Devono essere i corsi e ricorsi storici. Novant’anni fa, infatti, scoppiava la Guerra civile spagnola, figlia dell’Alzamiento franchista partito dal Marocco spagnolo ed estesosi rapidamente al resto del Paese, col supporto attivo dei nazi-fascisti, in particolare per quanto concerne il bombardamento di Guernica. Non solo: a Barcellona, nel marzo del ’38, il massacro della popolazione civile avvenne con un contributo significativo dell’aviazione fascista. Ebbene, oggi la storia, sia pur in altre forme, per fortuna meno cruente, si ripete.
Il governo di Pedro Sánchez viene messo in ginocchio da un’invasione di migranti nell’enclave di Ceuta e quasi tutta l’Unione Europea, anziché sostenerlo e venirgli incontro, lo aggredisce, con l’eccezione della Francia di Macron e di pochi altri stati non ancora disposti a vedere la dignità del Vecchio Continente andare definitivamente in frantumi. In un simile scenario, l’Italia è capofila della barbarie.
Del resto, Sánchez paga il suo coraggio: il rifiuto di portare la spesa militare in ambito NATO al 5 per cento per compiacere Trump, la netta condanna del genocidio del popolo palestinese, gli attacchi a Netanyahu e agli altri incommentabili esponenti del suo governo e una visione dell’Unione Europea radicalmente opposta rispetto a quella di chi sta, di fatto, distruggendo il sogno di Ventotene nel quale molte e molti di noi ancora si riconoscono.
C’è di che vergognarsi, insomma, mentre è partito l’ennesimo attacco a Spin Time, considerato un altro simbolo della sinistra da smantellare, quando in realtà si tratta di una realta umanitaria e culturale nel cuore della Capitale senza la quale il disagio sociale raggiungerebbe livelli insostenibili.
C’è di che vergognarsi al cospetto di un esecutivo che costituisce, di fatto, la longa manus del trumpismo in Europa. E c’è di che vergognarsi anche di quel sedicente mondo “liberale” che passa la vita a fare l’esame del sangue a Conte per misurarne il tasso di fedeltà atlantica, accusandolo ogni volta di essere putiniano, e al quale evidentemente, invece, va benissimo che a governare il Paese sia una signora che nel suo primo libro riempiva Putin di elogi, un partito che con Russia Unita ha avuto, in passato, rapporti non proprio conflittuali, gli eredi politici di un tale che con Putin ci faceva addirittura le vacanze insieme e, per non farci mancare niente, un generale che non fa altro che tessere le lodi di Santa Madre Russia.
Proprio come allora, a pensarci bene: il nazi-fascismo che avanza in Europa, la Spagna trascinata nell’abisso e i liberali a battere le mani ai vari regimi, salvo poi rinsavire qualche anno dopo, quando tutto era ormai perduto. “La storia – diceva Gramsci – insegna ma non ha scolari”. Era vero all’epoca, lo è a maggior ragione adesso.
