondare il nostro vivere comune. E questa rifondazione e’ innanzitutto di classe dirigente.

Beppe Pagano, l’esponente di Libera in Campania ne ha per tutti: politica collusa, economia mafiosa, informazione parziale. Ma critica anche i cittadini che devono smetterla di delegare e chiudere gli occhi. Che paese emerge dalle tue inchieste? Donne e uomini che si rassegnano o che si ribellano? Che se ne fregano o che vogliono nel loro piccolo provare a cambiare il mondo?
Chi non lo vuole cambiare e’ perche’ non e’ in grado di vedere la fine di certi processi. E’ come la cicala della favola di Esopo che non si rende conto che la vita non e’ fatta di solo godimento. Poi c’e’ chi lo vuole cambiare e non sa come fare, non ha gli strumenti per farlo. Ripeto, internet è uno degli strumenti per la salvezza: sempre piu’ persone accederanno e per i giovani e’ questione di un attimo connettersi ed essere informati. Alla base del cambiamento c’e’ la buona informazione. Io ho invitato quelli che possono incoraggiare altri a “metterci la faccia”.

Pochi giorni fa a Terracina un nuovo omicidio, probabilmente un regolamento di conti tra clan. E non c’è giorno in cui non si verificano atti violenti che hanno al centro le organizzazioni criminali. Spiccano in questa dimensione le realtà di Terracina, Latina, Sabaudia… praticamente ogni giorno al centro della cronaca. Sono contesti che conosci profondamente, e su cui stai anche lavorando ad un libro… 
Il titolo provvisorio del libro è “la maledizione del lago e l’assalto alla Capitale”. Lo volevo terminare in queste settimane ma l’ennesimo omicidio, quello di Gaetano Marino boss degli scissionisti di Scampia, in spiaggia a Terracina, mi ha paralizzato la mano…

Concludiamo l’intervista come l’abbiamo aperta, attraverso Pasolini. Tra le sue storiche riflessioni ce n’é una sul rapporto tra donne e tv. “In tv – affermava Pasolini – la donna è considerata a tutti gli effetti un essere inferiore: viene delegata a incarichi d’importanza minima, come per esempio informare dei programmi della giornata; ed è costretta a farlo in modo mostruoso, cioè con femminilità. Ne risulta una specie di puttana che lancia al pubblico sorrisi di imbarazzante complicità e fa laidi occhietti. Oppure viene adoperata ancillarmente come “valletta”. Condividi questa riflessione da donna e da giornalista televisiva? Quanto è attuale?
Sai, quando ci si abitua a una condizione che magari non e’ sempre e solo quella descritta da Pasolini ma, e’ evidente che la donna ha maggiori difficolta’ dell’uomo a “raccontarsi”… Sai, quando ti pongono sempre davanti a un bivio: o sei cosi’ o… o ti comporti cosi’… o fai un figlio o lavori , o fai la moglie o sei l’amante, o fai la giornalista o fai la conduttrice, o fai la velina o fai l’amministratore delegato… Beh, se la donna non butta a mare tutti gli schemi che la tengono schiava non potra’ crescere mai. L’effettiva parita’ e’ la capacita’ che una societa’ ha di comprendere e ricomprendere le diversita’. Se qualcuno dei viventi sara’ escluso e’ come una piramide a cui manca un mattoncino e cade. Qualcuno ha premuto l’acceleratore su certi stereotipi femminili perche’ questo era funzionale al business di quel momento. E’ stato un brutto momento quello che le donne hanno vissuto in questi ultimi anni e Pasolini, come anche in altre intuizioni, ha ben descritto gli eventi.

Cambieranno le cose anche alla luce della recente dichiarazione del neo presidente Rai Tarantola secondo cui “bisogna dare più spazio alle donne ‘normali’?
Penso che la Presidente Tarantola oltre ad essere una gran professionista e’ una madre e una nonna e certo sapra’ fortificare la presenza in Azienda di quelle donne che insieme con gli uomini sanno costruire e non da ora…

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