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Tivusat: per il Tar la Rai ha favorito la Mediaset di Silvio Berlusconi

 

La magistratura si è espressa: il TAR del Lazio ha dichiarato illegittima la delibera AGCOM del 2009 e la decisione della Rai di oscurare le proprie trasmissioni sulla piattaforma SKY e infine ha stabilito che la promozione della piattaforma TIVUSAT si è risolta “in un vantaggio di rilevanza economica per soggetti terzi a scapito della concessionaria pubblica”.

La traduzione in parole semplici di questa decisione è che i dirigenti che hanno operato queste scelte hanno favorito il concorrente diretto della Rai, ovviamente Mediaset di Silvio Berlusconi.
A una gran parte di dirigenti della Rai, di tutte le culture politiche, questo concetto era chiarissimo fin dalla fine del 2008, quando la pressione del nuovo governo Berlusconi cominciò a soffocare Viale Mazzini premendo per chiudere il rapporto con SKY e imponendo l’accordo su TIVUSAT.
Purtroppo, fin da allora, altri dirigenti, ai livelli più alti, imposero la loro linea, cioè quella di Berlusconi, e appena ci fu il cambio del direttore generale – Cappon sostituito da Masi – l’operazione fu immediatamente completata.
Si deve sapere che fra i dirigenti che sciaguratamente avallarono l’accordo, in particolare quello su TIVUSAT, c’erano alcuni che facevano e fanno riferimento all’area di centrosinistra, c’era il vice direttore generale, c’erano i responsabili, tutti in quota PDL, del coordinamento e del marketing, già noti per i colloqui telefonici finalizzati a modificare i palinsesti pro Berlusconi, c’era il responsabile del budget forse convinto in buona fede dell’opportunità della scelta.
Del resto, sulla buona fede di alcuni e la mala fede di altri non possono esserci le prove. Per qualcuno, tuttavia, ci sono le intercettazioni telefoniche. Ma i nomi sono noti, alcuni sono agli atti, e il nuovo vertice dovrebbe indagare subito su una delle pagine più scandalose della storia recente della Rai. Anche perché, in quelle settimane, c’erano tanti altri dirigenti che, in riunioni collegiali e in colloqui privati, cercarono di evitare scelte che si sarebbero puntualmente rivelate illegittime e dannose per la Rai.

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