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Porto Franco ( di Francesco Forgione)

 

Una grande ricostruzione di un pezzo di storia della ‘ndrangheta e dell’Italia repubblicana. Con SCOOP inquietanti e imbarazzanti domande sull’operato di alcune procure e uomini dello Stato…

Nel suo ultimo libro, Porto Franco, Francesco Forgione viaggiando tra presente e passato riesce a raccontare con ironia spietata oltre 40 anni di storia calabra e italiana, dai moti di Reggio del ’70, al centro siderurgico inaugurato da Andreotti e mai costruito, fino agli anni dell’ultimo governo Berlusconi. Quasi mezzo secolo in cui la ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro sotto l’egida dei Piromalli ha saputo compiere una grande trasformazione, intrecciando rapporti duraturi con la massoneria, i Servizi deviati e una politica sempre piu’ asservita. Una “repubblica” parallela che incrocia gli anni della strategia della tensione, gli albori della Fininvest in Calabria, la nascita del porto di Gioia Tauro, e arriva alle bombe di Reggio del 2010 e allo sbarco in Lombardia.

Tante le storie paradossali. C’è il latitante Micciche’ in Venezuela che tratta voti e petrolio con Dell’Utri, e poi compra azioni con una broker in Vaticano che si incontra col cappellano spirituale di papa Wojtyla. C’e’  la Onlus di un prete nigeriano che smercia medicinali per conto dei boss. Ci sono i cinesi che contrabbandano scarpe e vestiti con la cosca Mole’, amici dei Templari – non i cavalieri del Santo Sepolcro, ma i massoni di Roma e San Marino – che a loro volta riciclano milioni della ’ndrangheta tramite fondazioni «umaniste». C’e’  il solito Micciche’ che cerca l’allora ministro Mastella per intercedere per il boss al 41 bis, e parla col ministero come fosse una qualunque segreteria. C’e’ lo stimato commercialista uomo dei Servizi che si vende al boss per pura ammirazione, perche’ quello sì e’ «un vero uomo». C’e’  il giudice erotomane che si vende per qualche escort e un po’ di affari. C’e’  il commercialista Pilello con le mani in pasta in tutta la finanza azzurra milanese con la sua storia partita da una loggia massonica della Piana e ci sono i boss-imprenditori che vivono a Milano che, assieme a consiglieri regionali e giudici calabresi, fanno feste a Roma con il futuro sindaco Alemanno.

Ma il libro ha anche scoop e solleva pesanti dubbi su alcuni servitori dello Stato. Gli scoop riguardano le telefonate fra Micciche’ e Dell’Utri, da cui emerge l’ammissione di Micciche’ di aver truccato e bruciato le schede per il voto degli italiani all’estero nelle politiche del 2008. Ma soprattutto la rivelazione della conoscenza di Micciche’ e la sua cricca di una telefonata segreta tra l’allora premier Prodi e Chavez, in vista della visita ufficiale in Venezuela del presidente della Camera Bertinotti, che Micciche’ tiene sotto controllo facendolo pedinare dal futuro candidato alle elezioni con il partito di Berlusconi. Nessun giudice o autorita’ di polizia ha mai informato la terza carica dello Stato di allora ne’ della conoscenza della telefonata riservata ne’  di essere stato pedinato.

Su questa inchiesta, che ha visto coinvolti oltre ai Piromalli un senatore e vari politici nazionali, Forgione rivolge domande imbarazzanti alla Procura di Roma, competente per i reati all’estero, che ha fermato ogni indagine. E domande imbarazzanti rivolge anche alla Procura Generale di Palermo, che nel 2008 conduceva il secondo grado nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa contro il senatore Dell’Utri, perche’ non ha voluto utilizzare le trascrizioni di intercettazioni da cui emergevano i rapporti con emissari della ’ndrangheta, cambiando forse l’esito della sentenza della Cassazione che ha recentemente annullato la sentenza di Palermo.

Infine Forgione racconta i retroscena delle bombe contro la Procura di Reggio nel 2010, le stranezze degli arresti dei latitanti, le cimici per le intercettazioni  che si accendono a intermittenza, le talpe nella procura e nelle forze di polizia con  il coinvolgimento nelle indagini anche di noti magistrati antimafia. Uno spaccato fosco anche del clima di veleni e di intrecci familiari che dal palazzo di giustizia arrivano fino alle parentele con i boss e rendono Reggio citta’ di frontiera.

SCHEDA DELL’AUTORE:
Francesco Forgione, 52 anni, calabrese, e’ stato presidente della Commissione Parlamentare Antimafia dal novembre del 2006 fino allo scioglimento anticipato delle Camere nel 2008. Dal 1996 al 2006, e’ stato deputato e capogruppo di Rifondazione comunista all’Assemblea Regionale Siciliana. Dal 2008 al 2010 ha insegnato Storia e sociologia delle organizzazioni criminali all’Universita’ dell’Aquila. Giornalista e studioso dei fenomeni mafiosi, ha pubblicato, Oltre la Cupola. Massoneria, mafia e politica (con Paolo Mondani, 1994), Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica (2004), Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Immagini miti e misteri della ’ndrangheta (con E. Ciconte, V. Macri’, E. Patti, 2010), Storia Illustrata di Cosa nostra. La mafia siciliana dal mito dei Beati Paoli ai giorni nostri (con E. Ciconte e E. Patti, 2011). Per BCDe, ’Ndrangheta. Boss, luoghi e affari della mafia piu’ potente al mondo (2008) e Mafia export. Come ’ndrangheta, cosa nostra e camorra hanno colonizzato il mondo (2009), tradotto in 18 Paesi.

Lunedi’  11 giugno 2012  alle ore 18 a Roma presso  la Sala Capranichetta in piazza Montecitorio, la presentazione del nuovo libro di Francesco Forgione “Porto Franco – Politici, manager e spioni nella Repubblica della ‘Ndrangheta” edito da Baldini Castoldi Dalai.
Alla presentazione del libro, oltre all’autore partecipano Giuseppe Pignatone Procuratore Capo di Roma e don Luigi Ciotti. Coordina il giornalista Andrea Vianello.

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