Emfa, la grande incompiuta

Questa maledetta notte dovrà pur finire

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Viene in mente il verso di una canzone di Vecchioni, uno dei più significativi: “Questa maledetta notte dovrà pur finire”. E ora, al risveglio, dopo aver fatto zapping fra una maratona e l’altra, possiamo dire che si respiri un’aria nuova in America e nel mondo. Trump, infatti, non si è limitato a perdere: è stato letteralmente ripudiato da un paese che ha trascinato nel ridicolo e nel disprezzo, che ha coperto di vergogna e reso quasi impronunciabile in Occidente. Mentre un tempo dire America equivaleva a indicare un modello, sia pur con tutte le sue ataviche contraddizioni, adesso infatti dire America significa parlare di ingiustizia sociale, disuguaglianza, disumanità (basti pensare agli orrori dell’ICE), barbarie, follia ai vertici e tessuto civico sfibrato. Ma questa maledetta notte, come detto, dovrà pur finire e senz’altro, questa notte, abbiamo cominciato a intravedere la luce in fondo al tunnel.
Il pensiero, allora, non può che andare a Bernie Sanders, l’anziano senatore del Vermont che dieci anni fa sfidò lo strapotere del clan Clinton, candidandosi da socialista alle primarie di un Partito Democratico ancora egemonizzato dall’abbaglio della Terza via. Perse, d’accordo, ma seminò qualcosa di importante, ponendo le basi per l’affermazione di un nuovo modo di intendere la politica. Basta con le multinazionali, con i finanziamenti milionari dei ricchi e dei ricchissimi, con la sudditanza nei confronti di Wall Street, con la sinistra ZTL e con l’elogio di una globalizzazione che già allora mostrava tutte le proprie crepe e iniquità. Basta, poi, con l’indifferenza nei conftonti degli ultimi e degli esclusi, degli operai licenziati per la delocalizzazione delle fabbriche e dei poveri abbandonati a se stessi e costretti, a Flint (Michigan), a bere acqua inquinata per via di decisioni politiche dettate unicamente dal risparmio dei costi gestionali sul sistema idrico a scapito della salute di cittadine e cittadini. Basta, infine, con l’arroganza del “sereno vento dell’Ovest”, con il Washington Consensus, con le illusioni del trentennio post-’89, con un’agenda identica a quella dei repubblicani e con un centrismo esasperato ed esasperante che aveva condotto i democratici a essere non meno liberisti e signori della guerra dei Reagan e dei Bush, padre e figlio. E sinceramente basta pure con l’obamismo, che al di là di molti proclami e qualche positiva misura sociale ha deluso e tradito le aspettative di milioni di persone.
Le Ocasio-Cortez, le Ilhan Omar, le Ayanna Pressley, le Rashida Tlaib, i James Talarico, i Jon Ossoff, gli Abdul El-Sayed, i Tracy Jackson, le Gina Hinojosa, le Keisha Lance Bottoms e altre personalità che già conosciamo o impareremo a conoscere nei prossimi mesi derivano tutte da lì: dal coraggio di mettersi in gioco di un uomo che aveva già avuto tutto dalla vita ma ha scelto comunque di non rassegnarsi, di credere che il cambiamento fosse ancora possibile e di candidarsi con parole d’ordine radicalmente alternative rispetto alle scemenze ascoltate sino a quel momento. È stato un percorso decennale, fatto di battaglie, conquiste, viaggi infiniti da un capo all’altro degli Stati Uniti, assemblee, confronti, lotte, soprattutto all’interno, folle sempre più grandi radunate ai comizi e candidature sfidanti quando molti, a cominciare dai soliti soloni del mainstream, consigliavano loro di lasciar perdere. Non hanno lasciato perdere e oggi, dieci anni dopo, ribadiamo, l’alternativa a Trump e al trumpismo finalmente esiste.
Cosa succederà adesso? Conoscendo il soggetto in questione, può accadere di tutto. Guai ad abbassare la guardia, dunque, e guai a fidarsi: farà di tutto pur di rimanere in sella e vendicarsi, compresa la guerra all’Iran insieme a Netanyahu, qualora dovessero ritenerla conveniente per i propri interessi. E guai a non considerare le peculiarità dell’America, con un sistema politico prossimo all’oligarchia e uno strapotere dei multimiliardari e del trilionario Musk in grado di mettere in scacco la democrazia. Sarà dura, tuttavia, ignorare questo trionfo democratico. Sarà dura ricacciare indietro un Paese che ha scelto di guardare avanti. Sarà dura rinchiudere il Texas nello stereotipo delle arene e dei rodei. Sarà dura far finta di niente al cospetto di una moltitudine che ti ha voltato le spalle, lanciando un segnale chiarissimo. Sarà dura e speriamo che il vento nuovo spiri anche da noi, ponendo fine a una delle stagioni più tragiche della nostra storia recente.
Una speranza c’è e va coltivata: le nuove generazioni. Loro il magnate newyorkese e la sua congrega non li hanno mai votati e, con le proprie mobilitazioni nei campus e dappertutto, hanno rianimato un Partito Democratico sottomesso e incapace, per anni, di generare un cambiamento degno di questo nome. Adesso, pertanto, tocca a loro, con l’auspicio che sia proprio Alexandria Ocasio-Cortez a raccogliere l’eredità di Sanders, facendosi alfiere della riscossa fino alla conquista della Casa Bianca.

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