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Chi paga per la Diaz e per gli altri misteri d’Italia?

 

Gentile Direttore,
Dopo undici anni De Gennaro esprime finalmente dolore per le persone massacrate dai suoi agenti. Ma per “par condicio” manifesta solidarietà con i condannati: come dire che si tratta di innocenti. Riassumendo, mentre lui era il capo della Polizia, la mattanza ci fu (finalmente se n’è accorto, anche se si guarda bene dal chiedere scusa), ma i colpevoli non sono coloro che hanno subito la condanna, per cui i giudici hanno preso un abbaglio.
Ma lui che ha fatto in tutti questi anni per scoprire la verità? Perché non ha fornito nessuna collaborazione alla Giustizia, coprendo di fatto i colpevoli? Uno che si comporta così, non merita di occupare il posto di Governo che gli è stato (purtroppo) affidato. Deve fare una sola cosa. Dimettersi.
Nevio Pelino, Roma

Gentile Nevio,
Proprio oggi Loris Mazzetti su questo sito ha scritto un commento sugli strascichi della sentenza Diaz di cui condivido pienamente un passaggio: “Come sempre nei fatti italiani mancano i mandanti, la testa pensante delle operazioni di repressione, i veri responsabili, quelli che hanno dato l’ok alla violenza”.
E’ la solita vecchia, vergognosa storia italiana. Si condannato gli esecutori materiali (ma spesso neanche questi ultimi) mentre i “mandanti” o coloro che hanno ricoperto ruoli istituzionali di primo piano, tramato nell’ombra, schiacciato i bottoni dai centri di comando, non vengono neppure scalfiti.

Condivido il suo giudizio su De Gennaro. Non si è scusato e anche per questo dovrebbe dimettersi. Si è scusato invece il suo successore, il capo della Polizia Antonio Manganelli che, a dispetto del cognome, ha avuto il buon senso di chiedere scusa pur non avendo responsabilità dirette visto che all’epoca non ricopriva tale ruolo dirigenziale.

Se Pasolini fosse stato ancora in vita avrebbe incluso anche la vicenda della Diaz nella famosa lettera che pubblicò sul Corriere della Sera nel 1974, intitolata: Cos’è questo golpe? Io so. “Io so – scriveva Pier Paolo Pasolini – Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi!…
Abbiamo dovuto attendere undici anni, tra manipolazioni e depistaggi per una porzione di verità sulla Diaz. I familiari di ragazzi come Aldrovandi, Cucchi, Bianzino, Uva… non conoscono ancora la piena verità sulla morte dei loro figli e fratelli e si beccano pure gli insulti dei poliziotti condannati (e secondo il nostro codice penale la tortura non è reato).
E da oltre 30 anni aspettiamo di sapere cosa è successo nei cieli di Ustica, tra i binari di Bologna, nella piazza della Banca dell’Agricoltura di Milano. Fortuna che i reati di strage non vanno in prescrizione. E forse è per questo le stragi sono ancora coperte dal segreto di Stato… Così i veri responsabili si porteranno la verità nella tomba e i familiari delle vittime, e i cittadini tutti, non otterranno nemmeno un risarcimento morale…
Stefano Corradino

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