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Reggio Calabria, le amicizie pericolose dell’assessore

 

di Gianluca Ursini
Santo Crucitti e i suoi due attendenti, Pino Romeo e Mario Chilà; come dire, il boss di Pietra Storta arrestato nel 2004 e poi condannato nel processo “Eremo”, così come nella prosecuzione “Testamento”, e infine nell’operazione “Raccordo” dell’aprile 2011 e i suoi due presunti esecutori delle direttive ‘ndranghetistiche, che a loro volta hanno visto calare sul loro capo pesanti condanne al carcere nel processo “Eremo”. Ecco gli amici d’infanzia dell’assessore ai lavori Pubblici di Reggio Calabria. Dopo le burrascose dimissioni giovedì 22 marzo del responsabile dell’urbanistica, avvocato Luigi Tuccio, che aveva “appreso dall’ordinanza dei giudici’’ di avere una suocera fiancheggiatrice dei latitanti e la cognata della sua compagna sposata a un pericoloso boss, ora i riflettori della stampa sono posati sul suo collega Morisani.

Che fin dalle ultime misure cautelari del passato ottobre contro la cosca Crucitti, veniva indicato dall’ufficio del G.i.p della procura reggina come “referente politico al comune di Reggio della cosca Crucitti”, senza, va precisato, essere però oggetto di indagine per 416 bis, ossia per associazione mafiosa. L’assessore Morisani non aveva allora ritenuto di doversi dimettere, perché “nella mia attività politica non si possono ravvisare atti che abbiano potuto favorire quella cosca”; ora però il quadro politico è mutato, con l’arrivo in gennaio di tre ispettori che devono spulciare tutte le carte del Comune reggino, alla ricerca di inquinamenti, infiltrazioni mafiose, su disposizione del ministro dell’interno. Tanto che l’assessore Tuccio, per non mettere in imbarazzo la Giunta, dopo l’operazione “Lancio” che aveva visto coinvolti familiari della sua compagna, avvocato Giampiera Nocera, aveva deciso di gettare la spugna.

E per Morisani la questione si fa ancora più spinosa, dopo che sono state rese pubbliche le battute scambiate con molta serenità con il pm Marco Colamonici, lo scorso 10 febbraio, nel corso di un interrogatorio destinato al faldone del processo “Testamento” sulla cosca Crucitti. Procedimento che passerà in carico al sostituto procuratore Giuseppe Lombardo, ora che Colamonici ha ottenuto il trasferimento presso il tribunale di Salerno, sezione civile, dal 24 di marzo. L’avvocato Morisani, un passato nel calcio e una gioventù per le vie e piazze di Condera e Pietrastorta, paesini collinari alle porte di Reggio, ha rivendicato l’amicizia d’infanzia con i tre mafiosi, negando di aver mai avuto alcun sospetto sulle loro tendenze delinquenziali, anzi negando di avere mai avuto dubbi sulla pervasività della cosca Crucitti, federata ai Libri di Cannavò e quindi al cartello dei De Stefano, nei suoi luoghi di residenza. Nemmeno un omicidio per mafia nella famiglia Crucitti durante la “guerra reggina” lo aveva fatto insospettire. Tanto da non avere vergogne né imbarazzi nel ribadire di essere ricorso a più riprese all’aiuto elettorale dei vecchi amici d’infanzia, che così tante amicizie hanno nel quartiere, bacino elettorale del Morisani.

“Conosco Santo Crucitti sin dalle scuole elementari in quanto originari rispettivamente di Condera e Pietrastorta e quindi dello stesso rione; ciò ci ha portato a frequentarci fin da bambini”. Due ragazzi scalmanati e con la passione del calcio. Uno, diventerà il boss del rione; l’altro si laureerà in Giurisprudenza, gestirà un’agenzia di assicurazioni, si appassionerà alla politica nelle fila di An, seguirà come un faro Giuseppe Scopelliti, ora governatore calabrese; fonderà una associazione culturale, la “Evelita”, beneficiaria di fondi comunali, si presenterà e sarà eletto alle amministrative del 2007, verrà riconfermato nel 2011 e diventerà assessore.

Il racconto del politico al pm e al maresciallo dei carabinieri Tagliamonte che segue le indagini ha ripercorso altre tappe della sua vita: “Successivamente il rapporto tra noi è continuato fino a i giorni nostri, anche oltre l’amicizia, perché il Crucitti è diventato cliente della mia agenzia assicurativa. Posso dire di avere rapporti con lui da 25 anni, come molti altri ragazzi della nostra zona abbiamo mantenuto rapporti di cordialità estrema nel tempo. So dell’uccisione del fratello di Crucitti negli anni ’90 nel corso della guerra di mafia, ma non ho mai saputo del suo coinvolgimento in vicende giudiziarie fino agli ultimi anni.

