Giornalismo sotto attacco in Italia

L’Italia mediale senza leggi ma con la pistola

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Sullo sfondo stanno -uno dietro l’altro- i rapporti europei che mettono sotto accusa l’Italia. Da ultimo sono stati resi noti la Relazione sullo Stato di diritto e il Media Freedom Rapid Response (consorzio che si occupa con uno specifico mandato di tali temi). Il leitmotiv è lo stesso, per ciò che attiene ai media. In particolare, si sottolineano alcuni nervi scoperti diabolicamente reiterati: la quantità delle querele temerarie e il non recepimento della direttiva della Ue che tocca la materia (2024/1069, cosiddetta Anti-Slapp); la mancata applicazione dell’European Media Freedom Act (Emfa), il cui articolo 5 sull’indipendenza della Rai è in vigore da quasi un anno.

Ma il quadro è assai più sconfortante e le immagini dell’uccisione del cittadino da anni bolognese Abderrahim Fakir, che con amara tempestività girano in rete da quando l’evento si è consumato, ci raccontano una realtà fascistoide che non è possibile nascondere o annacquare. Eppure, il telegiornale regionale dell’Emilia-Romagna ha fatto di tutto per comprimere e banalizzare una notizia di per sé drammatica. È stato un modo grave per screditare ulteriormente il servizio pubblico e ci si poteva attendere l’indizione di uno sciopero, ma l’attitudine conflittuale è assai scemata. Tuttavia, è utile -al netto di ogni altra considerazione- rammentare ciò che ci ha insegnato lo storico Giovanni De Luna, ovvero che il racconto per immagini vale non meno -anzi, di più- della narrazione scritta.

Il video, lungo e allucinante, ci fa osservare le manovre dei poliziotti che hanno portato alla morte il cittadino di origine marocchina e l’inerzia dei paramedici presenti. Si sentono le grida di una persona che sta soffocando e chiede aiuto, si coglie la lenta agonia preceduta dal silenzio, si fa una rapida associazione nel nostro immaginario con la fine omologa di George Floyd il 25 maggio 2020 a Minneapolis, dove il corpo repressivo di Trump ha ridato abbondante prova di determinazione assassina; si pensa alla vicenda di Riccardo Magherini.

Dunque, censurare un video ha persino una maggiore attitudine censoria rispetto alla routine di TeleMeloni, Tg1 in testa.

Inoltre, si evitino penose scuse come quella inerente ad un presunto problema psichico della vittima, visto che proprio l’ordine dei medici di Roma ha reso noto un documento in cui si indica il cosiddetto delirio iperattivo come patologia bisognosa di cure e non certamente di repressione. La magistratura – si recita giustamente- giudicherà. Tuttavia, le immagini non valgono meno di un tribunale.

Se l’amministratore delegato della Rai Rossi intende mettere in moto un audit per approfondire la natura e la veridicità di alcune puntate di Report o delle affermazioni del conduttore della efficacissima trasmissione Sigfrido Ranucci, perché non ha detto nulla sull’oscuramento almeno parziale del video del quartiere Pilastro? L’ossessiva attenzione all’attività giornalistica di Report -peraltro blasonatissima e ultra-premiata- è un capitolo dell’offensiva vendicativa contro una redazione di qualità eccelse, tratteggiata dal gruppo dirigente attuale del servizio pubblico con lo stesso impeto neocoloniale declinato da Trump e Rubio contro Cuba.

A proposito di fonti, va rammentato a Rossi e ai suoi orchestrali che lo stesso Emfa è volto a tutelare nell’articolo 4 la segretezza proprio delle fonti, nonché a tutelare i professionisti da condizionamenti ed intrusioni.

Se Rossi e compagni di avventura hanno tanto interesse a vivisezionare Report, peraltro su input improprio di un ministro non competente, perché sono silenti su chi attacca un collega da una trasmissione della medesima rete o si esercita a negare ciò che è accaduto a Gaza? Ecco alcuni degli esempi di una lunga fila di soprusi e di bassezze volgari.

È superfluo e forse ingenuo ormai evocare l’urgenza di una riforma. A breve sarà il primo compleanno dell’Emfa. Gli accennati rapporti europei sono severi, ma non si intende prenderne atto. La discussione in parlamento è ferma. Opposizioni, battete un colpo, raccogliete dal fango le bandiere che la destra ha fatto cadere.

 

(Pubblicato su Il Manifesto)


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