A Malta, dopo il verdetto che ha assolto Yorgen Fenech dalle accuse di complicità nell’assassinio di Daphne Caruana Galizia, prevale un sentimento diffuso di delusione e rabbia.
In questo clima, organizzazioni della società civile, il Istitut tal-Ġurnalisti Maltin (IĠM), il sindacato dei giornalisti maltesi, e alcune delle principali testate indipendenti del Paese si stanno unendo per sostenere una “Protesta di solidarietà”, convocata a Valletta per il 16 settembre da Repubblika, l’organizzazione che dirigo, e da Occupy Justice, il movimento di protesta nato all’indomani dell’assassinio di Daphne, quasi nove anni fa.
L’adesione del sindacato dei giornalisti e delle principali organizzazioni indipendenti dell’informazione maltese assume un significato particolare. La manifestazione vuole essere innanzitutto un gesto di solidarietà verso la famiglia di Daphne, che per quasi nove anni ha continuato a chiedere verità e giustizia, ma anche verso i giornalisti, gli attivisti e tutti coloro che continuano a battersi contro l’impunità.
Il 16 settembre sarà anche una tappa verso il nono anniversario dell’assassinio, il 16 ottobre, quando torneremo a riunirci a Valletta. L’anniversario è ormai un appuntamento importante della vita civile maltese: un momento per ricordare Daphne, ma anche per rinnovare la richiesta di giustizia e quella, ormai permanente, di riforme istituzionali capaci di contrastare la criminalità organizzata, spezzare la cultura dell’impunità e proteggere realmente la libertà di stampa.
Tra gli ospiti che saranno con noi il 16 ottobre ci sarà anche Francesca Rispoli, co-presidente di Libera.
In questi anni Repubblika e la campagna per la giustizia per Daphne hanno ricevuto un sostegno straordinario da tanti amici e colleghi italiani. È una solidarietà che non diamo mai per scontata e per la quale siamo profondamente grati.
Chi viene a Malta per stare con noi ci ricorda che non siamo soli. Ma altrettanto importante è chi continua, dall’Italia, a raccontare questa storia, a parlarne e a impedire che venga dimenticata. Dopo quasi nove anni, mantenere viva l’attenzione internazionale resta una parte essenziale della nostra battaglia per la verità, la giustizia e una democrazia più forte.
