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I giovani del raduno nazionale di Libera ricordano la testimone di giustizia, Rita Atria

 

Sono trascorsi vent’ anni da quando Rita Atria testimone di giustizia si e’ suicidata a Roma, dopo aver scelto di rompere con la famiglia mafiosa in cui era nata a Partanna e dopo la morte del giudice Paolo Borsellino che le aveva dato fiducia e protezione in questo difficile percorso. ” Prima di combattere la mafia – scrisse nel suo diario la giovane – dobbiamo occuparci della mafia che e’ dentro di noi”. E con  queste sue parole i giovani di Libera continuano nel suo nome a impegnarsi contro i clan mafiosi e i corrotti. “C’ e’ troppo sapere di seconda mano – dichiara Davide Mattiello, responsabile del raduno nazionale dei giovani di Libera in corso a Borgo Sabotino ( Lt) – come ricorda spesso Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e noi qui invece vogliamo andare in profondità e capire, studiare, sapere il contesto in cui le mafie sono nate e infiltrate nei nostri territori”.

Il raduno in-formazione. Nei cinque giorni di formazione qui al raduno i ragazzi attraverseranno la storia degli ultimi trent’ anni grazie agli interventi di alcuni relatori. E’ Gabriella Stramaccioni, coordinatrice nazionale di Libera ad introdurre oggi la storia degli anni ’80 raccontando di un’Italia reduce dai cosiddetti ” anni di piombo” lacerata dalla violenza del terrorismo di diverse matrici politiche ma anche dalla risposta repressiva dello Stato. Un clima molto acceso e una profonda ferita alla democrazia del nostro paese che condizionerà pesantemente anche le dinamiche politiche degli anni successivi. Da Moro a Berlinguer, dalla mattanza mafiosa, alla politica democristiana in Sicilia e i tanti “patti” con la mafia che in quegli anni hanno messo radici e si sono rinnovati negli anni successivi. La Stramaccioni ricorda la straordinarietà e la lungimiranza dell’ impegno di politici come Pio La Torre, di uomini dello Stato come il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, uccisi dalla mafia proprio negli anni’ 80. E infine, riporta all’attenzione dei ragazzi il risultato storico che i magistrati di Palermo in quegli anni ottennero contro Cosa nostra: le condanne dei mafiosi dal maxi processo definendolo “il più alto risultato raggiunto dai magistrati in Italia”. Poi all’escalation mafiosa si affianco’ un livello di corruzione sempre più alto e che raggiunse l’apice negli anni ’90 ma che continua ancora oggi sotto varie forme.

 La generazione del reflusso e il capitalismo mafioso.  Se quella degli anni ’60 e ’70 era passata alla storia come la generazione “impegnata” e ” politicizzata” quella degli anni ’80 fu per molti la generazione del “reflusso” – ricorda nel suo intervento, Tonio Dell’ Olio, dell’ ufficio di presidenza di Libera, che riporta alla mente anche altri stereotipi di quegli anni come “la Milano da bere” (che in parte furono racconto giornalistico ma in parte anche analisi sociologica). Dell’ Olio sottolinea un dato spesso trascurato, l’ avanzata in quegli anni del modello capitalista liberista definito ” edonismo reaganiano” : la scelta di far crescere un mercato senza regole, senza limiti e in cui l’ obiettivo fosse il profitto. “Questo sistema – spiega Dell’ Olio – consenti’ l’ ingresso delle mafie in maniera  determinante e continua nel tempo. Li’ ebbe origine e si diffuse nel mondo quel modello che possiamo definire di “capitalismo mafioso”. Oggi – continua Dell’Olio – possiamo purtroppo anche parlare del diffondersi di una “mafia capitalista”. Gli anni ‘ 80, infine, sono anche quelli dei grandi conflitti, di grandi divisioni fra nord e sud e mondo, della guerra fredda e della corsa agli armamenti. Le mafie, storicamente collocate dalla parte di chi possiede potere e soldi –  spiega Dell’ Olio – non fecero distinzioni nemmeno durante il periodo dei blocchi contrapposti, provando dunque a seguire l’ odore dei soldi  e a garantirsi potere sui territori.

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