Non è più “solo” una questione di corruzione e mafia ciò che si ritrova nell’ultima inchiesta della Dda di Napoli sulla linea dell’alta velocità per Bari. Questi sue elementi sono i classici tasselli che contraddistinguono da decenni le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle opere pubbliche. No, questa volta nel filone che parte dal potere dei Belforte di Marcianise, da sempre abili nei contatti con le imprese e le commesse statali, c’è dell’altro: lo sfruttamento del lavoro. Per ricapitolare, stando alle contestazioni della Procura, una infrastrutture cardine per lo sviluppo del Sud, finanziata con fondi pubblici, entra nel mirino di un clan di camorra che riesce ad inserirsi tramite ditte satellite e utilizza manodopera sottopagata composta anche da stranieri senza permesso di soggiorno.
Si legge infatti negli atti dei pm che alcuni degli indagati, parte dei quali chiamati all’interrogatorio preventivo per stabilire l’applicazione di eventuali misure restrittive, avrebbero dato “un contributo stabile al gruppo, anche favorendo l’ingresso nelle procedure pubbliche di imprese ritenute vicine ai Belforte”. A tre degli indagati, tra cui un egiziano, viene contestato, appunto, l’impiego di lavoratori egiziani privi del necessario permesso di soggiorno nei cantieri dell’Alta velocità. L’accusa sostiene che la manodopera sarebbe stata reclutata e gestita tramite l’intermediario e sottoposta a condizioni di sfruttamento: orari prolungati, mancati riposi, retribuzioni inferiori ai minimi e carenze sul fronte della sicurezza. La Dda collega anche queste contestazioni alla finalità di agevolare il clan Belforte. In tale contesto viene altresì ricostruito un presunto passaggio di denaro verso l’Egitto, in specie inviando 300mila euro sul conto di un’azienda per l’acquisto di un immobile riservato a investitori stranieri, il tutto attraverso false fatturazioni.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Henry John Woodcock e dall’aggiunto Sergio Ferrigno ha portato la Dda di Napoli a chiedere misure cautelari per 45 persone (per 37 il carcere, per 4 i domiciliari e per altrettanti il divieto di dimora), su 49 indagati complessivi.
Le verifiche riguardano gli appalti e i subaffidamenti lungo la linea Napoli-Bari, nei cantieri riconducibili ai consorzi Nacav, Hirpinia Av e Telese.
