Dal terremoto ferrarese agli scossoni politici. Le tante spine del PD di Bersani e il “caso Siena”

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“Abbiamo vinto senza se e senza ma”. Pierluigi Bersani, scuro in volto, teso e dalla mascella volitiva, azzarda così il suo commento definitivo ai risultati dei ballottaggi delle elezioni amministrative. E’ vero, a conti fatti, molti comuni di rilievo sono passati dal centrodestra al centrosinistra… il più delle volte promuovendo candidati “indigesti” all’apparato dello stesso PD scelti in primarie al cardiopalma. La Lega è quasi sparita dal Nord e il PDL sembra un’entità ectoplasmatica senza più appeal.
Ma poi ci sono le “anomalie”, dure da digerire: Palermo e Parma, soprattutto, dove da una parte “l’eretico” Leoluca Orlando ha sbarazzato il centrosinistra compromissorio, che aveva preferito la giunta regionale Lombardo e il suo candidato sindaco (provocando dopo il primo turno la crisi della stessa giunta Lombardo e le elezioni anticipate siciliane); e dall’altra l’exploit del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che ha conquistato a furor di popolo Parma, la capitale europea dell’agroalimentare, a scapito di un previsto ritorno del centrosinistra che è invece sfumato nel volgere di due settimane.

Qualcosa nelle analisi dei flussi elettorali del PD non va proprio! Come non vanno le previsioni telluriche dei sismologi che pur annotando una anomala fase sismica in Emilia, non hanno pensato di allertare le amministrazioni locali e la Protezione civile. Due terremoti insomma hanno colpito il nostro paese ed entrambi erano piuttosto prevedibili.
Se gli eredi del “comunismo dal volto umano in salsa emiliana” avessero dato ascolto ai tanti segnali provenienti dalla società civile, dai movimenti spontanei, dalle lotte sindacali, dia fermenti nati in tanti strati intellettuali, lavorativi precari e studenteschi, forse avrebbero iniziato a modificare il loro approccio sulla vita politica. Non è stato così! Di fronte alla marea nascente del “grillismo” si sono dimenati tra l’attacco frontale al grido dell’antipolitica e della demagogia spettacolarizzata e l’atteggiamento da fratelli maggiori, supponenti, con l’aria di sapere solo loro cos’è la “vera politica” e di “lasciarli lavorare”.

Ma i giochi per questa politica, gestita dalle seconde e terze linee degli eredi del PCI e della DC, incollati insieme col nastro adesivo nel PD, stanno per finire. Nell’Italia dalla crescente disoccupazione (al 10% senza contare cassintegrati e i “senza speranze”), del precariato eretto a sistema economico, della supertassazione di due categorie sociali, dipendenti e pensionati, al 47, 3% (con l’aggiunta che gli oneri sociali sono cresciuti al 42,6%, rispetto alla media europea del 34%) e dalla riduzione ai limiti della povertà di quasi un quarto della popolazione, la sinistra non è capace di fornire un’analisi né di approntare un’idea di fuoriuscita dalla crisi del capitalismo iperliberista.

Ecco dunque che si riaffacciano i mostri di sempre: terrorismo più o meno stragista, violenza mafiosa, impoverimento delle classi deboli e del ceto medio progressista, fenomeni di populismo demagogico dall’incerto esito democratico. Nel contempo, alcuni settori “forti” della società si rafforzano o agiscono nell’ombra: la cosiddetta “finanza creativa”, che non è stata colpita da nessuna delle nuove tassazioni del governo Monti; gli evasori, gli elusori e gli esportatori illegali di capitali, che non vengono colpiti all’origine, se non con ridicoli condoni e sceneggiate mediatiche dei controlli in luoghi turistici esclusivi. Il paese che lavora, che paga le tasse e a fatica ad arrivare alla fine mese viene invece colpito da imposizioni, come l’IMU, che anche gli osservatori liberisti internazionali ritengono deleteri per farci uscire dalla crisi. Economisti di destra e di sinistra analizzano di continuo l’andamento della nostra crisi, allarmati dalle conseguenze che potrebbero scaturirne per l’Eurozona e l’Unione europea, e ne traggono il convincimento che anche il governo Monti sia incapace di affrontare l’emergenza, convinto com’è che solo il rigore e la crescente imposizione fiscale possano far quadrare i bilanci.

Il Pd è stato finora la stampella, la ciambella di salvataggio di questo esecutivo e di questa linea politico-economica, a dispetto di qualsiasi base filosofica di stampo keynesiano, che invece avrebbe dovuto guidarlo. Non solo, ma le tante anime in continuo conflitto di egemonia tra loro ne ha indebolito la leadership di Bersani, proprio mentre il centrodestra, da Berlusconi a Bossi, perdeva consensi e la faccia presso l’opinione pubblica.

