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A.A.A. Immobiliare Italia

 

di Nadia Redoglia

Il Paese sta mettendo in vendita oltre 300 immobili di prestigio il cui patrimonio è stimato in miliardi e miliardi. Naturalmente stiamo parlando di beni lussuosi e per caratteristiche dei fabbricati o per la loro posizione topografica, dunque non sono soggetti al deprezzamento da crisi che sta patendo il disperato da due camere e servizi in periferia che non si compra più nessuno. Un tempo, invece, questa tipologia era appetibile per quei nuclei familiari che, magari monoreddito, riuscivano, vivendo decorosamente, a ottenere il mutuo e a pagarlo al posto dell’affitto. Oggi si ritrovano con l’unica proprietà invendibile, quando va bene. Quando va male è già pignorata.

Pertanto chi acquisterà dalla nazione quella valanga di metri (ettari) quadrati potrà solo essere un soggetto molto ricco che, compatibilmente con i vincoli ambientali e territoriali, da quegli immobili potrebbe ricavare ulteriori profitti per sé e famiglia e di conseguenza, pagando su questi le tasse, incrementare l’erario. Per quanto il ricco proprietario si potrà scalare oltre il 50% per le ristrutturazioni che senz’altro farà, dato anche lo stato di manutenzione che lo Stato (non) ha conservato, rimane buon investimento per la cassa nazionale.  Giusto un’avvertenza: a differenza delle compravendite tra privati ove al venditore frega niente dove prende i soldi l’acquirente, nel caso specifico al venditore deve fregare assai da quale portafoglio escono. E’ il solo modo per stare (abbastanza) tranquilli che quei miliardi incassati oggi non dobbiamo restituirli al doppio domani, sotto forma d’evasione fiscale.

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