Emfa, la grande incompiuta

La Rai, un Melone pieno di Vespe

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Storicamente la Rai prefigura spesso l’evoluzione del quadro politico.

Certamente, questo avveniva nell’età della cosiddetta prima repubblica, quando un potente «partito Rai» interagiva con le dialettiche istituzionali e condizionava le sorti dei governi. Ma, benché in misura minore, simile fenomenologia bizzarra ed aberrante è rimasta a lungo. Si è mantenuta, pur ingiallita, la polarità tra un ceto politico invasivo e un’azienda consensuale rispetto alle logiche di accaparramento.

Ora, con l’avvento dell’European Media Freedom Act (Emfa) centrato su indipendenza e autonomia dei fornitori di media di servizio pubblico, il registro dovrebbe cambiare. Tuttavia in Italia prevale la scelta di derivazione trumpiana in base alla quale le regole non valgono niente mentre contano solo i rapporti di forza. Tant’è che la discussione parlamentare sulla nuova legge dedicata alla governance dell’ex monopolio procede a passi di lumaca e c’è chi sostiene che sia finita su un binario morto o per lo meno moribondo.

Forse, perché l’attuale scenario è avvolto da un clima di situazionismo provinciale e minore, in cui può accadere una cosa e pure il suo contrario. +Se simile stasi fosse vera, ciò avrebbe un risvolto polemico interno alla maggioranza, formalmente sul capitolo della definizione dell’ammontare del canone di abbonamento, ma in realtà sui giochi aperti in una destra divisa e competitiva all’interno.

Che interesse ha la Lega di Salvini a cambiare i vertici, dove alla presidenza siede un antico iscritto dell’era lumbard come Antonio Marano? E dove ha il distintivo del comando un esponente caro a Fratelli d’Italia – Giampaolo Rossi – responsabile di una consistente crisi di credibilità e di ascolti che, nel caso di un cambiamento, chissà dove sarebbe destinato.

In tale contesto, oggi e domani è convocata a Bruxelles la riunione interparlamentare proprio sull’attuazione dell’Emfa, organizzata dalla commissione per la cultura e l’istruzione del parlamento europeo (Cult). Chissà se ne emergerà qualche novità nell’atteggiamento finora silente dell’Europa sull’andamento negli stati nazionali del Regolamento della Ue, teoricamente di immediata applicazione. Risulta, invece, che un richiamo sia arrivato solo ad Ungheria e poco più, mentre per Palazzo Chigi solo una mera richiesta di aggiornamento spedita con il ciclostile anche al resto dell’Unione.

Vedremo. Certamente, la presenza italiana all’incontro contiene un altro strappo delle consuetudini consolidate: in luogo di un’alternanza tra maggioranza e opposizioni, la delegazione risulta composta da due componenti della Camera ed altrettanti del Senato monocolori: tutte e tutti del partito di Giorgia Meloni.

Proprio dalla Meloni, intervistata nell’ennesimo libro prenatalizio da Bruno Vespa, è venuta una contraddittoria opinione sulla riforma. Infatti, la leader della destra si è detta ottimista sull’esito del testo scritto dalla maggioranza, irridendo le opposizioni che vorrebbero correggere la norma del 2015 (n.220) – voluta dall’allora premier Matteo Renzi – che ha conferito al potere esecutivo enormi poteri. Già, come se la scaltra Meloni non sapesse che dalle opposizioni è scaturita un’unanime proposta di modifica sostanziale di quel testo pubblicamente disconosciuto, in attuazione dell’articolo 5 dell’Emfa. Ma il problema sta nella discrasia tra annunci, in buona o cattiva fede che siano, e pratiche reali. La Rai, come il paradiso, può attendere.

La discontinuità nelle relazioni tra politica e Rai è in corso adesso. Rompe con il passato nel senso che si è transitati dall’era lottizzatoria all’epoca reazionaria e feudale dei gruppi, delle tavolate, delle consorterie trasparenti o occulte, delle parentele, dei circoli amicali. E al sistema politico di strategie per il futuro pare poco interessare. In televisione basta esserci, sedotti dall’insostenibile leggerezza dei talk.

PS. Si è conclusa il 31 ottobre la quindicesima edizione del Premio intitolato a Roberto Morrione, grandissimo giornalista. Il Maestro si starà rivoltando nella tomba, dopo avere dedicato la vita alla causa di un vero servizio pubblico.

Fonte: https://ilmanifesto.it/la-rai-un-melone-pieno-di-vespe?t=an2xcNZfRQhWovZ5cXjj7


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