Si avvicina l’ultima udienza nella quale probabilmente il Gip di Roma si esprimerà sulla richiesta della Procura di archiviare la Strage di Ustica.
Nel frattempo dalle Associazioni dei familiari delle vittime morte nelle Stragi, come la Stazione di Bologna, l’Uno Bianca, la Strage di Ustica; dalla società civile: Anpi, Libera, Articolo 21, Cucine popolari, altre ancora; dalle istituzioni come il Comune di Bologna, la Regione Emilia-Romagna; da tutti i partiti di opposizione; da artisti, scrittori e da tanti tanti cittadini, si sta levando sempre più forte il grido di non archiviare, di continuare le indagini per arrivare alla verità.
La Strage di Ustica non si può archiviare senza conoscere chi furono gli autori materiali, partendo da ciò che la stessa Procura romana ha scritto nelle 450 pagine consegnate al Gip: Il DC-9, la sera del 27 giugno 1980, si trovò coinvolto in una battaglia aerea con la presenza di caccia Nato americani e francesi partiti dalla base di Grazzanise, monitorati anche dallo Shape della Nato a Bruxelles. L’aereo Itavia fu abbattuto e le 81 persone a bordo morirono; nel mar Tirreno era presente la portaerei francese Foch, sempre smentito dagli alleati francesi.
Anche il Governo, attraverso l’Avvocatura dello Stato, ha dichiarato che si opporrà formalmente alla richiesta di archiviazione da parte della Procura.
Purtroppo i media nazionali, compresa la stessa tv del servizio pubblico, sono sempre più lontani dall’informare i cittadini su una vicenda che riguarda la storia del nostro Paese, la giustizia, il diritto delle famiglie di conoscere la verità sulla morte dei loro cari, l’obiettivo è quello di depistare, leggere ancora sui giornali di destra il racconto della presenza di una bomba nel vano toilette dell’aereo, della pista palestinese e dell’inesistenza della battaglia aerea sopra il cielo di Ustica è vergognoso, come se le migliaia di pagine scritte dai magistrati, a cominciare dalla sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore, agosto 1999, non abbiano alcun valore.
In questi giorni poi vi è stato un vero e proprio assalto contro la magistratura sulla strage della Stazione di Bologna, con l’obiettivo di riscrivere la storia, l’ultimo condannato come uno degli esecutori materiali della strage, Paolo Bellini, è riuscito a far uscire dal carcere di Padova una video registrazione in cui minaccia inquirenti, giornalisti e testimoni; un conduttore della Rai, attraverso i social ha accusato la magistratura bolognese, riferendosi alla condanna definitiva di un altro autore materiale, Gilberto Cavallini, di “averlo condannato strumentalmente per farlo tornare in carcere”. A TeleMeloni come se nulla fosse successo, anzi quel conduttore sta andando in onda su Rai3 in prima serata. Qui il codice etico non esiste?
I cittadini devono sapere che è a rischio la libertà d’informazione come dimostra la vicenda Report, dove Sigfrido Ranucci da vittima di un attentato è diventato carnefice. Nei suoi confronti la disinformazione, la macchina del fango si è scatenata con l’obiettivo di far perdere la credibilità conquistata con le tante inchieste. Tutto ciò è stato scatenato da mezzi d’informazione potenti, da partiti e giornalisti che hanno sacrificato la loro indipendenza per la carriera, per i soldi, passando la vita professionale al seguito di pregiudicati come Marcello Dell’Utri, Totò Cuffaro, Cesare Previti, Nicola Cosentino, Denis Verdini e tanti altri, senza dimenticare l’editto bulgaro di Silvio Berlusconi che accusò Biagi, Santoro e Luttazzi di “uso criminoso della Rai”, lui che ha rappresentato il più grande conflitto d’interessi superato solo dal presidente Trump, lui che ha fatto diventare Il Giornale, creato e diretto da Montanelli, l’house organ di Forza Italia.
Vediamo l’attuale panorama: un imprenditore, proprietario di cliniche, che sta seduto da anni sui banchi del Parlamento, ha messo a disposizione del Governo i suoi tre quotidiani: Il Giornale, Libero e Il Tempo; Mediaset – con tre canali generalisti – di proprietà della famiglia Berlusconi che è anche “proprietaria” di Forza Italia; a questi va aggiunto TeleMeloni. Una potenza di fuoco eccezionale contro la libera informazione. Una forza che sempre più viene usata per spostare l’attenzione su fatti di cronaca e gossip invece di raccontare il paese reale.
In questo momento la libertà di informazione è strettamente legata alla riforma della legge elettorale voluta dalla Meloni che ha ben compreso che la sua vittoria alle prossime elezioni politiche è fortemente a rischio al punto che la presidente, pur di rimanere al suo posto, è disposta non solo a scatenare la macchina della disinformazione compromettendo gli equilibri democratici del Paese.
Questo vale anche per la memoria sulle stragi. Per tutto questo Ustica non si deve archiviare, la ricerca della verità non si deve fermare.