Poco spazio dai media è stato dato al caso emblematico della crisi, tutta interna al PD, che si è macerata a Siena, dove il sindaco Franco Ceccuzzi si è dimesso dopo essere stato silurato da 8 consiglieri della sua stessa maggioranza, che hanno votato contro il bilancio, ad appena 12 mesi dall’elezione. Per sua sfortuna, il “caso Siena” (che peserà molto negli equilibri interni del PD nazionale, visto che la città del Palio esprime il CDA della Fondazione del Monte Paschi di Siena, la “banca rossa”, il terzo istituto italiano, ora sotto inchiesta di magistratura e Guardia di finanza) è scoppiato a ridosso di tre eventi dall’impatto mediatico straordinario: l’attentato terroristico di Brindisi, il sisma nel ferrarese e il terremoto delle elezioni amministrative. Ma va qui riportata la requisitoria del sindaco senese nei confronti di un certo modo di gestire la politica “concreta” di una parte del PD, perché forse ci fornisce gli strumenti per capire quali intrecci avviluppano il gruppo dirigente di questo partito, leader del centrosinistra, probabilmente ormai al capolinea in quanto progettualità e alleanze.

‘Tutti devono essere consapevoli che Siena non tornerà indietro e che, anzi, da oggi la città avrà  ben chiaro, davanti agli occhi, i volti di quei politicanti, traditori e voltagabbana che, per i loro interessi di bottega, consegneranno la  città a un commissario”, ha detto Ceccuzzi. ”Il mio unico rammarico è quello di non aver capito di quanto nell’ombra alcuni di voi già tramavano contro questa maggioranza e già ‘inciuciavano’ alle nostre spalle, ma soprattutto sulle pelle della città.  La verità è che da parte degli otto consiglieri di maggioranza che non hanno votato il bilancio, non c’è mai stata la volontà di ricucire e soprattutto dei loro ispiratori, ma l’evidente volontà di aumentare sempre di più la distanza con provocazioni continue, bugie e richieste assurde di ogni tipo. Non avrei mai fatto pagare a Siena il prezzo di una ricucitura politica, costruita sull’affossamento di un progetto, sulle garanzie di poltrone per amici e parenti e sulla pelle delle persone. Questa città merita di più. Oltre alle nomine per il nuovo vertice di Banca MPS, voglio dirlo con la massima chiarezza, l’altra causa che ha portato gli otto consiglieri del Pd al tradimento della maggioranza è stata la volontà mia e di tutto il centrosinistra di ribadire, fin dall’inizio del mandato, quanto il Comune, come punto di riferimento di tutti i cittadini, dovesse avere un ruolo centrale  nella vita della città per evitate come in passato che le decisioni  maturassero in luoghi diversi da quelli eletti dai cittadini”.
Ceccuzzi, quindi, ha enumerato alcuni degli episodi discussi e inquietanti, come la costruzione del nuovo aeroporto, l’acquisto di Antonveneta, che negli anni Novanta fu contrastata dal sindaco dell’epoca ed ora è sotto gli occhi dei giudici inquirenti, ed altre operazioni di accrescimento che sarebbero state probabilmente più vantaggiose, “evitando così che Monte dei Paschi arrivasse nel 2007 con l’acqua alla gola e con il rischio di essere assorbita da altre banche. La discontinuità con la quale abbiamo operato è andata proprio nella direzione opposta e si è concretizzata anche con un rapporto più stretto con i cittadini, teso all’ascolto e a far tornare il Comune ad essere la casa di tutti”.

I cittadini di questo secolo della globalizzazione sono quelli che vogliono sapere tutto, che non si fidano più dei “professionisti della politica” o delle versioni degli apparati dello stato, quando avvengono atti terroristici o mafiosi. I “nuovi cittadini” sono quelle migliaia di persone, donne e uomini, giovani e anziani, che in poche ore si danno appuntamento in piazza, come al Pantheon di Roma, subito dopo l’attentato di Brindisi, in un sabato affollato da turisti, per dimostrare la loro solidarietà e il loro orgoglio democratico. Che prendono la parola in tantissimi e che tutti ascoltano e rispettano anche quando sentono discorsi “duri, forti, stonati”.
Come sono lontane le parole di Bersani, quando alla fine della sua analisi sul voto sostiene che: ”Mi pare che emerga con tutta evidenza che esiste una forza politica in questo Paese capace di aggregare forze politiche civiche, di avere un’affermazione molto, molto netta e di essere al confronto con le novità; non tutte chiare per la prospettiva del Paese e con le quali tuttavia noi vogliamo avere un confronto combattivo e serio”. Ma intanto dovrebbe guardare prima al suo interno, come suggerisce il sindaco dimissionario di Siena, e recidere quei rami spinosi che legano le sorti del suo partito ad ambienti esterni, interessati più agli affari che al bene della collettività.

Ecco che si apra allora a questo confronto aspro e combattivo una volta per tutte, abbandonando le sirene neoliberiste e accomodanti che risuonano dentro e fuori del suo partito. Non c’è dubbio che l’esperienza del governo tecnico di Monti è arrivato al capolinea e che pur senza una nuova legge elettorale decente, si dovrebbe andare a votare ancora prima della Primavera del 2013. I mercati non si agiteranno per questo!
I mercati si stanno agitando per l’incapacità di questo governo e della sua “stravagante maggioranza” di non saper adottare nessuna misura per la crescita e lo sviluppo, di non sapere andare oltre l’imposizione di nuove tasse. Di non sapere, soprattutto, cosa vogliono gli italiani perbene e come il paese reale è cambiato nel profondo.