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Anche i giornali più deboli hanno pari dignità. Il caso del “Primorski dnevnik”

 

Ci sono giornali che possono vantare una diffusione nazionale, contare su milioni di potenziali lettori e grandi introiti pubblicitari. E poi ci sono giornali che per una svariata serie di motivi interessano solo fette limitate di lettori e di mercato; i così detti giornali di idee, spesso editi da cooperative, che danno voce alle molte minoranze che popolano l’Italia. In un paese democratico, che ha a cuore la pluralità dell’informazione, hanno tutti pari dignità e diritti; quelli più deboli vengono perciò sostenuti con contributi pubblici, da quella legge sull’editoria (250/1990) spesso al centro di polemiche. Soprattutto per colpa del  faccendiere-speculatore di turno che succhia allo stato milioni di fondi per l’editoria …anche se non fa l’editore e il suo giornale in edicola magari nemmeno ci arriva.

La Federazione nazionale della stampa, il sindacato unitario dei giornalisti, lo ripeteva da tempo: l’erogazione dei contributi pubblici all’editoria ha bisogno di nuove regole. Di norme più severe per impedire ulteriori speculazioni, di norme che premino gli editori che assumono regolarmente e permettano di essere in edicola a quei giornali che altrimenti non sopravvivrebbero alle regole del mercato.
Uno dei simboli di questa battaglia per la salvaguardia della pluralità dell’informazione è il Primorski dnevnik, voce della comunità slovena che vive nel Friuli Venezia Giulia. Un quotidiano in lingua slovena, la cui diffusione è per ragioni geografiche e linguistiche inevitabilmente limitata a qualche migliaio di copie. Un giornale nato dalla Resistenza (il suo predecessore si chiamava Partizanski dnevnik – Quotidiano partigiano), che svolge un ruolo importantissimo all’interno della minoranza slovena, fungendo da collante tra migliaia di individui che vivono a ridosso dell’ex confine italo-sloveno e che anche grazie al Primorski dnevnik si sentono parte di una comunità. Un giornale che porta quotidianamente nelle loro case l’informazione in lingua slovena, contribuendo così a mantenere la loro capacità espressiva nella lingua madre e alla sopravvivenza di una minoranza. Diritti fondamentali sanciti da trattati internazionali e dalla Costituzione italiana.

Ciononostante oggi il Primorski dnevnik vive momenti di grande incertezza. Le cause sono sempre le stesse e purtroppo comuni a molti giornali: i contributi pubblici vengono liquidati con grande ritardo e ridotti di anno in anno. Quelli per il 2010 sono stati ridotti  retroattivamente del 15% (e non ancora liquidati), mentre nessuno sa a quanto ammonterà il contributo per il 2011! L’editore corre ai ripari con una serie di provvedimenti drastici: riduzione dell’organico, contratti di solidarietà per tutti i 18 giornalisti e i 10 tipografi e dipendenti tecnico-amministrativi, fogliazione ridotta, abolizione degli straordinari e del lavoro festivo, riduzione del budget per i collaboratori. Ancora una volta a pagare il prezzo più alto saranno i dipendenti e i lettori.
L’Associazione della stampa del Friuli Venezia Giulia ha lanciato una campagna di sensibilizzazione invitando tutti i cittadini a iscriversi alla cooperativa di lettori proprietaria del Primorski dnevnik. Tra i primi a rispondere all’appello il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, il segretario generale della FNSI Franco Siddi e alcuni parlamentari. Un gesto simbolico e al contempo concreto per sostenere una piccola voce del panorama giornalistico indipendente. Chi fosse interessato può richiedere informazioni all’indirizzo info@assostampafvg.it.

* Cdr Primorski
vicepresidente Assostampa Fvg
consigliere nazionale Fnsi

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