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DON LUIGI CIOTTI: ”A Genova contro le mafie, la criminalita’ e la corruzione”

 

Don Ciotti, la diciassettesima giornata della Memoria delle vittime delle mafie quest’anno  viene celebrata da Libera in un momento particolare. Sono tanti i segnali, anche a valenza storica e simbolica: il ritrovamento del cadavere di Placido Rizzotto, il ventennale della mafia stragista dei primi anni ’90, le sentenze che fanno luce ma fanno anche ombra.  sul rapporto tra Stato e mafia. Elementi in più per parlare di mafia e per combatterla…
“Sì, e non vorrei dimenticare Pio La Torre, ucciso il 30 aprile del 1982, trent’anni fa. A lui dobbiamo quella legge, che  non vide perché fu ucciso quattro mesi prima, che per la prima volta stabiliva il  416 Bis, che parlava di confisca. Quello era stato prima il sogno proprio di Placido Rizzotto: poter usare quelle terre per i contadini, per le cooperative. Placido Rizzotto venne ucciso e a Corleone arrivò, come tu ben sai, un signore, capitano di Carabinieri, che faceva di nome Carlo Alberto Dalla Chiesa;  e a sostituire Placido Rizzotto venne Pio La Torre. Li ricordiamo tutti quest’anno, li ricordiamo insieme a tutti gli altri; noi è da anni che chiedevamo insieme al nipote e alla famiglia  di Rizzotto di fare di tutto per individuare quel corpo tra gli altri scheletri in fondo a quella fossa. Questo desiderio, insieme alla generosità e all’impegno di molti, anche delle forze di polizia, si è finalmente realizzato.”

Don Ciotti, come definirebbe la situazione attuale del riutilizzo dei beni dei mafiosi; perché ci sono anche complicazioni giuridiche e burocratiche che attardano; e come vede gli atteggiamenti del nuovo governo su questo tema?
“Devo dire che quel sogno si è realizzato. Libera ha raccolto un milione di firme nel 1996 proprio per avere questa legge, realizzando il sogno di Pio La Torre e di Placido Rizzotto. Non è un caso che la prima cooperativa dei beni confiscati ai grandi boss l’abbiamo chiamata proprio “Placido Rizzotto”; si trova nei territori di Corleone, di San Giuseppe Jato e di San Cipirello.

Di passi in avanti ne sono certamente stati fatti, come quello di due anni fa con l’istituzione dell’Agenzia Nazionale dei beni confiscati.
Restano però molte ombre da superare, nonostante la generosità e l’impegno di tante persone che ci credono, che ci investono, che ce la mettono tutta. Uno dei grandi nodi, per fare un esempio, è quello delle ipoteche bancarie perché una buona parte dei beni confiscati – una gran parte – non possono essere destinati perché sotto ipoteca bancaria, e le banche rivendicano questa ipoteca. Qui la situazione va sbloccata. Questo è un nodo politico, ed io mi auguro che questo governo – a cui però non si può chiedere tutto – accolga questa priorità, che oggi più che mai bisogna portare avanti. Sotto un altro aspetto importante, io mi chiedo come sia possibile che si debba ancora condurre la  battaglia perché, nella legislazione vigente, sia eliminata la “data” del 1961, la norma che, prima di quella data, non ammette che le famiglie possano fare istanza per essere riconosciute vittime di mafia, del terrorismo e del dovere. Questo è un paradosso. Prima del 1961 la legge non ammette questo riconoscimento …”

Appuntamento a Genova…
“Genova è considerata la porta d’Europa. Noi vogliamo che sia considerata una porta aperta – perché lo è stata  sempre – all’incontro tra le gente e verso i diritti di ogni persona; ma deve, oggi più che mai, essere una porta sbattuta in faccia alle mafie, alla criminalità e alla corruzione”.

(Intervista a cura di Alberto Baldazzi)

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