Sino all’arresto dello stesso nel processo “Pietrastorta” (nel 2011 con l’operazione “Raccordo” dopo le denunce di Tiberio Bentivoglio di “Libera” a Reggio, ndr) non ho mai immaginato che potesse essere coinvolto in questioni giudiziarie, né ho avuto motivi di pensare che egli potesse appartenere a un sodalizio mafioso”. Più chiaro di così, anzi: “non ho mai parlato con Crucitti della vicenda omicidiaria che ha visto vittima il fratello e non ho mai avuto la percezione diretta dell’esistenza di un sodalizio mafioso nella zona di Pietrastorta. Anche a seguito dell’arresto del Crucitti, i miei rapporti con lui sono rimasti sostanzialmente normali e proseguiti dopo la scarcerazione”. Un normale imprenditore edile, quindi, Crucitti. Poco importava che i suoi sgherri intimidissero il fondatore dell’antiracket di “Libera” in città Tiberio Bentivoglio, e che lo stesso assessore Morisani parlando col parroco della zona, don Nuccio Cannizzaro, definisse con termini spregiativi lo stesso Bentivoglio: “ma dove deve andare quello con sta sua mania delle associazioni”.

Appoggio elettorale
Morisani quindi, era inconsapevole del potenziale mafioso dell’amico di infanzia e non si faceva scrupolo a riceverne appoggio elettorale, spiega a domanda precisa del pm Colamonici: “non ho mai fatto con lui discorsi sulla ‘ndrangheta, o sui rapporti tra la stessa e la politica. Non ho mai chiesto il suo appoggio elettorale: peraltro lui mi manifestava spontaneamente la volontà di votarmi”. Colamonici a questo punto dell’interrogatorio ricorda una intercettazione ambientale nell’ufficio della società edile del capocosca Crucitti, imbottito di microspie, nel quale vengono riportati colloqui sui possibili voti procacciabili al politico per le elezioni 2007 durante la campagna elettorale, Morisani si ritrova col boss in compagnia di Sergio Quattrone e Franco Scaramozzino, altri imprenditori reggini dei settori più svariati. Qui Crucitti sollecitava gli altri presenti a sostenere “Pasqualino”: “quanti voti gli puoi dare, Franco? Mi raccomando” con pronte risposte: “ho dieci familiari, 5 voti sono per lui”; con relativi consigli del boss su come non disperdere consensi: “però segnateli (i voti) che a questi poi gli dobbiamo dare… va bo Pasqualino, continua a lavorare che noi qua ci pensiamo a ste cose”.

Nulla di sbagliato per il politico, nemmeno in questo caso: “nonostante il coinvolgimento di Crucitti nella vicenda “Pietrastorta” non ho avuto particolari remore a fermarmi nell’occasione di cui sopra (col boss, ndr) e le altre persone in questione perché, come già riferito, conoscevo il Crucitti da tanti anni e non ho mai dubitato che la mia attività potesse essere strumentalizzata da terzi, in ogni caso, mi tranquillizzava la presenza di altri soggetti, che io conosco come persone per bene”.
E Morisani ha perso il filo dei ricordi, quando il pm Colamonici gli ha ricordato una sua affermazione registrata in quegli uffici dalle cimici, sulla “poca volontà di creare una “cosa” politica a Condera per la mancata convergenza d’interessi delle cosche”. “Non ricordo e non so spiegare – risponde imbarazzato il politico – il riferimento nella conversazione che mi è stata letta perché non capisco il contesto nel quale viene pronunciata. Ad ogni modo, nel corso della mia carriera non ho mai sentito parlare, se non sui giornali, dell’appoggio di cosche mafiose a questo o quel politico di determinati schieramenti, e ho sempre cercato di evitare di discutere direttamente di queste cose”.

Gli amici degli amici
Nulla nemmeno sul fronte dei due luogotenenti di Crucitti, Romeo e Chilà, che Morisani riconosce di frequentare e conoscere da decenni. Per esempio, su Pino Romeo: “non ho mai pensato che il suddetto appartenesse a sodalizi mafiosi. Parlavamo a volte di politica con lui, anche perché ne è sempre stato appassionato, però non ricordo di averne mai chiesto il sostegno elettorale”. Uguale deposizione per Mario Chilà, anch’egli agli arresti nell’operazione “Raccordo” dell’aprile 2011, dopo aver già scontato carcerazione preventiva per le operazioni “Eremo” del 2004 e “Testamento”; “(Chilà, ndr) lo conosco dall’età di 16 anni, anche lui abitava nella stessa zona di Condera; ho sempre avuto con lui rapporti normali per motivi di lavoro. Ho saputo dei suoi problemi con la giustizia solo a seguito dell’ultimo arresto”.

Rapporti di amicizia e sostegno elettorale, ma assolutamente scanzonati e disinteressati; infatti, se non si dimostra che i voti vengono accordati al politico in cambio della promessa di futuri favori, non può esserci dimostrazione di voto di scambio e quindi concorso esterno nell’associazione mafiosa. Di conseguenza, l’assessore Morisani non risulta iscritto nel registro degli indagati, perché la Procura antimafia non può dimostrare che vi sia un patto tra mafiosi e politica, senza trovare un apporto concreto del rappresentante comunale alla cosca.

Ma la decenza politica e l’opportunità di presentarsi agli elettori e agli ispettori ministeriali con queste credenziali, quanto faranno durare ancora la carriera politica dell’avvocato assicuratore Morisani? Avvocato, politico, assicuratore e amico di mafiosi; ma quest’ultima, tutta a sua insaputa…

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